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Quel laureato senza età

La Mattioli 1885 ripropone il romanzo di Webb: da «Mrs. Robinson» amante alcolizzata di Benjamin alla splendida figlia ribelle Elaine

Quel laureato senza età
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Cannibalizzato dalla versione cinematografica celeberrima, è stato sempre trascurato sia commercialmente sia artisticamente (e detestato persino dal suo più che bizzarro autore, Charles Webb), ma «Il laureato» ora torna in libreria a 50 anni dall'uscita del film - una dipendenza che non si estinguerà mai - a cura di Paolo Cioni, anche traduttore, per gli eleganti tipi di Mattioli 1885. L'operazione permetterà ai più giovani, gli unici forse a non avere ancora visto la pellicola, di conoscere Benjamin Braddock, il protagonista, senza passare per Dustin Hoffman. Una riscoperta necessaria. Storia amara di due disillusioni che si incontrano e si possiedono carnalmente e basta, il libro emoziona anche perché fu pubblicato nel 1963, un anno simbolo - come lo sarà il 2001 - nella storia americana e quindi mondiale: l'assassinio Kennedy, si sa, data con precisione la famosa «perdita dell'innocenza» del popolo statunitense. Scritto da un Webb 23enne, contiene - immature ma già germogliate, compresse ma sobbollenti - le anticipazioni di quello che sarebbe arrivato di lì a poco, le contestazioni, le ribellioni, le rivoluzioni, le emancipazioni, i movimenti studenteschi, il flower power, il black power, tutto. Benjamin, che si accoda ad altri eroi inquieti della letteratura americana, dal giovane Holden Caulfield al Sal Paradise di Kerouac al McMurphy del «Nido del cuculo», non è ancora un figlio del '68 tuttavia non comunica già più con gli adulti, che siano i genitori perbene o la sua clamorosa amante, Mrs.Robinson. E questa è un'anteprima. Nessuna presa di posizione esplosiva, però, nessun tentativo di cambiare il mondo, soltanto disobbendienza dispettosa. In effetti anche il film, datato 1967, uscirà un anno prima del grande falò. Grazie all'innovativa regia di Mike Nichols, all'interpretazione di Hoffman e Anne Bancroft, alle canzoni di Simon & Garfunkel, alla perfetta scelta di tempo che incanalò e cristallizzò il vento di novità in celluloide, «The Graduate» divenne subito un caso trionfando al botteghino planetario e insediandosi nell'immaginario dove tuttora resta ben saldo, in un'annata che con altri titoli famosissimi («Gangster Story», «La calda notte dell'ispettore Tibbs», «Indovina chi viene a cena») ribaltò definitivamente il corso hollywoodiano in stato di impasse a causa della prepotente offensiva televisiva. Girato nel '64 o anche nel '66 probabilmente sarebbe diventato una commedia confettino con attori spiritosi ma innocui. Dodici mesi dopo invece il momento era giusto per un'incisività inedita e perforante. All'epoca della pubblicazione «Il laureato» cartaceo non impressionò né critica né pubblico, nonostante il contenuto pruriginoso, anzi scandaloso per il 1963: signora agiata e agé, tutta sigarette e martini, disincantata, delusa, alcolizzata e pervertita, «non ancora salvata dalle femministe» come scrisse Hanif Kureishi, concupisce giovane – altrettanto annoiato e insofferente – di buona famiglia e fresco di laurea che poi si innamora della figlia di lei, Elaine. Ne derivano guai. Il suo autore vendette i diritti cinematografici per poche migliaia di dollari e senza opzioni su eventuali incassi. Facile capire perché i produttori si interessarono famelicamente al manoscritto: è praticamente una sceneggiatura già pronta. Buck Henry e Calder Willingham presero pari pari le battute dei dialoghi asciuttissimi scritti da Webb e le misero in bocca ai protagonisti del film facendo uno sforzo minimo prendendosi però meriti assurdi, come la nomination agli Oscar proprio per il migliore adattamento (Webb ignorato). E visto che le parole in certi punti sono pressoché identiche come non risentire, leggendo, le voci dei doppiatori italiani, soprattutto quella della bravissima Anna Miserocchi, perfettamente in linea con l'espressività rapace dell'altrettanto strepitosa Anne Bancroft? L'impasto libro-film è talmente compatto da rendere inevitabili certi confronti: all'inizio un invadente ospite di casa Braddock parla a Ben di un «bel giocattolo in garage, quel lavoretto italiano che il tuo vecchio ti ha regalato per la laurea» ma la indimenticabile Alfa Romeo Duetto rossa, che è l’altra grande protagonista del film, nel '63 non esisteva ancora. E Mrs. Robinson, nelle pagine di Webb arriva al primo, impacciato convegno sessuale all'hotel Taft indossando un tailleur marrone e non l'aggressivo, esplicito soprabito di leopardo (come il reggiseno) scelto dalla costumista ingaggiata dalla produzione cinematografica. Charles Webb in ogni caso meriterà il pantheon degli immortali soprattutto grazie all'epilogo, la famosa, eversiva conclusione in chiesa, con Benjamin che porta via di corsa Elaine già all'altare con un altro più fuga finale su un autobus preso al volo e a caso: lo scarto inaspettato, lo sberleffo esibito, lo sgambetto al conformismo, la rottura con la «società», ma senza un piano preciso con conseguente, rapida presa di coscienza che sì, la si è fatta grossa, che ridere, ma adesso cosa facciamo?

Il laureato di Charles Webb - ed. Mattioli 1885, pag. 211, euro 15,00

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