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L'ordinaria burocrazia che soffoca la ripresa

Lettere al direttore
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C'è il gommista che due anni fa ha speso ottantamila euro per realizzare due nuove buche per il cambio degli pneumatici ma ancora non le può utilizzare perché tra Ausl, Vigili del Fuoco, Comune, Ispettorato del lavoro eccetera ancora non ha avuto tutti i permessi. C'è l'industriale che ha acquistato una villa diroccata, patrimonio artistico nazionale, e aspetta trentadue anni prima di avere tutti i permessi per ristrutturarla. C'è l'albergatore che ha rifatto stanze ingresso e corridoi ma da un anno attende il via libera su maniglie antipanico e barriere architettoniche. C'è il medico che anticipa la pensione perché stufo di doversi occupare più delle scartoffie amministrative che dei suoi pazienti.

Sono tutti italiani vittime di un cancro antico che non siamo ancora riusciti a debellare, e che anzi va sempre più aggredendoci: la burocrazia.

Di questa sciagura - che non sarà la causa dell'attuale crisi, ma che certo non agevola la ripresa - ci siamo occupati a «Lettere al direttore», su Tv Parma (clicca qui per vedere la trasmissione)

Noi italiani ce ne lamentiamo spesso, ma forse ancora non ne abbiamo compreso la reale portata. Infatti il nostro bersaglio principale, quanto a lamentele, sono da sempre i politici. I quali, per carità, di cose da farsi perdonare ne hanno a bizzeffe. Ma anche loro, quando arrivano ad amministrare la cosa pubblica magari dopo aver criticato i predecessori (è il caso del Movimento Cinque Stelle, ma anche dell'attuale presidente del Consiglio) si accorgono che cambiare la macchina dello Stato è molto più difficile di quanto si immaginavano, perché esiste appunto un sottopotere che complica le cose, le ingarbuglia, le impantana con un unico fine: garantire la propria esistenza. Inutile e anzi dannosa per la collettività, ma vitale per loro.

Gli esempi che vi ho fatto all'inizio di questo articolo sono tutti veri. Riguardano città diverse, ma poco importa: la burocrazia soffoca nello stesso modo a Parma come altrove. L'industriale della villa, ad esempio, si chiama Guido Ottolenghi e ha guidato la Confindustria romagnola. Suo padre acquistò la Villa Pliniana sul lago di Como nel 1983 anche per evitare che cadesse in acqua, ma per avviare i lavori bisognava costruire, dietro la villa, una stradina per far arrivare i mezzi dell'impresa edile, visto che l'antico accesso era solo via lago. E tra Comune, Provincia, Regione, Soprintendenza, Asl, Vigili del fuoco, Comunità Montana e poi non ricordo cos'altro, solo nel settembre dell'anno scorso il figlio, cioè Guido, ha potuto ultimare i lavori. Ripeto: è solo un esempio.

Un mio amico è emigrato ormai da vent'anni a New York dove ha aperto una società che favorisce gli insediamenti di aziende straniere negli Usa. Mi racconta che quando viene contattato da un imprenditore italiano, spesso si sente dare dell'imbroglione: nessuno crede che investire negli Usa richieda così poca burocrazia. Poi ci stupiamo se così pochi stranieri vengono qui.

michele.brambilla@gazzettadiparma.it

La burocrazia e noi: raccontateci le vostre storie scrivendo qui o inviando una mail a lettere@gazzettadiparma.net 

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  • federicot

    11 Marzo @ 15.50

    federicot

    tutte scuse...tuta gente che da la colpa agli altri o alla burocrazia perchè non sa fare una "O" con un bicchiere.

    Rispondi

  • marco

    11 Marzo @ 15.19

    Per parcondicio è bene ricordare che per tutti gli esempi citati c'è ne sono altri invece dove magicamente i controlli,le commisioni,le concessioni,gli enti d'approvazione magicamente approvano senza problemi e sopratutto senza domande ,anche là dove non sarebbe legalmente possibile, a favore di enti privati.Se da una parte la piccola imprese sembra ostacolata da cavilli burocratici più si sale e più sembra tutto più facile e dovuto.Ottimo esempio per parma è il ponte(abbandonanto) europa,struttura nata per ospitare spazi commerciali costruito magicamente in una zona d'esondazione dove non si possono costruire spazi commerciali! 20 milioni dei contribuenti europei buttati nel nulla visto che la struttura giace in completo abbandono fra l'indifferenza di tutta la classe industriale (parma io ci sto?) i cittadini(parma io non ho paura?) gli organi d'informazione(GdP?)..peste che fra tutti questi soggetti,e ne ho citati solo alcuni, che parlano di degrado e si battono contro di esso abbia mai sentito nominare il ponte Europa forse dovramo aspettare ,ahimè,il gabibbo?

    Rispondi

    • 11 Marzo @ 15.31

      REDAZIONE - Se prima di salire sulla tua cattedrina guardavi un po' d'archivio, sapresti che del tema ci siamo occupati. Così come se ne era a suo tempo occupato il Comune: ma una soluzione non è stata ancora trovata. Certo che se dopo questo discorso da duro e puro finisci come simbolo con il berlusconiano gabibbo........

      Rispondi

      • marco

        11 Marzo @ 16.16

        Va bene.La Gdp si è occupata un sacco di volte di questo problema.errore mio.Il mio esempio è stato stupido,non ci sono responsabilità da parte di nessuno.é stato un ottimo investimento. P.s la parte del gabibbo era ovviamente ironica dispiace che non l'abbiate capita.

        Rispondi

        • 11 Marzo @ 17.19

          REDAZIONE - Non ti ho detto che è stato un ottimo investimento: visto che è inutilizzato mi pare che questo aspetto sia ovvio per chiunque. Ho solo risposto a ciò che dicevi su di noi: dispiace che non lo abbia capito...

          Rispondi

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