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Dalla donna blu di Armani ai sogni di Cavalli

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Roberta Filippini
Blu totale, blu profondo e blu luminoso: «La Femme Bleu» è la signora del deserto, la più elegante Tuareg che le dune di sabbia abbiano mai visto. Giorgio Armani l’ha portata in passerella con convinzione, senza alcun tentennamento. Monocolore assoluto: «erano anni che volevo fare il blu, l’ho fatto totale, dall’inizio alla fine, così nessuno oserà più creare una collezione completamente di questo colore!».
Il blu è suo dunque, se non per sempre, almeno per questa stagione. Ed è la vera alternativa al nero: cangiante, trasparente, opaco o brillante, regala alla sfilata mille luci diverse. C'è qualcosa di etnico, ovviamente, sottolineato dai turbanti blu e dai monili, moderni ma insieme forti come amuleti. Eppure la collezione resta molto Armani, con nuove proporzioni e qualche stratagemma. Se per Emporio lo stilista aveva adottato la sottogonna di tulle stretch, qui usa i pantaloni sottili, leggerissimi, di seta o di jersey quasi trasparente, come fossero dei leggings sotto le gonne corte e svasate, sotto i miniabiti che sono quasi delle bluse. Il risultato è che la figura si divide in tre parti e si slancia: la visuale, interrotta dalla sottana, riprende con la vita alta e la giacchina corta.
Una donna blù che è molto piaciuta, per coerenza ed eleganza, anche a chi nelle ultime stagioni era stato dubbioso. Silhouette precisa e asciutta, nei pantaloni che formano un drappeggio grazie alle pinces e alle tasche sui fianchi, nelle giacche a spalle definite ma minute. Tacchi alti sotto i calzoni ma scarpe super piatte (ciabattine a punta con tallone da polacchina) sotto i vestiti da sera (perchè «la gonnona con il taccone fa signorona» dice saggiamente Armani). La mantella in doppio chiffon blu e nero avvolge l’abito sottoveste che si allunga, i vestiti in taffetà a una sola spalla, con voluta a pergamena, con grandi fiocchi piatti, sono molto couture. E così anche il brillio profondo di jais nero e cristallo blu che rendono cangianti la giacchina a schiena nuda e il piccolo gilet sull'abito di raso.
Tanti, più del solito, i vestiti per le serate importanti: «mi sono accorto che la scorsa stagione mancavano e ho corretto il tiro». La sera di Armani 'tirà sempre perchè «la signora si veste anche comprando capi economici di quà e di là, ma quando ha bisogno di un vestito impegnativo, viene da Armani» dice orgoglioso lo stilista. Settanta uscite, un lungo itinerario nel deserto, ma un «viaggio fatto solo con la testa, io viaggio poco. Del resto succedeva lo stesso a Saint Laurent» dice Armani, contento di aver fatto chiudere la sfilata a una coppia 'blù, lui e lei per mano, un’immagine romantica perchè altrimenti questa donna Tuareg rischiava di apparire troppo forte e dominante.
La sfilata di Cavalli.
Magari avrebbe voluto passare a cavallo sotto l’Arco della Pace, come fecero, vittoriosi dopo la battaglia di Magenta, Napoleone III e Vittorio Emanuele II. Roberto Cavalli invece si è accontentato – si fa per dire – di far sfilare sotto l’arco la sua collezione, quella che celebra - davvero in grande – i 40 anni del suo marchio. Una sfilata che più stile Cavalli non poteva essere, tutta pelle trattata, stampa pitone, stringhe e cascate di frange su una silhouette 'anatomicà, per una donna-serpente.
Innanzitutto la scenografia, grandiosa e inusitata per la moda milanese: l’arco di trionfo, che fu iniziato per volere di Napoleone Bonaparte all’imboccatura del parco Sempione, ha lasciato a bocca aperta anche i criticoni più antipatici. Arrivati camminando su un lungo tappeto bianco, gli ospiti si sono trovati davanti a una parete di specchio, con l’impressione che la volta fosse stata lasciata aperta. Poi l’ingresso nel padiglione, costruito per l’occasione, tutto trasparente, una vera magia. Cavalli ha avuto questa speciale 'location' dal Comune anche perchè si è impegnato a restaurare uno dei caselli daziari vicino all’arco (ben vengano davvero questi 'do ut des').
All’interno, come sfondo della passerella, un’installazione di piante surreali che ricordavano quelle del film Avatar. E un pò fumettistica è anche la donna di questa collezione, lavoratissima, stringata, stretta in lacci e lacciuoli, ma in toni tenui, dal beige al grigio chiaro, dal rosa antico all’azzurro polveroso. «Sono i colori dei miei sogni, per una moda che faccia sognare e renda la donna sexy, diversamente dallo stile minimalista (che ringrazio di esistere, perchè fa la mia fortuna!). Io sono partito dalla pelle e ho voluto celebrarla con questa collezione dei 40 anni» ha spiegato lo stilista che aveva iniziato la sua carriera proprio trattando in modo nuovo i pellami per grandi case di moda, prima di creare il proprio marchio.
Celebrità a iosa in prima fila: da Valeria Mazza a Elisabetta Canalis, da Nadege a Ilaria D’Amico, da Afef a Heidi Klum, da Paola Barale a Milly Carlucci, da Maria Grazia Cucinotta a Martina Stella, da Benedetta Mazzini a Federica Panicucci, solo per citare una parte del lungo elenco di star e starlette. Sempre sul 'front row' anche gli ospiti stranieri, soprattutto Estremo Oriente e Usa (gli italiani invece nelle retrovie, strana scelta per un marchio che celebra il made in Italy: ma pare che il settore commerciale dell’azienda abbia voluto così!).
Tutto ciò premesso, qualche parola in più sulla collezione che praticamente è stata lo sviluppo, costante, ossessivo (qualcuno ha detto preciso e opportuno) di un unico tema: chiffon a stampa rettile che si confonde con la vera pelle di serpente trattata quasi come un velo, con ampi squarci sulla pelle (quella delle modelle) segnata da stringhe e lacci. Lavoro artigianale accuratissimo per pantaloni stretti, aperti e stringati dappertutto, uniti a davantini minimi, quasi dei bavaglini di frange. Gonne in pelle o raso con esplosioni di pendagli (anche corni e conchiglie su abiti e bisacce), vestiti all’uncinetto con incrostazioni di paillettes che fanno a gara con le lavorazioni dei pellami. Dappertutto minitop e bolerini, un’aria da moderna squaw interpretata dalle modelle con lunghi e sciolti capelli lisci.
 

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