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Battiato incanta il Teatro Regio con la sua "essenza del reale"

Crescendo di emozioni tra brani nuovi e capolavori della tradizione arabo-andalusa

Battiato incanta il Teatro Regio con la sua "essenza del reale"
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ucia Brighenti
«I viandanti vanno in cerca di ospitalità / nei villaggi assolati / e nei bassifondi dell’immensità / e si addormentano sopra i guanciali della terra». L’esilio, la fuga, la ricerca di un luogo, non proprio geografico, sono temi che ricorrono nell’opera di Franco Battiato e che si ritrovano in «Diwan – l’essenza del reale», attraverso le parole del poeta arabo Ibn Hamdis. Andato in scena ieri sera al Teatro Regio di Parma, lo spettacolo del cantautore siciliano riscopre la scuola poetica araba fiorita in Sicilia nel medioevo, soprattutto attraverso la raccolta di poesie in persiano di Ibn Hamdis, che dall’isola invasa dai Normanni dovette fuggire nella Spagna che per lui divenne, secondo Battiato, «come una madre cosmica». Il viaggio, la nostalgia, l’abbandono sono quindi al centro di queste poesie, insieme con l’erotismo e l’osservazione della natura. Temi che lo legano al cantautore insieme all’amore per la Sicilia, terra che diventa un punto di contatto tra Oriente e Occidente, rapporto che da sempre permea le canzoni di Battiato. Un contatto sottolineato tanto da sovrapporre la lingua araba al dialetto siciliano, come in «Un solo bacio», cantato da una bravissima Etta Scollo con il cantautore in cui il testo si sovrapponeva alla recitazione in arabo, parole diverse ma entrambe permeate dallo stesso ritmo, già musica nella parola. 
Lo spettacolo univa brani scritti appositamente per questo progetto come «Aurora» sul testo di Ibn Hamdis (tradotto da Nabil Salameh) con la musica dello stesso Battiato, la ripresa di lavori già fatti sui poeti arabi siciliani, come «Corro con te», tratta dall’album «Il fiore splendente» del 2008 con il testo di Ibn Hamdis e la musica di Etta Scollo; nuovi arrangiamenti di celebri canzoni come le «Sacre Sinfonie del Tempo», una canzone dei Radiodervish come «Al Maya», ed esecuzioni di capolavori della tradizione medievale arabo-andalusa. Un crescendo di emozione, dai momenti più meditativi come con «Haiku», alla struggente nostalgia di «Sicilia mia» in cui Ibd Hamdis ricorda la sua isola. E ancora «Veni l’autunnu», «Hat Ya Saki», «L’ombra della luce», «Lode all’inviolato», «Niente è come sembra», «Strade dell’est», «Hbibi», «Lontano», «Personalità empirica», «Arabian song» hanno intessuto un programma terminato, almeno nella sua parte «ufficiale» con «Foghin Nakhal», canto tradizionale Sufi realizzato da tutti i musicisti al gran completo.
 Battiato è stato infatti accompagnato in questo viaggio affascinante da un ensemble multietnico di musicisti di prima qualità: Nabil Salameh dei Radiodervish (voce), Sakina Al Azami (voce) il tastierista e collaboratore di Battiato Carlo Guaitoli, Gianluca Ruggeri della PMCE (percussioni), Jamal Ouassini (violino), Alfred Hajjar (Nay) e Ramzi Aburedwan fondatore degli Al Kamandjti (Bouzuo e viola).?«Il programma sarebbe finito» ha annunciato Battiato al termine, ma un pubblico foltissimo ha protestato a gran voce, ottenendo alcuni titoli attesissimi come «Magic Shop», «La Cura» (e qui dal pubblico gli urlano «sei la forza di Dio» e Battiato, che concede qualche concisa battuta qua e là, risponde «Nun t’allargà») poi ancora con il cantautore intona «Stranizza d’amuri» e, per finire, «Voglio vederti danzare» preso alla lettera dal pubblico che è corso a ballare sotto il palcoscenico.
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Lucia Brighenti

 

«I viandanti vanno in cerca di ospitalità / nei villaggi assolati / e nei bassifondi dell’immensità / e si addormentano sopra i guanciali della terra». 

L’esilio, la fuga, la ricerca di un luogo, non proprio geografico, sono temi che ricorrono nell’opera di Franco Battiato e che si ritrovano in «Diwan – l’essenza del reale», attraverso le parole del poeta arabo Ibn Hamdis. Andato in scena ieri sera al Teatro Regio di Parma, lo spettacolo del cantautore siciliano riscopre la scuola poetica araba fiorita in Sicilia nel medioevo, soprattutto attraverso la raccolta di poesie in persiano di Ibn Hamdis......................................Articolo completo sulla Gazzetta di Parma in edicola

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