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Investire nel 2016: istruzioni per l'uso

Investire nel 2016: istruzioni per l'uso
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Tassi sotto zero, listini dominati dalla volatilità, Bce e Fed che per la prima volta in oltre 20 anni stanno per imboccare percorsi differenti, crisi che si susseguono, con la Grecia che ha passato il testimone alla Cina. E' un mondo per certi versi inedito e sicuramente molto complicato, tanto che investire è diventato più difficile. Abbiamo chiesto, allora, ad alcuni esperti del settore come comportarci clon i nostri risparmi nel 2016. Ecco le risposte a tre quesiti chiave.

INTESA SANPAOLO
Paolo Guida
DIREZIONE STUDI E RICERCHE

1 Lo scenario sui titoli di stato per i prossimi mesi resta condizionato dall’azione delle banche centrali. La mossa meno incisiva della attese della Bce lascia probabilmente meno spazio a un’ulteriore discesa in tempi stretti dei tassi di mercato che tuttavia potrebbero restare compressi più a lungo delle attese. Per un investimento cauto, soprattutto con prospettive d’inflazione molto contenuta, i titoli di stato italiani a lungo termine restano un’opzione possibile.

2 L’Europa si conferma uno dei mercati sul quale puntare nel 2016, grazie alla politica monetaria ultra espansiva della Bce, all’euro debole e ai bassi prezzi del petrolio. Le quotazioni risultano moderatamente “a premio” rispetto alla media storica, compensate da crescite degli utili nel prossimo biennio stimate superiori al 10% in media.

3 Con l’attenuarsi della crisi del debito sovrano, i bond periferici sono tornati da alcuni mesi a muoversi in linea con i core. Inoltre, in un contesto di modesta ripresa economica dell’area euro possono essere ipotizzabili ulteriori restringimenti degli spread. Per alcuni paesi, tra cui Spagna e Portogallo, potrebbero profilarsi rischi specifici, legati per lo più allo scenario politico, che potrebbero indurre incremento della volatilità. I titoli speculativi (High Yield ) sono un’alternativa interessante per il rendimento, ma su cui fare particolare attenzione: è cruciale la selettività o l’utilizzo di strumenti finanziari che deleghino la ricerca di titoli specifici, poiché è elevato il rischio di dover sopportare l’onere di un emittente di scarsa qualità.

UNICREDIT
Manuela D'Onofrio
HEAD OF GLOBAL INVESTMENT
STRATEGY MANAGER

1 I rendimenti dei titoli obbligazionari, soprattutto governativi, sono destinati a rimanere estremamente bassi non solo per tutto il 2016 ma probabilmente anche oltre. Non dobbiamo trascurare però l'importanza - in un portafoglio obbligazionario - di raggiungere un equilibrio tra il "rischio emittente", cioè il rischio di credito, e l'esigenza di avere un rendimento commisurato alla "pericolosità" dell'investimento. Per fare rendimento, restando sull'obbligazionario, oramai è inevitabile prendere rischio di credito importante, quindi investire anche in obbligazionario dei Paesi emergenti o in obbligazioni "high yield", ovvero su emittenti poco solidi da un punto di vista di bilancio. Investire solo su quelli comporterebbe un rischio di credito troppo elevato, dunque mantenere in un portafoglio obbligazionario una posizione importante di emissioni governative è auspicabile al fine di evitare di assumere un rischio eccessivo.

2 Nel 2016, secondo noi, il mercato azionario più interessante sarà quello europeo perché è lì che avremo ancora una politica monetaria molto espansiva e avremo una politica fiscale meno restrittiva del passato. Inoltre, le valutazioni delle aziende europee sono più interessanti rispetto, ad esempio, alle valutazioni delle aziende americane. Questi tre fattori ci portano a pensare che il 2016 sarà un anno particolarmente favorevole per l'azionario dell'eurozona. Quello giapponese, in ottica di contenimento del rischio, rappresenta la seconda posizione più importante dopo quella europea. A seguire, in terza posizione, fanno capolino gli Stati Uniti.

