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Svetla Vassileva: «Serve una voce duttile ma robusta»

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di Elena Formica

C'è un’artista che al Festival Verdi ha dato il meglio di se stessa e continua farlo: Svetla Vassileva. Soprano d’alto rango, ha vinto in un sol colpo il Premio Abbiati della critica italiana per Traviata a Parma e Rusalka a Torino.
Svetla ha un volto dai tratti intensi, misteriosi: dolci e netti a un tempo. E’ molto bella. Ed è una donna affascinante anche sul piano della personalità. Affabile, per niente diva. Chiara e precisa nel parlare di musica, di Verdi, di tendenze interpretative più o meno condivisibili.
 A Svetla Vassileva è legato il ricordo della splendida «Traviata» diretta al Teatro Regio da Yuri Temirkanov (Festival Verdi 2007), ma anche quello dell’emozionante «Giovanna d’Arco» sempre a Parma nella successiva edizione del Festival. Questa sera l’artista bulgara («e cittadina italiana», sottolinea con orgogliosa premura) debutterà nella «Messa da Requiem» di Verdi diretta da Lorin Maazel. Un’inaugurazione del Festival Verdi con oneri e onori: la tensione per una nuova avventura verdiana, la convalida di un ruolo da protagonista nel Festival. «E poi c'è il Maestro Maazel - aggiunge sorridente Svetla - con il quale non ho mai lavorato prima. E’ un debutto nel debutto! Un incontro importante, che ho affrontato in prova con tutta la concentrazione richiesta non solo da questa straordinaria partitura, ma anche dall’approccio, per me nuovo, con il Maestro Lorin Maazel. Il quale - devo dire - mi ha fatto sentire in un clima di totale sicurezza: lui è un grandissimo conoscitore del Requiem di Verdi, io invece mi misuro per la prima volta con questo capolavoro e tra l’altro mi aspettavo di rivedere il Maestro Temirkanov, con cui avevo già avuto una collaborazione molto bella in altre produzioni, non solo in Traviata a Parma. Ma ecco la sorpresa strepitosa: c'è il Maestro Maazel! Una nuova grande sfida per me, un’occasione molto importante per debuttare nel Requiem sotto la guida di una bacchetta così autorevole e prestigiosa».
 
Il soprano nella Messa da Requiem di Verdi: che «tipo» è? Svetla Vassileva non ha dubbi: «La mia opinione è che le voci per il Requiem di Verdi debbano essere belle robuste. Siamo di fronte a una scrittura sicuramente non leggera, anche se spesso i soprani leggeri se ne appropriano perché è più facile, per il loro tipo di voce, raggiungere le note estreme in pianissimo e fare i filati. E’ evidente che una voce robusta ha più difficoltà a restringersi, ma il Requiem è certamente scritto per voci di spessore. Io credo che sia in assoluto uno dei testi più delicati e difficili dell’intera letteratura musicale, non solo di quella verdiana».  «Basti pensare - continua Svetla - a quel sei volte pianissimo che il soprano deve cantare procedendo verso il progressivo “morendo” prescritto da Verdi. E ai fortissimo esagerati, immensi, che solo potenti voci sopranili possono realizzare. Per il Requiem verdiano ci vogliono voci duttili, ma di fatto robuste». 
Lo sguardo e i muscoli del viso tesi sulla musica, vigile su ogni nota, fulminea nel rispondere alla bacchetta di Lorin Maazel, l’artista ha sostenuto con impressionante impegno la prova bussetana di lunedì della Messa da Requiem: di vero rigore brillano le vere stelle come Svetla Vassileva. 

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