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Biondini: «Omaggio per i 2200 anni di Parma»

«Un amore di città» ripercorre la storia attraverso i monumenti «Docu-film costruito come un viaggio di un uomo in una notte»

Biondini: «Omaggio  per i 2200 anni  di Parma»
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C'è un sapore un po' amaro e un po' salato, come le lacrime, in ogni congedo anche se poi non è mai un addio. Ma ogni traguardo è un nuovo inizio, come per questi 2200 anni che Parma compie nel 2017 e, in omaggio ai quali, TvParma martedì sera alle 21.15 trasmetterà il docu-film di Mauro Biondini «Un amore di città, la storia, l'arte e i monumenti di Parma». «Un regalo alla mia città e alla sua gente con cui chiudo il mio percorso», dice il suo artefice.
Il docu-film, presentato lo scorso anno al Teatro Regio, è stato venduto in edicola con la «Gazzetta» (l'intero ricavato è stato devoluto all'Ospedale del bambino «Pietro Barilla») e viene passato ora, per la prima volta, in tv. E' l'occasione per l'autore di tracciare il bilancio di un'avventura passional-professionale che l'ha portato a essere “uno di casa” per i parmigiani, con l'abito elegante delle dirette dal Regio e la inequivocabile “s” scivolosa, impronta di verace parmigianità. Già, l'opera: la prima l'ha vista a 18 anni, nel 1962, lassù in loggione. Era «La forza del destino», che non ha una bella fama per gli scaramantici, ma in questo caso ha portato bene. E, infatti, «a un certo punto della mia vita, ho avuto la consapevolezza che esistono due cose, la passione e l'amore. L'amore per me è lo sport, la passione sono la musica e la storia. Ho risolto l'amletico dubbio di tanti e, dopo anni di impegno e soddisfazioni nel Cus, ho seguito la passione. Negli ultimi diciotto anni mi sono dedicato completamente alla lirica e alla storia di Parma», racconta Biondini.
E così è nato anche il fortunato ciclo di trasmissioni su Tv Parma «Vi racconto l'opera».
«Ho iniziato con l'Alceste di Gluck, nel 2004, e ho proseguito per undici anni, sempre con un taglio divulgativo. Un'esperienza che mi ha permesso di fare incontri incredibili, uno per tutti il soprano Magda Olivero che mi ha accolto, centenaria, nella sua casa trasmettendomi il fascino di un mondo scomparso. Contemporaneamente ho curato le dirette dal Regio in occasione delle “prime”, con Francesca Strozzi».
A volte sei stato criticato per la tua conduzione “di pancia”.
«E' vero, non mi sono mai posto come critico perché non lo sono e non ne avrei neppure la capacità e la cultura. Ho sempre dato dei giudizi “emozionali”, tifando, talora in modo scoperto, per gli artisti e per il teatro. So che questo può essere un limite, ma il compito che mi ero dato era di tenere la gente vicina al teatro e credo di esserci riuscito».
Divulgativi sono anche i tuoi docu-film dedicati a due miti di casa nostra, Renata Tebaldi e Carlo Bergonzi.
«Realizzare quei lavori per me è stato il coronamento di un sogno. Nel caso di Renata Tebaldi ho osato, presentandomi nella sua casa milanese. Mi aprì Tina Viganò, la sua assistente-ombra, che mi lesse negli occhi una passione vera e, pur essendo io un perfetto sconosciuto, mi portò dalla “Signorina” che mi aprì il suo archivio di ricordi per “Renata Tebaldi, la donna l'artista, il mito”»
E invece con Carlo Bergonzi?
«Fu più facile. Il “tenorissimo” aveva già visto il docu-film dedicato a Renata. Poi mi conosceva, per cui rispose con gioia alla
mia proposta quando andai a parlargli nella sua casa milanese, in zona San Siro. Ho trascorso due anni indimenticabili, accanto a un mito artistico e uomo di raffinata sensibilità e umanità che mi ha dimostrato fiducia enorme».
Qualche aneddoto su Bergonzi?
«Eravamo in teatro, a Busseto, per girare una scena. Carlo mi stava raccontando un episodio legato a un Requiem diretto da von Karajan. Si interruppe e così, a freddo, intonò “Hostias”, uno dei momenti più intensi, con voce incredibilmente pura a quasi 90 anni. Il ricordo più forte è legato al 10 ottobre - giorno del compleanno di Verdi - del 2009 quando, all'interno del Festival verdiano, presentai il lavoro in una serata-evento al teatro di Busseto per la quale arrivarono anche i dirigenti del Metropolitan. Carlo, che vide il film per la prima volta, pianse di gioia e commozione insieme».
Altro filone, i lavori sulla storia.
«Ho inaugurato quel capitolo con “De d'la da l'acqua” sulla Corale Verdi, poi “Maria Luigia, una sovrana una donna” con Paola Sanguinetti nel ruolo della Duchessa e infine “Le perle della Provincia di Parma” presentato al Farnese. Pensavo di aver concluso. Poi, in vista dei 2200 anni della fondazione di Parma, parlando con alcuni amici - i giornalisti Pier Paolo Mendogni e Claudio Rinaldi, il “mecenate” Guido Dalla Rosa Prati che mi ha messo a disposizione le risorse - mi sono convinto a accostarmi a questo lavoro. L'ultimo davvero»
Un impegno cospicuo, sedici ore di girato...
«Sì con Lorenzo Moreni di Videopress, cui mi appoggio da sempre, ci siamo ritrovati, dopo due anni di lavoro, ad avere tantissimo materiale. Solo della cupola del Correggio disponevamo di oltre cento riprese. Un magma a cui ho dato forma, seguendo il filo narrante di un uomo, innamorato di Parma, che in una sola notte ripercorre duemila anni di storia. Dico duemila, perché mi sono fermato all'unità d'Italia. La narrazione trova anche una definizione nella colonna sonora scelta con Rose Ricaldi».
Anche questo lavoro è costruito come docu-fiction, con inserti di ricostruzione storica.
«E per questo ringrazio i tanti personaggi noti della città che si sono messi a disposizione. La parte di fiction mi consente di alleggerire il racconto, sempre condotto con la mission di divulgare. Di cuore e di pancia, sempre con mille dubbi. Ma la miglior ricompensa è l'affetto della gente».
Con la politica che rapporto hai?
«Sono un uomo libero da  etichette. L'impegno politico per me è questo, fare serate benefiche, impegnarmi per quel che so fare. E' quello che continuerò a fare. Anche se la cosa che mi gratifica di più, in questo momento, è fare il nonno di Mattia e Edoardo».

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