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IL PERSONAGGIO

Longinotti: «Io, falso senatore in televisione»

La casta «In pochi si ribellano ai soprusi». «Chi ha più coraggio? Di solito le donne»

Giuseppe Longinotti
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Antipatico, presuntuoso, arrogante. Uno che non fa la coda, pretende che la gente gli ceda il tavolo al ristorante, non paga quello che prende oppure esige sconti esagerati. E con chi protesta, la risposta è la solita: «Lei non sa chi sono io». Accompagnato dal suo servile portaborse e da una nerboruta scorta, è l'incarnazione di ciò che è, nell'immaginario collettivo, la casta. E' il senatore Giuseppe Codazzo, personaggio creato e interpretato dal parmigiano Giuseppe Longinotti, che da un mese impazza su La7, come «candid seriale» all'interno del programma domenicale «La gabbia», condotto da Gianluigi Paragone. L'esperimento è chiaro: attraverso le poco onorevoli peripezie del finto senatore osservare come reagiscono le vittime, cioè i cittadini comuni. Ebbene, le reazioni filmate da una telecamera nascosta sono di due tipi. C'è chi si ribella (non tanti, in verità) e chi sopporta i soprusi. «L'idea - racconta Longinotti - mi è venuta assieme a un amico parmigiano, Andrea Corradini, una sorta di sparring partner creativo e di alter ego con cui mi confronto dai tempi della Sinistra giovanile. Codazzo deriva proprio dal soprannome di Corradini che è Coda». Nella «candid» la sua spalla, che lui umilia a ripetizione, è invece Alessandro Orgiato, il portaborse. «Anche il suo personaggio - continua - si chiama con il suo stesso cognome, Orgiato appunto. Ma Alessandro non è solo la mia spalla negli episodi, collabora con me a scrivere i testi».

Le varie facce della politica del resto l'autore parmigiano le conosce bene in quanto è stato consigliere comunale dell'allora Pds dal '94 al '98. Un pidiessino eretico che fu una spina nel fianco della sinistra parmigiana specialmente nell'ultimo periodo rompendo con l'allora sindaco Stefano Lavagetto per appoggiare successivamente Elvio Ubaldi, che stravinse nel '98 mandando quella sinistra all'opposizione. Oltre a quella vibrata da Mario Tommasini, una «picconata» a quel sistema la diede dunque anche Longinotti che fu uno dei «ragazzi terribili» della politica parmigiana di fine millennio assieme, per citarne alcuni, a Bernardo Cinquetti, Lorenzo Lasagna e Luca Marola. Tornando alle vittime del falso senatore, Longinotti spiega che «tra quelli che reagiscono, ci sono spesso i più umili oppure le donne. Sì, le donne sono proprio quelle che spesso non accettano di subire un'ingiustizia. Nelle prime puntate, inoltre, mi ha colpito un pensionato che ci ha mandato, più che giustamente, a quel paese con grande veemenza. In altri, invece, di livello sociale apparentemente più elevato, c'è una sorta di sindrome di Stoccolma (quando si prova un sentimento positivo nei confronti del proprio aguzzino, ndr). Il potere, o presunto tale, incute sempre timore». Un quadro sconfortante. «Mi aspettavo infatti che la gente si ribellasse maggiormente - commenta -. Più dell'ottanta per cento della reazioni sono invece accondiscendenti. Magari mugugnano, poi però cedono. E alla fine, quando riveliamo chi siamo e che si trattava solamente di una gag, alcuni non ci concedono la liberatoria perché si accorgono di aver fatto una brutta figura». Per l'autore parmigiano «l'impressione è che gli italiani siano un po' dissociati. A parole sono tutti indignati con la casta ma poi, al contatto diretto, la tollerano». Nella «candid», che è girata a Milano, «la nostra credibilità è aumentata da quando abbiamo aggiunto i finti bodyguard». Nel senatore Codazzo, Longinotti è anche attore. Forse perché, come Roman Polanski in Chinatown, nessuno riusciva a interpretare il personaggio come voleva lui? «Faccio anche l'attore - sorride magari ricordando i tempi in cui in piazza Garibaldi, vestito da domatore, chiedeva l'indipendenza del Ducato dalla Padania - un po' perché mi sentivo adatto e un po' per contenere i costi». E nella sua città d'origine il falso senatore quando farà tappa? «Non lo so - conclude Longinotti -. Però potrebbe essere divertente vedere in azione Codazzo in Piazza o in via Cavour ». I parmigiani sono avvertiti.

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