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"Il Naso" spiazza il pubblico del Regio

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Elena Formica  (da uno dei servizi sulla Gazzetta di Parma in edicola)

(...) Il pubblico del Regio, non folto ma attento, ha accolto con gra­ziosa quanto civile neutralità «Il Naso» di Shostakovich. Educati applausi alla fine del secondo atto, prima dell’intervallo; decisamen­te più robusti - con qualche lancio di «Bravi!» - al termine dello spet­tacolo. Dapprima niente più che galateo, qualcosa di simile a un «Grazie per lo sforzo, ma noi sia­mo gente da 'Va, pensiero'». Giu­sto, giustissimo: Verdi, come te non c'è nessuno! Che vuoi farci se lo splendido intermezzo di sole percussioni, che di solito conqui­sta al Naso ovazioni in tutto il mondo, a Parma passa liscio come acqua da rubinetto, che si beve malvolentieri quand’anche più sana di quella imbottigliata? Che vuoi farci se uno spettacolo come questo del Teatro da Camera di Mosca, che Massimo Mila esaltò come bellissimo, al Regio fa cion­dolare, appisolata, qualche chio­ma ossigenata?

C'è chi dice, nel foyer, che l’intervallo è breve; ma c'è anche chi si proclama seria­mente interessato a percorrere nuove strade, cioè a deragliare dal melodramma di Verdi e affini, a patto che la Stagione lirica sia più ricca di titoli tradizionali. Sarà dunque una Tosca in più, o un Elisir di qualcosa, a far digerire senza bruciori (né torpori) la mu­sica geniale di un certo Shosta­kovich? E se gettassimo il cuore, in questo caso travestito da Naso, ol­tre l’ostacolo delle abitudini, an­che le più amate e motivate? Sia chiaro: il pubblico ha sempre ra­gione.

 

 

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  • Fabrice

    26 Febbraio @ 17.56

    I commenti in loggione ieri sera erano per lo più di incredulità e di delusione di fronte quest\'opera. Anch\'io all\'inizio dell\'intervallo mi sono sorpreso a pensare: \'ah, ma allora aveva ragione Zdanov !\'.\r\nIl naso non è affatto un capolavoro; è solo un tentativo fatto da un giovane geniale, di seguire le più nefaste mode nichiliste provenienti dalla seconda scuola di vienna.\r\nUn percorso sterile dal quale Shostakovich si è allontanato per forza o per convinzione molto presto. \r\nLa reazione del pubblico non c\'entra niente con l\'ignoranza (in senso etimologico o meno). Si tratta di una legittima repulsione di una forma d\'arte che tende a dissolvere l\'eredità culturale della tradizione anzichè penetrarla e approfindirla. \r\nE\' mistificatorio presentare il modernismo/nichilismo come un\'evoluzione della musica colta della quale è al contrario, nella sua stessa essenza, la negazione.\r\n

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  • Antonio

    24 Febbraio @ 21.33

    Non mi pare che l'accoglienza sia stata poi così negativa. Ho visto l'anteprima e la prima per TV. Non ci sono stati dissensi, certo c'erano vuoti, applausi un po' di maniera, l'opera non usuale spiazza un po' il pubblico poco abituato (anche perchè da noi le proposte di questo tipo, comuni in altri teatri e città, diventano rarità e proprio per questo da non perdere). Può piacere o no, ed ognuno può esprimere il proprio parere. Lo spettatore, specie all'opera e specie alle prime, non è sempre musicalmente preparato, ma senz'altro è appassionato di musica. Però certi commenti tipo: questa non è musica, è circo, oppure 'è una vergogna per parma questo spettacolo' ecc denotano ignoranza e soprattutto chiusura. Meglio tacere. Secondo me ci sono momenti molto belli: l'intermezzo delle percussioni, il quartetto delle lettere, la scena corale dell'ultimo atto ecc. e momenti un po' più duri da digerire specie al primo ascolto.

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  • guido campanini

    24 Febbraio @ 18.02

    Vedrò la rappresentazione di domani (venerdì) e ho visto in TV il primo atto. Finalmente a Parma un po' di Novecento storico (il naso è del 1930, ottant'anni fa... come rappresentare la Norma ai primi del XX secolo...). Il pubblico è spiazzato perchè non è abituato. se ogni due anni ci fosse un'opera un po' diversa dal melodramma classico, allora le orecchie sarebbero più abituate (cito: Berg, R. Strauss, Prokofief, Janacek...). Comunque, sistono dichi e video, nessuno ci impedisce di ascoltare anche un po' di Novecento storico, e perciò di non trovare "rivoluzionario" un linguaggio musicale che risale - appunto -ad 80 anni fa. Ben venga Shostakovic, e ben venga un teatro musicale diverso dall'opera tradizionale - che giustamente continua ad avere nei nostri Teatri un assoluto primato. Dopo Trovatore, Vespri Siciliani, Forza del Destino ed in attesa dell'eterno Barbiere, un po' di Novecento ci sta proprio bene, ed apre le nostre menti e le nostre orecchie.

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  • Ilaria

    24 Febbraio @ 17.19

    Non parlerei di ragione, non ragione o addirittura ignoranza. Alzi la mano chi sa tutto. Questa è un'opera musicalmente difficile anche per gli esperti, figuriamoci per chi la vede per la prima volta. Che senso ha chiedere al pubblico durante l'intervallo un commento come se fosse La Traviata? E' chiaro che rispondono così. E Comunque anche i così detti esperti intervistati ieri durante le dirette televisive non sono andati oltre qualche generico commento positivo. Si fa così per non sembrare ignoranti?

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  • Antonio

    24 Febbraio @ 14.22

    il pubblico ha sempre ra­gione ... e l'ignoranza purtroppo trionfa sempre. Ma è il caso di vantarsene?

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    • Alessandra

      24 Febbraio @ 23.03

      Mi associo a quest'ultimo commento, a proposito dell'ignoranza (da intendersi etimologicamente). Purtroppo il pubblico parmigiano non è ne' colto, ne' curioso. Ma mi pare chiaro che l'ironia della chiusa del bell'articolo di Elena sottolinei perfettamente che non è il caso di compiagersi, dell'ignoranza...

      Rispondi

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