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Vertice May-Macron, destini comuni oltre la Brexit

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(di Alessandro Logroscino) (ANSA) - LONDRA - Un "destino comune" e una condivisione delle stesse sfide che vengono da lontano e vanno oltre la Brexit. E' il refrain che Emmanuel Macron e Theresa May provano a intonare per rinnovare i legami tra Regno Unito e Francia - specialmente sul terreno della difesa e del contenimento dell'immigrazione - nel vertice di Sandhurst: il primo da presidente francese per Macron e forse l'ultimo prima che il divorzio britannico da Bruxelles divenga realtà nel 2019. I risultati sul tappeto sono quelli annunciati, senza conigli dal cilindro.   Affiancati da corpose delegazioni ministeriali, i due leader confermano la fedeltà ai vecchi accordi di Le Touquet sulla gestione condivisa del confine di Calais, ma con qualche novità. May accetta di sborsare una cifra extra di 50 milioni di euro (44,5 milioni di sterline) per rafforzare le installazioni di sicurezza attraverso le quali la Francia continuerà a tenere a bada i migranti sull'altra sponda della Manica anche dopo la Brexit. E promette di rendere più facili le procedure per accogliere almeno una quota di bambini abbandonati accampati tuttora nella città portuale francese (anche se May si guarda bene dall'indicare numeri): "una sfida comune" da affrontare per superare una situazione finora "insoddisfacente", sottolinea Macron, evocando un'accelerazione dei tempi delle pratiche per i più piccoli dai circa sei mesi attuali a "25-30 giorni". In 'cambio' Parigi conferma la volontà di prestare alla Gran Bretagna il celeberrimo arazzo di Bayeux - prezioso simbolo di antiche contese, gelosamente e orgogliosamente custodito nella sua fragilità - seppure verso "il 2022" o giù di lì. Non proprio le premesse per destinare ai libri di storia questo sorridente incontro, ospitato in una giornata di tempo volubile e ventoso dietro i reticolati della Royal Military Academy di Sandhurst. E tuttavia concrete nella direzione di quella sorta di nuovo "entente cordiale post Brexit", evocato dal Guardian in ricordo dell'intesa del 1904 con cui Londra e Parigi misero le basi di una nuova alleanza (allora in chiave anti-tedesca) cominciando con lo spartirsi le zone d'influenza coloniale africane.   Un riferimento importante all'Africa non manca del resto neppure oggi. Con l'annuncio - sempre in in tema di sicurezza e immigrazione - di una cooperazione rafforzata nel continente: sia "nella lotta al terrorismo" in Mali - laddove la premier conservatrice britannica offre tre elicotteri da combattimento Chinook della Raf e alcuni decine di militari in appoggio logistico delle forze di Parigi schierate nel Sahel - sia in quella per la stabilizzazione, lo sviluppo e la pacificazione di quei Paesi da cui tanti migranti partono. Macron da parte sua concede al Regno il riconoscimento di potenza militare europea: una posizione che a accumuna alla stessa Francia e che nemmeno la Brexit può modificare, nota il leader dell'Eliseo, non senza fare riferimento alle radici di un'alleanza che proprio in questo 2018 commemora i cento anni dalla vittoria nella Grande Guerra.   Un'alleanza che rimane e che si fonda peraltro sui "valori", fa eco May, proclamando la volontà comune di fronteggiare "ogni minaccia alle democrazie occidentali" e salutando anche - in tempi nei quali a Londra più che altrove tornano a spirare refoli di guerra fredda - l'impegno francese di accrescere il proprio contributo alla missione Nato a guida britannica in Estonia per far barriera contro quella che Londra definisce "l'aggressione russa in Europa dell'est".   Il tutto lasciando per oggi di sfondo quella Brexit che rimane comunque una potenziale pietra d'intralcio. Perché sarà pur vero - come ripete per l'ennesima volta la signora di Downing Street - che il Regno "si prepara a lasciare l'Ue e non l'Europa". Ma é altrettanto vero che su temi come i futuri accordi commerciali (e sulla sorte di quei servizi finanziari che fanno ricca la City) Parigi e Londra intravvedono in effetti un terreno di competizione. Per una volta da trincee opposte. Come May non può non temere, mentre ribadisce che il suo Paese lascerà pure il mercato unico. E come Macron non nega, osservando sornione di "non essere qui per punire" la Gran Bretagna per la Brexit, ma neppure "per premiarla".  

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