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Hisako Tanaka, la sacerdotessa del canto lirico

Nata a Tokyo, ha inseguito la sua vocazione sin qui. Diploma al Boito (1980) e una carriera dietro le quinte

Hisako Tanaka, la sacerdotessa del canto lirico

Hisako Tanaka

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Mara Pedrabissi

All'inizio qualcuno storceva il naso, pensando: «Una giapponese che si è messa in testa di insegnare l'opera agli italiani». Lei non ha ceduto, sentendo di avere «la preparazione e la capacità, la passione e la devozione, la volontà di ferro e la fiducia in me stessa. E più di tutto, l'amore per l'opera, per i suoi compositori, per i cantanti». Così inizia il singolare caso di Hisako Tanaka - ma nel giro della lirica è Ciako - da Tokyo a Parma senza biglietto di ritorno sulle ali della premonizione di una «vocazione» alla didattica. Il basso-baritono Michele Pertusi, che con Ciako lavora da sempre (in 18 anni hanno preparato quasi 80 ruoli), la chiama la «sacerdotessa», per la dedizione al ruolo di insegnante. Lei si racconta malvolentieri, preferirebbe narrare le storie dei suoi ragazzi, gli allievi che segue, alcuni giovanissimi. Al contrario quanto fascino c'è nell'esistenza di questa donna, nata e cresciuta a Tokyo, ma con il cuore altrove: «Avevo un carattere troppo esuberante, non era consono. Ero la disperazione di mia mamma. Mi sentivo chiusa, incompresa. Quando sono arrivata a studiare qua, quel qualcosa è uscito naturalmente, senza fatica». E' il destino a dettare la scelta di Parma: Hisako è cattolica e a Tokyo suona l'organo in una chiesa di padri salesiani, tra cui il fratello del maestro Liviabella, allora direttore del Conservatorio Boito. Ciako ha facilità con le lingue, parla italiano (oltre all'inglese e al tedesco), chiede un consiglio per venire a studiare in Italia, conoscere l'opera. Cerca una città tranquilla con una buona tradizione musicale, non una metropoli come Milano o Roma. Esce un nome secco: Parma. Scatta il “coup de foudre”. La neo-arrivata per un decennio non tornerà più a casa: «Non intendevo rientrare senza avere realizzato qualcosa, senza essere diventata quello che volevo».
Parma le apre le porte: «Allora gli stranieri erano pochi, e questo è stato una fortuna per me. Sono stata accolta dal mondo della lirica parmigiano come una figlia». L'elenco di chi le ha dato sostegno, fiducia, amicizia sarebbe lungo. Non vuole dimenticare nessuno, si limita ai nomi di chi non c'è più, un estremo tributo di affetto: il dottor Enrico Fanti, Orazio Tosi, il dottor Maurizio Alpi, il maestro Edgardo Egaddi, fino a Paolo Ampollini, scomparso qualche mese fa. Gli amici parmigiani la aiutano a superare gli inghippi burocratici così, terminati gli studi al Boito con Wilma Colla e Marcello Conati nel 1980, la prof. Tanaka riesce a ottenere il permesso di lavoro come insegnante di canto libero professionista («Pago le tasse in Italia da 35 anni e sono contenta di farlo»).
Sulle pareti di casa, sulle mensole stanno incorniciati Verdi, Puccini, Donizetti, Rossini, come fossero parenti prossimi. Negli anni tra quei ritratti, accanto al pianoforte, sono sfilati tanti artisti scritturati al Regio; ventennale la collaborazione con Renato Bruson. I parmigiani «illustri» hanno studiato tutti con lei, da Pertusi a Paola Sanguinetti, a Marco Spotti. Con i big prepara le parti per le opere o i concerti. Con i ragazzi il lavoro è quello dello scalpellino che dal marmo grezzo deve estrarre la statua rifinita, cominciando dagli esercizi per i «muscoli del canto» e raccomandando tanta pazienza. Certo, il mondo della lirica è cambiato: «Una volta, dopo una prima al Regio, passavo da piazza Garibaldi e c'erano i gruppetti di uomini imbacuccati, avvolti nella nebbia, a parlare fitti fitti della sera prima, di come aveva cantato il tenore, di come era andato il soprano. E mi chiamavano: “Ciako, vieni qua, cosa ne pensi?”. C'era un entusiasmo nel pubblico, una passione naturale che si è perduta. Ora è tutto più costruito». Anche la “prof” è cambiata, si è “parmigianizzata”: «Mi invitano dal Giappone, potrei andare a insegnare all'università con il curriculum che mi sono costruita qui, ma non ci penso proprio». A volte va nel Paese del Sol Levante per tenere affollate masterclass: «I primi giorni c'è una persona che mi assiste e mi aiuta con la traduzione dall'italiano». E in cucina? «Preparo giapponese quando ho ospiti italiani. Se sono sola una pasta al sugo va benissimo».
Buttiamo lì l'ipotesi che dietro la scelta di stare qui per sempre ci sia magari un amore parmigiano: «Non riesco a vivere due grandi passioni contemporaneamente. Una relazione sentimentale richiederebbe molta energia. Io do tutto all'insegnamento».

 

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Carta d'identità

In cucina alterna alghe e pasta

Hisako Tanaka si è diplomata al Conservatorio Boito nel 1980. Come pianista e ripetitrice di spartiti, ha collaborato con famosi artisti tra cui Renato Bruson, Roberto Servile, Michele Pertusi, Carlo Colombara,  Paola Sanguinetti. Nella sua cucina si alternano piatti giapponesi («Quando ho ospiti italiani») e italiani («Preparo il sugo nel weekend,  durante la settimana mi cucino volentieri un piatto di pasta»).

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