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Il cerchio magico protagonista di "Estri armonici"

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"El circulo magico": a questo pezzo celeberrimo di Manuel De Falla si richiama il titolo della XXIV edizione di "Estri armonici". ‘Cerchio magico’ come luogo metaforicamente abitato dal fantastico, dal sogno, dal fiabesco, luogo dentro il quale la musica, come poche altre discipline, ha saputo indagare e viaggiare. Ed è in questo orizzonte misterioso, ma non senza una pennellata di lieve umorismo, che si articola l’itinerario musicale ideato dal direttore artistico Giampaolo Bandini per questa nuova edizione della storica rassegna, nata nel 1989 e realizzata da Società dei Concerti Solares Fondazione delle Arti con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Parma, il Quartiere Montanara, con il contributo della Fondazione Monte di Parma, in collaborazione con Mingazzini e Cantine Dall’Asta.
"Estri armonici" è un progetto che da 21 anni punta, favorito dall’entusiasmo del pubblico, su una diffusione decentrata della musica di qualità, dedicando ad un quartiere popoloso come il Montanara un palinsensto di spicco che consente alla comunità di confrontarsi con musicisti di caratura internazionale. L’idea guida, perseguita con coerenza, è quella di uno sguardo non inamidato, ma libero e fantasioso alla musica colta, capace attraverso scelte anche ‘popolari’ di sollecitare l’adesione e l’interesse di un pubblico di appassionati non necessariamente esperti di tutte le età, giocando sul matrimonio tra l’estrosità dei programmi e il virtuosismo degli interpreti, tutti scelti tra i più bei nomi del panorama contemporaneo.
Dopo l’entrée straordinaria del Concerto di Capodanno, estrosità e virtuosismo sostanziano il programma fin dal primo concerto, che ha per protagonisti il violino di Alberto Bologni e la chitarra di Giampaolo Bandini (31 gennaio): qui il fascino del ‘magico’ prenderà le sembianze del ‘diavolo’, il quale come racconta una leggenda apparve in sogno a Giuseppe Tartini ispirandogli quello straordinario Trillo del Diavolo che dà il titolo al primo appuntamento, incursione spumeggiante nella musica ‘indiavolata’ di varie epoche che toccherà, oltre a Tartini, Sarasate e il ‘demoniaco’ Paganini .
 Generoso e spettacolare anche il programma del secondo concerto (14 febbraio), protagonista l’affermato Duo pianistico Petrouchka (Massimo Caselli e Alessandro Barneschi), che nel titolo, Il giardino fatato, rende omaggio al Ravel di ‘Ma mère l’oye’, eseguita integralmente nella versione d’autore per pianoforte a quattro mani, e che si intreccerà a ‘Bilder aus Oesten’ di Schumann nel Bicentenario della nascita del compositore tedesco e, secondo un mix tipicamente ‘estroso’ di stagioni musicali diverse, con la brillantezza della Rhapsodie in blue di Gershwin.
Il virtuosismo prende la strada del duo inedito tra strumenti insolitamente accoppiati nel terzo concerto (28 febbraio), dove un fagottista di conclamata fama, Paolo Carlini, dialoga con un violoncellista di vaglia come Luca Provenzani,  in un programma dal tono spiccatamente gioioso, varia carrellata che trascorre da De Boismortier a Mozart a Rossini.
La donna, la poesia e la Spagna sono i temi del concerto (7 marzo) realizzato in occasione della Festa della Donna. Le chitarre del Media Luna Trio e la voce recitante di Giuliana Soldani pescano a piene mani da L’amor brujo (L’amore stregone) di Manuel De Falla, che contiene anche il pezzo che dà il titolo alla rassegna. Una scorribanda nell’eterno femminino coniugato al mito gitano che promette emozioni: un ricco omaggio al colore e all’intensità della letteratura chitarristica iberica (De Falla, Albeniz, Granados, Gimenez) vista con gli occhi dell’altra metà del cielo.
Si resta sempre nei dintorni del ‘magico’ con i ‘folletti’ del virtuoso ottocentesco bresciano Antonio Bazzini e con la sua celebre Ridda dei folletti, che dà il titolo alla serata conclusiva (14 marzo) affidata alla fisarmonica (notissima al pubblico parmigiano) di Cesare Chiacchiaretta e al flauto, tra i più quotati del Brasile di oggi, di James Strauss: un altro binomio di strumenti curioso e carico di sapori, che dallo scherzo amatissimo di Bazzini si muove poi in direzioni diverse, da Bach a Piazzolla, da Bolling alla musica brasiliana, conciliandosi con le origini di James Strauss.
 
 

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