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Aimi: «Non usare i voti come punizioni»

Fate le vostre domande a scuola@gazzettadiparma.net

Beatrice Aimi

* Beatrice Aimi

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La settimana scorsa mi trovavo fuori città per un convegno rivolto ai docenti riguardante le metodologie didattiche (innovative e non). Al termine del mio intervento si avvicina una signora per chiedermi un consiglio. Si qualifica subito come una mamma «infiltrata» in un convegno per addetti ai lavori. Stupita della sua presenza, la ascolto con piacere ed attenzione.

La signora in questione, preoccupata per la scarsa fiducia che la figlia ripone in se stessa, mi domanda cosa possa fare lei per incoraggiarla ed esserle d’aiuto. La figlia sta vivendo un quotidiano senso di inadeguatezza circa il contesto scolastico, ha scarsissima fiducia nelle proprie potenzialità e fatica a proseguire negli studi con successo.

Non riferirò qui gli esiti di quella conversazione privata, ma l’argomento mi ha sollecitato una riflessione che voglio condividere in questo spazio: quanto le credenze e le convinzioni di insegnanti e genitori influiscano sugli apprendimenti e sul successo dei discenti. Il tema delle aspettative è un tema importantissimo, troppo spesso sottovalutato in ambito educativo, sia a scuola che in famiglia. C’è un noto effetto che viene descritto in psicologia: l’effetto Pigmalione (anche noto come effetto Rosenthal). In questo esperimento è stato indagato l’esito dell’aspettativa degli insegnanti sul rendimento scolastico degli allievi. Lo riassumo brevemente. Rosenthal e la sua equipe hanno sottoposto al test di intelligenza tutti gli alunni di una classe. Poi, barando sui risultati, hanno diviso la classe in due gruppi ed hanno comunicato all’insegnante che gli alunni del primo gruppo (x) erano quelli il cui test aveva evidenziato un’intelligenza superiore alla norma, mentre quelli del secondo gruppo (y) avevano un intelligenza normale o leggermente inferiore. Dopo un anno gli studiosi sono tornati nella classe ed hanno misurato il rendimento scolastico dei due gruppi. Ebbene nel gruppo x, ritenuto erroneamente costituito dai bimbi più intelligenti, i risultati erano notevolmente migliori rispetto a quelli del gruppo y. Questo effetto può essere attribuito all’influenza benefica che i docenti avevano avuto verso quei particolari allievi stimolandone, in modo inconscio, la passione verso lo studio, la curiosità e l’attenzione. Se crediamo che un alunno sia intelligente e che possa rispondere positivamente ai nostri insegnamenti, saremo portati (inconsciamente) a indirizzare a lui maggiori cure rispetto ad un alunno su cui riteniamo di non avere alcuna possibilità di influenza. Da parte sua, l’alunno che «sente» l’elevata attenzione del docente sarà sicuramente più motivato all’impegno e al raggiungimento del risultato. Ecco spiegati i migliori risultati del gruppo x. Naturalmente l’effetto Pigmalione vale anche in ambito familiare tra genitori e figli. Più recentemente anche un famoso autore, John Hattie («Apprendimento visibile, insegnamento efficace», Erickson, 2016), ha riportato nei suoi numerosi e famosi studi l’importanza delle aspettative dell’insegnante sul rendimento scolastico dei propri alunni. Contrariamente a quanto sarebbe ragionevole pensare, l’insegnamento individualizzato, la classe poco numerosa o addirittura le competenze disciplinari del docente incidono in maniera più superficiale sul successo formativo rispetto alle credenze e alle convinzioni del docente. E’ perciò fondamentale che il docente consideri l’intelligenza come un fattore plasmabile (quale è) e non fisso, e che abbia un grande rispetto per gli studenti dimostrando con passione che tutti possono davvero avere successo. Il modo che l’insegnante usa per trattare gli studenti e interagire con loro, per rispettarli come discenti e come persone e per dimostrare cura e impegno per loro deve essere sempre molto chiaro ed esplicito. La stessa cosa vale per i genitori. Credere nei propri figli, sempre. Incoraggiarli, esplicitare la nostra fiducia nel loro potenziale successo, considerarli in grado di superare tutte le difficoltà, comprese quelle scolastiche. Da queste considerazioni emergono alcuni comportamenti da evitare: non usare i voti come punizioni; non confondere la prestazione scolastica con quella comportamentale; non manifestare basse aspettative; non preferire la perfezione nello svolgimento dei compiti rispetto all’assunzione dei rischi, compreso quello di sbagliare. Per domande all’esperta scrivere a: scuola@gazzettadiparma.net

* Beatrice Aimi
Dirigente scolastico e assegnista di ricerca all’Università degli Studi di Parma nel settore scientifico disciplinare, «Psicologia dello Sviluppo e Psicologia dell'Educazione».
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