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Ipsia: il caso della retta. Interviene il preside

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Sul caso della retta non pagata dalla famiglia dello studente dell'Ipsia che è rimasto fuori dall'aula interviene il preside dell'istituto di piazzale Sicilia, Giorgio Piva.

A seguito di verifica sulla regolare giustificazione delle assenze, emerge che diversi alunni non hanno regolarizzato la posizione. In data 05.11.2014 vengono adottati provvedimenti volti all’ottenere le giustifiche di cui sopra. In data 06.11.2014 al centralino della Istituzione scolastica arriva una chiamata da parte di una madre che, inizialmente, non si qualifica. La chiamata viene passata per competenza all’Ufficio Alunni. La madre chiede chiarimenti in merito alla mancata ammissione del figlio alle lezioni. L’alunno non aveva giustificato assenze pregresse in quanto non in possesso del libretto delle giustificazioni. E’ possibile ottemperare al pagamento a decorrere dal mese di febbraio (nello specifico da febbraio 2014) e al ritiro durante tutti i mesi estivi e, ovviamente, a lezioni iniziate. Dalla documentazione depositata presso l’Ufficio Alunni risulta che nessuno della famiglia si sia mai presentato per ritirare il documento apponendo la firma sul medesimo.
Nel corso della stessa telefonata la Signora, per la prima volta, comunica di avere problemi economici e di non essere in grado di versare il contributo. L’Ufficio Alunni, facendo seguito a precise disposizioni impartite dal DS, comunica che dal giorno successivo il DS stesso sarebbe stato disponibile a parlare con la Signora. L’invito viene accettato dalla madre la quale dichiara che si sarebbe presentata la mattina successiva. Il giorno seguente la Signora è stata contattata dall’Ufficio Alunni chiedendo motivo della mancata presenza ricevendo in risposta “problemi di salute”. Conseguentemente, dall’agenda del dirigente scolastico è stato annullato l’appuntamento previsto per la mattina del 07.11.2014. Nella mattinata del giorno 11.11.2014, la madre si presenta spontaneamente in Istituto e, nell’Ufficio del Dirigente, alla presenza del Collaboratore Vicario prof. Massimo Barezzi, riceve i chiarimenti del caso e presenta formali scuse per l’accaduto riservandosi, inoltre, di contattare la redazione del quotidiano Gazzetta di Parma per puntualizzare quanto precedentemente dichiarato. All’alunno è stata garantita la frequenza dal giorno 15.09.2014.
Non corrisponde al vero quanto riportato sul quotidiano Gazzetta di Parma secondo cui l’alunno sarebbe stato lasciato “fuori dalla scuola” (versione Online del 11.11.2014). Il ragazzo è rimasto nello spazio accoglienza dell’Istituto, quindi vigilato come di consueto. Il Regolamento di Istituto, al comma 14 art.14, prevede che “l’alunno che non giustifichi la sua assenza entro tre giorni può essere ammesso con riserva in deroga una sola volta. Pertanto il giorno successivo non si potranno ammettere alunni non in regola con la giustificazione”. Si fa presente che l’allievo è stato ammesso con riserva a seguito della assenza del giorno 15.10.2014 e che, nella giornata del 06.11.2014 sarebbe stata richiesta una seconda ammissione in deroga per l’assenza del giorno 05.11.2014.