3 Tra le obbligazioni dei Paesi periferici e obbligazioni hig yeld, sicuramente queste ultime offrono rendimento più interessante. Chi dovesse decidere di privilegiare questo aspetto deve però tenere presente che questa tipologia di investimento ha una volatilità molto elevata e soprattutto ha una liquidabilità inferiore a quella degli obbligazionari dei Paesi periferici. Dunque, a mio avviso, chi investe in obbligazioni high yield deve avere la predisposizione a mantenerle in portafoglio fino alla scadenza.


CARIPARMA
GRUPPO CARIPARMA CRÉDIT AGRICOLE
CON AMUNDI
1 I rendimenti dei titoli di stato italiani sono scesi ormai a nuovi minimi su quasi tutte le scadenze ed in particolare sui quelle scadenze più ravvicinate. La Bce ha da poco approvato nuove misure di allentamento che, allungando l’orizzonte degli acquisti fino al marzo 2017, favoriranno ancor più la ricerca del poco rendimento ancora a disposizione degli investitori, ricerca che avverrà anche per il tramite dei titoli di stato del nostro paese. I Btp sono rimasti infatti tra i pochi “fornitori” di rendimento tra i titoli con scadenze medio-lunghe nell’area euro e per fare un esempio citiamo i livelli di rendimento decennale tedesco o francese, rispettivamente a 55 punti base e a 87 punti base e quello italiano, “ancora” intorno all’1.5%. E' tuttavia evidente che dobbiamo attenderci un minor contributo assoluto e relativo di questa componente d’impiego.
2 A nostro avviso l’area euro e il Giappone offrono le migliori opportunità: entrambe sono sostenute da una politica monetaria favorevole e da prospettive di recupero macro e microeconomico. Tra le due aree, tuttavia, la preferenza va senza dubbio all’area euro, in ragione dell’accelerazione delle misure della Bce e delle valutazioni azionarie interessanti, sia in ottica storica che in relativo rispetto ad altre aree, come ad esempio quella americana. L’atteggiamento verso quest’ultima area, infatti, è più cauto. Cautela e soprattutto estrema selettività vanno seguite nei comparti azionari emergenti.

3 I comparti high-yield europei sono una importante fonte di rendimento rimasto nei mercati obbligazionari con scadenze brevi e intermedie. Le prospettive sono favorite dal migliorato quadro macro, dalla ricerca di rendimento e dalla politica monetaria, nonché da una buona qualità media di credito degli emittenti europei. Gli emergenti, dal canto loro, hanno visto migliorare molto le loro valutazioni ma l’eventuale successivo recupero necessita di una preventiva stabilizzazione dei prezzi delle materie prime e del petrolio. In tutti e due i casi, tuttavia, è importante affidarsi a una sapiente selezione e diversificazione, entrambe da ricercare attraverso l’affidamento a prodotti dedicati di risparmio gestito.

POPOLARE DELL'EMILIA
SALA OPERATIVA BPER BANCA

1 I rendimenti dei titoli di stato italiani sono direttamente influenzati dalla politica ultra espansiva della Bce. Le soluzioni per ricevere rendimenti “sicuri” positivi non sono molte e in ogni caso richiedono l’assunzione di un rischio considerevole. Dunque cosa fare? Probabilmente per un investitore accorto potrebbe risultare economicamente conveniente parcheggiare la liquidità disponibile in strumenti a tasso variabile e comunque meno rischiosi dal lato emittente. In queste fasi la preservazione del capitale può essere vista come un obiettivo ragionevole.


2 E’ statisticamente dimostrato che nelle fasi di politica monetaria ultra espansive ovvero quando i tassi sono compressi o nel caso estremo negativi, gli operatori finanziari sono propensi a investire in attività più rischiose. Per capire meglio basta fare un semplice paragone tra quanto successo in America dai minimi del 2009, inizio del QE, ad oggi. L’indice S&P si è apprezzato del 210% circa. Nello stesso periodo i mercati azionari giapponese (Nikkey) e europeo (Eurostoxx 600) si sono apprezzati rispettivamente del 185% e del 150% circa. Dunque seppure la politica monetaria della Bank of Japan e della Bce rimarranno ancora accomodanti, i margini di miglioramento cominciano a essere risicati. A nostro avviso investire nei due mercati azionari è oggi consigliato solo a quegli investitori con una forte propensione al rischio.

