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Bergonzi tuona: Busseto «esclusa» dal Festival Verdi

Bergonzi tuona: Busseto «esclusa» dal Festival Verdi
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di Elena Formica
Il più grande tenore verdiano del '900 - con questa imbattibile motivazione è stato insignito a Londra, nel 2000, del Gramophone's Lifetime Achievement Award - si chiama Carlo Bergonzi. Tutti sull'attenti alla Scala, al Metropolitan, al Covent Garden e all’Arena di Verona quando viene pronunciato il suo nome.
Cittadino onorario di New York per nomina di Rudolph Giuliani, il Maestro Bergonzi abita a Milano in una bella casa dove tra pochi giorni incontrerà una delegazione di manager dell’Opera di Los Angeles per discutere di un progetto internazionale su Verdi. Al China's National Centre for the Performing Arts di Pechino (l'avveniristico teatro dove Leo Nucci ha trionfato nel Rigoletto esportato dal Teatro Regio di Parma) il ritratto di Carlo Bergonzi giganteggia nell’ambito della mostra permanente sulla storia del melodramma. Un uomo così non vive di «campanilismi». Il suo orizzonte è vasto. E’ il mondo. Ma quando c'è Verdi di mezzo, il mondo comincia a Busseto. E Carlo Bergonzi tuona contro la mancata messa in scena di un’opera verdiana a Busseto in occasione del Festival Verdi 2009.
Maestro, il cartellone del prossimo Festival Verdi non prevede l’allestimento di un’opera a Busseto e lei è estremamente deluso. In effetti sono in programma solo concerti. Qual è il suo commento su questa scelta, che pare dettata da ragioni di budget?
Sono rimasto molto sorpreso: non si allestisce un’opera verdiana a Busseto per mancanza di fondi, però le risorse per portare l’opera a Modena ci sono. Sembra impossibile che il ministro dei beni culturali Sandro Bondi e un amante della musica di Verdi come Fedele Confalonieri, presidente di Mediaset, abbiano dimenticato che il più grande compositore d’opera del mondo è nato a Roncole di Busseto e che il leggendario Toscanini ha scelto Busseto, nel 1913, per celebrare il primo centenario della nascita di Verdi. Toscanini diresse allora Falstaff e Traviata nel piccolo teatro bussetano. Per onorare Verdi, egli non scelse Milano, non scelse Parma, ma scelse il luogo dove Verdi era nato, dove aveva vissuto e dove aveva composto capolavori come Rigoletto e I due Foscari. L’edizione 2009 del Festival Verdi, invece, non prevede la messa in scena di un’opera verdiana nella terra natale del Maestro; è stato annunciato solo un ciclo di concerti oltre a una serata con i vincitori delle passate edizioni del Concorso Voci Verdiane "Città di Busseto", che quest’anno è stato malauguratamente soppresso. Di questi concerti non sono state rese note le date né ufficializzati i nomi degli interpreti. Il rischio è che i bussetani siano allegramente presi in giro come è avvenuto con il Trovatore collegato all’ultima edizione del Concorso Voci Verdiane, gestito dal Teatro Regio e finanziato dalla Fondazione Cariparma. Quel Trovatore doveva andare in scena a Busseto con un cast formato dai vincitori del Concorso Voci Verdiane 2008, ma non è mai stato realizzato. Paradossalmente era stato pubblicizzato con grande enfasi senza poter prevedere se sarebbero emerse voci all’altezza di sostenere un’opera di tale portata: è assurdo! Per circa 20 anni io ho avuto l’onore di presiedere la giuria del Concorso Voci Verdiane (l'ultima edizione da me guidata è stata quella del 2007) e dispiace constatare che il concorso lirico più importante del mondo - così era stato classificato dalla Federazione dei Concorsi Musicali Internazionali di Ginevra - è stato ora sospeso. Ecco, questo è un altro «regalo» alla città di Busseto...
Dal cartellone del festival è stato cancellato anche il Wozzeck di Berg a Reggio Emilia. Eppure era stato ufficialmente annunciato a Roma nella sede del Ministero per i beni culturali. Che ne pensa?