In merito alla cifra di euro 130 di cui all’articolo, preciso che euro 100 sono da considerarsi (e come tali richiesti) come contributo volontario a favore della Istituzione Scolastica per l’acquisto di materiale tecnico indispensabile per lo svolgimento di attività didattiche (soprattutto in laboratori e officine) e euro 30 come contributo a fronte di spese sostenute dall’Istituto per conto della famiglie (tra cui assicurazione RC e infortuni). Dall’articolo di giornale si evince, senza dubbio alcuno, che per l’a.s. 2013/2014 la famiglia ha versato solo parte del contributo e questo non ha pregiudicato la frequenza scolastica e non ha comportato alcuna limitazione discriminante. Nel corrente anno scolastico 44 alunni sono ammessi regolarmente alle attività didattiche senza aver versato alcuna somma, semplicemente le famiglie hanno comunicato la situazione di difficoltà economica. Ipsia «Levi» si fa da sempre carico di garantire il diritto allo studio riservando particolare attenzione a soggetti che palesino difficoltà economiche e/o condizioni di disagio sociale. L’alunno è stato invitato a frequentare regolarmente le lezioni. Ritengo che quanto accaduto sia frutto di un fraintendimento, intenzione comune è quella di perseguire il bene dell’alunno e di fare in modo che possa realizzare proficuamente il proprio progetto di vita.

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  • Vercingetorige

    15 Novembre @ 10.49

    IO SPERO CHE LA PRESIDENZA DELL' IPSIA ora non "cali le braghe" , o venga costretta a calare le braghe , per ragioni d' immagine.

    Rispondi

  • Filippo

    14 Novembre @ 16.43

    filippo.cabassa.1970@gmail.com

    La risposta del preside mi sembra pacata e circostanziata. Vedendo che razza di elementi frequentano quella scuola proporrei che venisse fatta pagare agli alunni una tassa per fornire al personale docente un giubbotto antiproiettile. Ma la vogliamo capire o no che certa gente che sta solo a scaldare il banco deve andare a lavorare? Che senso ha tenerli li? Magari lavorando questi ragazzi sarebbero più contenti e riuscirebbero a fare qualcosa di positivo (finalmente) nella loro vita.

    Rispondi

    • 14 Novembre @ 17.58

      "Giubbotto antiproiettile"...? Qui le opinioni sono libere, ma vediamo di mantenere toni decenti. Grazie.

      Rispondi

  • annamaria

    13 Novembre @ 15.29

    Siamo così sicuri che chi non ha pagato, abbia davvero problemi economici? Per alcuni sarà senz'altro vero, ma molti ci marciano, con buona pace di chi cerca (e sono tanti) di far fronte alle regole esistenti, senza le quali sarebbe il caos. Questa famiglia, inoltre, sembra non avere grosso interesse per la scuola, salvo trovare il tempo per gridare allo scandalo, perchè questo attira moltissimo i soliti "Intellettuali" che troppo spesso amano criticare la scuola a prescindere e senza conoscerne i problemi. Ho conosciuto troppe situazioni così, ho visto pretese senza doveri da parte di troppe famiglie che fanno torto a tutti coloro che nella scuola cercano ancora di starci con dignità. E' certo che la scuola cerca sempre di aiutare chi è in difficoltà economiche, ma le regole, che vengono sempre esplicitate, vanno rispettate. Non scambiamo per crudeltà un più che doveroso rigore.

    Rispondi

  • Vercingetorige

    13 Novembre @ 11.53

    MI PARE CHE I FATTI RIFERITI DAL PRESIDE DELL' IPSIA DIANO LA MISURA della madre e della famiglia del ragazzo .

    Rispondi

  • federicot

    13 Novembre @ 11.18

    federicot

    1) ci vuole il il libretto delle giustificazioni. 2) si scopre che è a pagamento Quindi non è vero che si deve pagare per andare a scuola , se uno non fa assenze non ha bisogno del libretto. SI PAGA PER STARE A CASA! OTTIMO RISULTATO. PRESIDE ...SOLDI NON CE N'E', LO SAPPIAMO TUTTI, HO FIGLI CHE VANNO A SCUOLA ANCHE IO. C'è UNA SOLA COSA DA FARE E LA POTETE FARE SOLO VOI PRESIDI. CHIUDERE!!!!!!!! VEDIAMO SE QUALCUNO COMINCIA ALMENO A FARSI DELLE DOMANDE. Qui siamo in palese violazione di leggi, norme e regole e chi le viola è lo STATO.

    Rispondi

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