3 Il tema dei Paesi periferici è strettamente legato all’Italia. Che lo si voglia o no, l’Italia è considerata tale. Certo nell’area euro vi sono paesi ancora più rischiosi (Grecia e Portogallo in primis) ma questo non ci deve fare abbassare la guardia. Non è un caso, infatti, che Grecia e Portogallo offrano rendimenti più alti rispetto all’Italia. In finanza non esistono pasti gratis, maggior rendimento equivale a maggior rischio. Dal “whatever it takes” di Draghi, nel luglio 2012, i rendimenti si sono compressi notevolmente, tuttavia la mancanza di investimenti alternativi e l’esistenza del “compratore di ultima istanza” (fino a marzo 2017) manterrà, a nostro avviso, alta la pressione sui tassi di interesse su tutti i titoli governativi, ma in particolare sui periferici. Relativamente ai titoli high yield, è necessario tenere la guardia alta. Due sono i fattori che a nostro avviso devono essere attentamente analizzati. In primis è probabile che in un’ambiente di tassi sempre più bassi la fame di rendimento gonfi ulteriormente le quotazioni. Inoltre la facilità ad emettere attirerà sul mercato anche emittenti con un rischio di credito molto elevato ma è probabile che il mercato non riesca a prezzare correttamente questa maggiore assunzione di rischio.


BANCA GENERALI
Corrado Cominotto

RESPONSABILE AZIONARIO
ASSET MANAGEMENT

1 Gli acquisti da parte della Bce e le aspettative di ulteriori stimoli monetari hanno spinto verso il basso i rendimenti delle obbligazioni governative europee nella seconda parte del 2015: il 40% dei titoli di Stato offre oggi rendimenti negativi, per i Btp occorre salire oltre i 3 anni di scadenza per trovare tassi positivi. E’ difficile quindi trovare valore nell’investimento tradizionale delle famiglie italiane, ovvero i titoli di Stato, anche se a guardare bene ci sono ancora opportunità interessanti. Per esempio, le obbligazioni indicizzate all’inflazione come i Btp Italia scontano livelli dei prezzi invariati nei prossimi 4-5 anni. Se l’inflazione dovesse ripartire, aiutata magari da una crescita economica più forte delle attese e da una stabilizzazione dei prezzi delle materie prime, i titoli indicizzati sarebbero i primi a beneficiarne.


2 Rimaniamo positivi sull’area Euro per il 2016. La politica monetaria di Draghi continuerà a essere fortemente espansiva rendendo poco probabili forti recuperi dell’euro nei confronti del dollaro. Ne beneficeranno titoli ciclici con fatturati internazionali, presenti nel settore industriale e consumi durevoli. Un impulso verrà anche dalla domanda interna. In Italia la fiducia dei consumatori è ai massimi degli ultimi venti anni e anche la produzione industriale è in rialzo da ormai molti mesi. Il mercato azionario giapponese ha registrato notevoli progressi negli ultimi anni. Per il 2016 sono attesi utili in crescita di oltre il 7% e le valutazioni societarie a meno di 15 volte gli utili del 2016 sono interessanti. Rimane comunque per l’invesitore europeo l’incognita del cambio. La relazione fra il movimento al rialzo degli indici giapponesi e l’indebolimento dello Yen è stato molto forte negli ultimi anni e questa tendenza e prevista perdurare.


3 L’extra-rendimento offerto dalle obbligazioni dei paesi periferici come l’Italia si è compresso ulteriormente nel corso del 2015 ed è tornato sui livelli antecedenti alla crisi greca. Un’ulteriore riduzione dello spread non è da escludere, soprattutto alla luce del «Qe», ma è evidente che il grosso del movimento è già nei prezzi. Al contrario, l’anno che si sta chiudendo è stato molto difficile per le obbligazioni societarie, colpite dal rallentamento dei mercati emergenti e da alcuni scandali aziendali: il rendimento è tornato a essere allettante, soprattutto per le emissioni con merito creditizio più basso, ovvero per gli High Yield. L’investimento su questi titoli è però da effettuare sempre attraverso un’ampia diversificazione di portafoglio ed è consigliabile delegare le scelte a un gestore professionale vista l’elevata volatilità.

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