Penso che la faccenda del Wozzeck e il problema generale della mancanza di fondi non c'entrano niente con il fare o il non fare l’opera a Busseto. A Busseto, durante il festival, un’opera di Verdi bisogna che venga fatta. Anzi: il Festival Verdi dovrebbe sempre iniziare in grande stile a Busseto, perché questa è un’assoluta priorità. Al riguardo, sarà bene ricordare che a Busseto non ha diretto solo Toscanini, ma anche Gavazzeni. Pure Muti, nel 2001, ha diretto il Falstaff con i complessi della Scala. Lo stesso Muti, anni prima, aveva diretto il Requiem di Verdi nella piazza di Busseto. Io ero nel quartetto dei solisti e Muti mi disse: «Non credevo che questo spazio avesse un’acustica così perfetta». Non va dimenticato inoltre che nel 2001 venne allestita al Teatro Verdi di Busseto l’Aida con regia di Zeffirelli: io preparai le voci, lo spettacolo fece poi il giro del mondo. Sempre per la regia di Zeffirelli, il Teatro Verdi ospitò anche una nuova produzione di Traviata; il regista Pier Luigi Pizzi curò a sua volta un nuovo allestimento dei Vespri Siciliani. Parlo di nuove produzioni, non di riprese o di riadattamenti, seppur gradevoli, come il Corsaro e l’Oberto dei Festival Verdi 2008 e 2007. Anche la mia Accademia Verdiana ha prodotto diverse opere a Busseto come esito del percorso formativo. Grazie alla collaborazione dei sindaci Pini e Meduri, sono stati allestiti in teatro i Lombardi alla prima Crociata e sono stati realizzati in piazza spettacoli di successo come Luisa Miller, Rigoletto, Forza del destino e Corsaro. L’Accademia aveva anche portato due titoli verdiani al Teatro Regio di Parma: Traviata e Un ballo in maschera. Questa è la prova lampante che Busseto è in grado di produrre ed è in grado di esportare opere; non è vero che può al massimo importare spettacoli altrui (quest’anno neppure questi!). Voglio citare solo alcuni dei cantanti usciti dai corsi dell’Accademia Verdiana a Busseto: Vincenzo La Scola, Michele Pertusi, Roberto Aronica, Elisabetta Fiorillo, Alberto Gazale, Salvatore Licitra. Li conoscete: sono artisti di fama internazionale. La Luisa Miller prodotta a Busseto approdò addirittura al Metropolitan di New York con direzione di Nello Santi. Il concetto fondamentale è uno: Busseto non è «qualcosa» di collaterale al festival, ma dev'essere il cuore pulsante della rassegna dedicata a Verdi. Non è un caso, del resto, che Busseto sia gemellata con Salisburgo. Perché Verdi è nato a Roncole di Busseto come Mozart è nato a Salisburgo.
Non è stato facile arrivare a un festival verdiano con cadenza annuale, comunque dal 2001 la rassegna ha assunto carattere di continuità. In passato come era vissuta, nel mondo artistico internazionale, l’aspettativa di un festival dedicato a Verdi?
Nei miei 53 anni di carriera ho portato il nome di Verdi e della città di Busseto in tutti i più importanti teatri del mondo. Io non sono bussetano: sono nato a Vidalenzo di Polesine. Ci tengo a dirlo perché Busseto non è il mio paese d’origine, ma è il luogo a cui sono più intimamente legate la vita e l’opera di Giuseppe Verdi, il sommo compositore al quale è stata consacrata, di fatto, la mia carriera. Ho interpretato le opere di Verdi con i più grandi direttori. Alcuni nomi? Bruno Walter, Herbert von Karajan, Dimitri Mitropoulos, Carlo Maria Giulini, Georg Solti, Tullio Serafin e molti altri. Tutti mi chiedevano quando a Busseto si sarebbe fatto un Festival in onore di Verdi come già accadeva a Torre del Lago per Puccini e a Pesaro per Rossini. Con orgoglio io rispondevo fiducioso: «Presto si farà». Sì, perché ho sempre pensato che il Ministero della cultura si sarebbe accorto che esisteva un grande Maestro di nome Giuseppe Verdi da celebrare nella terra in cui era nato: Busseto. Ma adesso sono arrivato a 85 anni e mi rendo conto che sperare è stato vano.
Busseto non è la protagonista del Festival Verdi 2009. Quindi?
Quindi prendiamo atto della mancanza di cultura e di sensibilità musicale nei confronti del "Maestro dei Maestri", nei confronti del genio che "pianse e amò per tutti". Io non faccio politica, non sono un uomo di parte. Ma la realtà è che si assiste oggi all’irriverenza di escludere Busseto, il luogo dove Verdi è nato e dove ha composto opere sublimi, dal ruolo di protagonista del festival che porta il suo nome. A questo punto non mi resta che dire una parola che non avrei mai voluto pronunciare. Con il cuore in gola, con tutta la commozione che sento per il grandissimo Maestro, io grido questa parola: «Vergogna!».

 

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