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Ammalata di cancro denuncia: negato un farmaco indispensabile

«A Reggio Emilia la trabectedina è disponibile, a Parma no. Perché è troppo costosa?»

Oncologia, Day Hospital

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Monica Tiezzi

Una lunga ed estenuante lotta contro il cancro fra interventi chirurgici e - tranne brevi pause - chemioterapia. E ora, dopo il ripresentarsi delle neoplasie, la doccia fredda: «Il farmaco che mi ha prescritto l'oncologo di fiducia non viene passato dall'Azienda ospedaliero-universitaria di Parma. Lo stesso farmaco invece è disponibile all'ospedale di Reggio Emilia. Ma io sono stanca: non voglio essere costretta a passare la vita in viaggio per curarmi, non è giusto».
Anita Pecchini, 79 anni, una vita da casalinga, due figli e una casa ad Alberi di Vigatto, non si rassegna alla decisione del nucleo operativo provinciale per il prontuario terapeutico Aven (Area vasta Emilia Romagna), che nelle settimane scorse ha bocciato la richiesta del suo medico curante dell'Oncologia dell'ospedale Maggiore di sottoporla ad un ciclo di trabectedina, un nuovo chemioterapico.
La richiesta era stata avanzata da Donatello Gasparro, medico dell'Oncologia del Maggiore che segue la donna da 13 anni, quando si è manifestato il tumore ovarico che, a inizio anno, dopo un periodo relativamente «silente», è tornato a «dare battaglia». La donna, assieme al marito Vittorio Serri, ex imprenditore, ha iniziato il consueto calvario di visite specialistiche per valutare l'ipotesi di un intervento: prima a Pesaro, poi a Milano. I chirurghi hanno sconsigliato di andare sotto i ferri, suggerendo invece la terapia farmacologica. A quel punto Gasparro ha proposto, fra i vari farmaci, la trabectedina: «Questo farmaco è terapeuticamente utile, in questa situazione è un trattamento consigliato. Capisco il problema burocratico, ma io devo tifare per la paziente e sperare in un ripensamento» dice il medico.
Che la trabectedina sia un farmaco «con rapporti costi/benefici favorevoli, che ha dato una buona percentuale di risposte di controllo alla malattia e ha aumentato la sopravvivenza dei pazienti» lo pensa anche Corrado Boni, direttore dell'Oncologia dell'Arcispedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia, che nelle settimane scorse ha visitato la paziente parmigiana. Boni spiega che il suo reparto sta usando la trabectedina da più di due anni, ma che il nuovo farmaco non è ancora stato inserito nel prontuario nazionale e regionale. Di conseguenza c'è bisogno dell'autorizzazione dei «nuclei di valutazione» locali sull'uso dei farmaci, che contribuiscono con i loro pareri alle decisioni della Commissione del farmaco dell'Area vasta Emilia Nord (associazione volontaria di sette aziende sanitarie delle province di Modena, Reggio Emilia, Piacenza e Parma) e, in seconda battuta, della commissione regionale.

Risultato: una situazione a macchia di leopardo in cui, a distanza di pochi chilometri, lo stesso farmaco è disponibile o meno in un ospedale pubblico.
Boni rifiuta di entrare nei dettagli della situazione della paziente, ma il marito di Anita, deciso a sollevare un caso, non ha remore a mostrare la lettera del primario al medico curante della donna, nella quale Boni concorda «con la proposta Caelyx (altro farmaco, ndr) più trabectedina». Un altro consulto è previsto, il prossimo gennaio, all'Istituto europeo di oncologia di Milano, con la dottoressa Nicoletta Colombo. E Vittorio Serri - che sorregge instancabile la moglie nel suo calvario - è convinto che «anche questa volta avremo un giudizio positivo sull'uso della trabectedina».
E' pur vero che i pareri sulla trabectedina sono ancora piuttosto controversi nella comunità scientifica, ma i familiari della paziente hanno il dubbio che i divieti possano essere legati anche all'alto costo: si calcola che un ciclo di terapia (il farmaco si somministra per endovena in regime di day hospital) per un paziente di 60 chili, alto un metro e settanta, costi oltre 4.500 euro. «La malattia mi ha tolto la salute, la burocrazia vuole togliermi la vita» scrive amaramente Anita, in questi giorni costretta a letto per una frattura. E il marito rincara: «La nostra battaglia è anche per altri pazienti. Vogliamo ottenere per tutti questa possibilità di cura».

 

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  • Vercingetorige

    10 Dicembre @ 11.37

    COMUNQUE , LA QUESTIONE , COSI' COM' E' POSTA , E' FUORVIANTE. NON E' VERO CHE LA TRABECTEDINA A REGGIO EMILIA E' DISPONIBILE , E A PARMA NO. Si tratta, come già detto , di un medicinale molto costoso , di cui non vengono tenute scorte in magazzino. Si fa una singola ordinazione, volta per volta , quando serve. La necessità dell' acquisto viene valutata da un' apposita commissione , che approva o non approva in base ai suoi parametri di valutazione del costo - beneficio. La richiesta della signora, a Parma , è stata respinta . Non so se sarebbe stata accolta a Reggio Emilia , ma , viste le dinamiche di cui sopra , può accadere che , su un caso , la commissione di una città approvi e quella di un' altra città disapprovi. Può darsi che oggi Parma non approvi , e Reggio Emilia si , e domani , magari , che Reggio Emilia non approvi , e Parma si. E' CHIARO COMUNQUE CHE SIAMO TUTTI DALLA PARTE DELLA SIGNORA . FORZA CHE' CE LA FACCIAMO !

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  • Vercingetorige

    09 Dicembre @ 20.41

    La trabectedina è disponibile in fiale da 0,25 mg e da 1 mg . Una da 0,25 costa circa 800 euro , una da 1 mg circa 3000 euro. Ripeto , si tratta di prezzi per UNA fiala. La doxorubicina è disponibile in fiale da 20 mg e da 50 mg. Una fiala da 20 mg costa circa 550 euro . Una da 50 mg circa 1400 euro . Si parla sempre di UNA fiala. Sono farmaci di classe " H " , cioè disponibili ed utilizzabili solo in Ospedale , non in vendita in farmacia . Sono , comunque , di comprovata efficacia. SIGNOR BIFANI , COL CUORE SONO D' ACCORDO CON LEI . PENSO CHE TUTTI, COL CUORE , SIAMO D' ACCORDO CON LEI , però anche la Difesa può essere , secondo me, considerata un "servizio pubblico" . Il disgraziato giorno in cui dovessimo subire un' aggressione armata , e , purtroppo, ogni tanto succede , e non fossimo in grado di rispondere , poi scoppierebbero le polemiche feroci : "ma è mai possibile che i Governi non abbiano provveduto ad un' adeguata organizzazione delle Forze Armate ? " , eccetera eccetera..........Tenga presente anche che l' Italia è membro della NATO , ed , in tal veste , deve garantire un contributo militare all' Alleanza. Dopo di che, se io dovessi scegliere tra comperare la medicina per la signora , o comperare un mitra, sceglierei senz' altro di comperare la medicina , però ho l' impressione della famosa "coperta corta" , con cui, se ti copri le spalle, ti scopri i piedi...............

    Rispondi

  • Biffo

    09 Dicembre @ 19.55

    Forse, se invece di spendere e spandere per le nostre forze scalcinate armate, investissimo le stesse cifre per la lotta al cancro, le cure necessarie sarebbero migliori e gratuite. franco Bifani

    Rispondi

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