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A cena con Antonio Ingroia

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Mercoledì 28 ottobre, Antonio Ingroia  - uno dei più autorevoli magistrati antimafia italiani, “erede” riconosciuto del giudice Paolo Borsellino – porrà all’attenzione del pubblico  del Fuori Orario, il locale di Taneto di Gattatico, gli aspetti più importanti e strettamente legati alla parola legalità, offrendo una vivida testimonianza delle difficoltà di un magistrato di operare in solitudine istituzionale “in una società che ha ormai introiettato modelli comportamentali mafiosi”.

Durante la cena-incontro, fissata alle 20,30, il magistrato presenterà anche il suo ultimo libro, edito da Nuovi Equilibri, “C’era una volta l’intercettazione” – con prefazione di Marco Travaglio - prossimamente in uscita nelle librerie. Per info e prenotazioni 0522.671970, oppure www.arcifuori.it Per conoscere tutti gli appuntamenti della stagione “A cena con..” è possibile anche visitare il sito www.monteverdipromotion.com

L’OSPITE - Pubblico ministero alla Procura di Palermo, Antonio Ingroia ha indagato su alcune delle più importanti vicende della storia repubblicana tra cui gli omicidi dei giornalisti Mauro De Mauro e Mauro Rostagno, le stragi mafiose al di fuori della Sicilia e il presunto connubio tra criminalità organizzata, imprenditoria e politica che ha coinvolto Marcello Dell’Utri.

IL LIBRO- ("C'era una volta l'intercettazione - La giustizia e le bufale della politica", ed. Nuovi Equilibri) - Le intercettazioni sono nate e si sono evolute in base alle evoluzioni tecnologiche e ai cambiamenti sociali. Ma il loro utilizzo è stato sottoposto a regole precise: richieste da parte dei pubblici ministeri dietro l'autorizzazione di un giudice per le indagini preliminari. Tutto questo per fornire ai cittadini garanzie su cui oggi si cerca di sorvolare: la politica – o una parte di essa – sta infatti insinuando l'idea di un mondo costantemente controllato, come nel romanzo 1984 di George Orwell. Nelle pagine di questo libro si va alla ricerca di fatti che dimostrano quanto il pericolo tanto gridato è inesistente. E lo si fa rifacendosi alle intercettazioni per i reati di mafia e al valore che hanno in fase processuale. Solo conoscendo questi fatti si può capire a quali trasformazioni aspiri l'attuale classe di governo. Mentre il dibattito politico si è spostato sulla sicurezza anti-immigrati instaurando un clima terrore nelle metropoli del Paese, c'è chi tenta di togliere un importantissimo strumento di indagine.
 

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  • gazzettadiparma.it

    27 Ottobre @ 11.07

    Abbiamo ricevuto questo commento e lo pubblichiamo lasciando a chi scrive la piena responsabilità delle sue affermazioni, che evidentemente tocca ad altri verificare e confermare o smentire.

    Rispondi

  • Gioacchino Basile

    27 Ottobre @ 09.03

    INIURIAM IPSE FACIAS UBI NON VINDICES Il Colonnello Mori ha riferito un fatto vero... Ha esposto pittoricamente il movente - Mafia e Appalti - di quella infame strage, accellerata ed eseguita prima che Paolo Borsellino potesse rientrare in Procura e chiedere notizie sul verbale della mia convocazione in qualità di persona informata dei fatti, delle ore 10 di giovedì 16 luglio 1992. Casualmente, ma io non ci credo, la stessa sera di quel giovedi 16 luglio Paolo Borsellino per amicizia e stima fù invitato a cena con altri due suoi colleghi guarda caso "quel noto" Guido Lo Forte, e Gioacchino Natoli che qualcosa dovrebbe chiarire in questa vicenda - dall'antimafioso (sic.) Carlo Vizzini, che da quel mio interrogatorio e dalle indagini, che dovevano necessariamente scaturire aveva moltissimo da preoccuparsi. (sic.) Lui, a mio avviso sapeva che Paolo Borsellino sapeva e se li filava; posso supportare adeguatamente questa mia fondatissiima e semplice ipotesi !!! La minima attenzione logica espone, che quella sera a Roma fù fatto l'ultimo tentativo per convincere Paolo Borsellino a mollare l'ndagine su Mafia e Appalti di cui, il mio esposto - provava al di là d'ogni ragionevole dubbio, che Fincantieri pagava "cosa nostra" - era la chiave che apriva l'infame connubbio consociativo, che dal 25 settembre 1979 al 23 maggio 1992 aveva posto a garanzia degli infami patti politici, il ruolo militare di "cosa nostra". Il giorno dopo, 17 luglio fù preparata l'auto da imbottire con il tritolo per uccidere ad ogni costo Paolo Borsellino è fare posto all'archivizione del dossier Mafia e Appalti ed affondare immediatamente nella melma delle mafiosità omissive, quel mio esposto-dossier che apriva senza alcun sforzo gli scenari criminali esposti dai Carabinieri del Ros; è agghiacciante la notizia riferita in aula di Tribunale dal Colonnello Mori: << il 20 luglio mentre Paolo Borselliono era ancora nella bara, quella Procura chiedeva l'archiviazione del dossier Mafia e Appalti!!!>> Arrivare alla verità è semplicissimo, basta soltanto cominciare da Vittorio Teresi e da quella Procura di Palermo di cui Paolo Borsellino non si fidava: questa è la verità!.. Ora basta, assassini poi "pentiti" (sic.) ed innalzati ad oracoli di verità; basta Ciancimino di turno che hanno interessi di natura economica e giudiziaria pesantissimi!!! Adesso, se si volessero mafiosamente ancora negare queste mie grida di Verità e Giustizia; allora auspico che almeno si abbia il coraggio e la dignità di mettermi a tacere, onorandomi della galera dei patrioti. In via D'Amelio non sono morti soli Paolo Borsellino e 5 valorosi poliziotti; il 19 luglio 1992 in via D'Amelio hanno anche rubato i miei sogni di libertà, la mia vita ed ucciso la speranza di migliaia di lavoratori e dei concittadini della mia borgata, che inseme a me vissero la storia infame del tradimento politico e istituzionale!!!.... Gioacchino Basile

    Rispondi

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