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Franco Nero: «Mia moglie? L'attrice più brava del mondo»

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 di Caterina Zanirato

Non lavorerò con mia moglie, ma con l’attrice più brava del mondo». Franco Nero, attore di origini parmigiane, si è ritrovato a girare un film con la propria compagna, Vanessa Redgrave, a dieci anni dal loro ultimo set «congiunto». E sarà una storia che parla d’amore, un amore senza età: in «Lettere a Giulietta» una giovane coppia di americani in visita a Verona ritrova per caso una lettera d’amore inviata da una ragazza inglese 50 anni prima al suo primo amore. Insieme, aiuteranno l’ormai anziana signora a ritrovare l’amore perduto. 
La vostra unione è legata ai set cinematografici. Vi siete conosciuti nel '67, girando «Camelot». A distanza di molti anni, cosa prova a recitare con sua moglie? 
E' un vero dono poter recitare con lei. E’ un’attrice nel vero senso della parola, di scuola inglese. Prepara ogni scena, anche quelle minori, alla perfezione. 
Uno stile diverso dal suo?
Io sono più tecnico: essendo anche regista, scrittore, produttore, sono più attento ad altri dettagli. Poi, mi lascio trasportare dall’emozione: ogni film per me è come se fosse il primo.
Nel film recitate la parte degli innamorati, nonostante l’età non più giovanissima... Ha rivisto parte della vostra storia?
L'amore non ha età. Nel film ho voluto inserire una frase di Baudelaire che condivido: «L'amore è un crimine per cui c'è bisogno di un complice». Il segreto della nostra unione e dell’amore è proprio questo: la complicità.
Non è comunque la prima volta che recita con un familiare. Nel '99 ha recitato in «L’escluso», diretto da suo figlio Carlo Gabriel...
Sì ed è stata un’esperienza molto bella. Quando noi attori «navigati» recitiamo per un giovane regista capiamo al volo se sa quello che vuole. E se tentenna diventiamo degli avvoltoi. Mio figlio è stato molto determinato.
Come trova la regia di Gary Winick per «Lettere a Giulietta»? 
E' un professionista americano: lascia gli attori molto liberi. Nel cinema americano, infatti, chi decide non è il regista, ma i produttori: ogni scena deve essere rivista da molte persone e poi approvata.
La cosa più divertente che le è capitata sul set?
La scena che ho girato a cavallo. Il regista, prima di conoscermi, voleva modificare il copione e farmi entrare in scena con un trattore. Poi, però, gli hanno riferito che ero esperto nel cavalcare davanti alla cinepresa. Mi ricordai del consiglio ricevuto da John Wayne: chiesi un cavallo basso con la sella all’americana. Se il cavallo è alto, infatti, il pubblico guarda solo lui. Solo che arrivò un cavallo alto con montatura all’inglese. Per fortuna siamo riusciti a ovviare all’inconveniente.
Ci sono altri progetti?
Sì: un film scritto da Fellini, «Il viaggio a Tulum», un western, «Il fuorilegge Blue Jackal», un film americano sulla paternità, «Bugie nascoste», e una pellicola di Damiano Damiani sulla prostituzione a New York. 
 

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