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Francesca Inaudi attrice per vocazione

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Francesca Inaudi ha ricevuto il premio Schiaretti ieri sera al cinema D'Azeglio.

Alleghiamo a questo articolo un'intervista di Filiberto Molossi, dove la Inaudi dà, con il nostro "CineFilo", i suoi consigli sui film dell'estate 2011.

L'articolo della Gazzetta di Parma di ieri
di Filiberto Molossi

E' diventata attrice per vocazione, complice quel corso di recitazione in cui è capitata per caso per poi capire subito «che non avrei voluto fare nient'altro in tutta la mia vita». Lei, la Cristina di Belgiojoso che fa l'Italia in «Noi credevamo», ma anche la mangiatrice di uomini dai capelli rosso sparati del televisivo «Tutti pazzi per amore» e, a fine anno, sul palco, pure la mitica Holly di «Colazione da Tiffany». Perché è così che funziona: quelle grandi, ma grandi davvero, sanno fare tutto, non si tirano mai indietro. E se dicono «non ci riesco» è solo «per capriccio, una richiesta di aiuto al regista. Non mi sono mai rifiutata di girare nessuna scena: al massimo faccio finta di lamentarmi e magari passo per rompipalle perché sono una perfezionista. Ma sono una che si butta dentro le cose».
Una come Francesca Inaudi, 33 anni, nessun rimpianto alle spalle e una gran carriera davanti: versatile, entusiasta, sicura di sé,  simpatica e alla mano. Oltre che bravissima e - dice lei - «vagamente permalosa». E' questo l'identikit della vincitrice del premio Schiaretti 2011, il riconoscimento, promosso dal cineclub D'Azeglio e Gazzetta di Parma col patrocinio del Comune, assegnato a un protagonista del nuovo cinema italiano. Dedicato all'indimenticato critico cinematografico del nostro giornale, giunto alla sesta edizione (nell'albo d'oro nomi come Olivia Magnani, Silvio Muccino, Fabio Volo, Isabella Ragonese e Alba Rohrwacher), il premio verrà ritirato oggi alle 21,30 all'Arena estiva  del D'Azeglio dalla stessa Inaudi, in una serata a ingresso gratuito (l'incontro col pubblico verrà seguito dalla proiezione di «Matrimoni e altri disastri», dove l'attrice senese recita insieme a Margherita Buy e Fabio Volo), durante la quale i parmigiani potranno conoscere meglio un'attrice capace di passare con grande disinvoltura dal teatro, al cinema e alla televisione. Capace di lasciare una traccia profonda anche in uno dei film più importanti della stagione appena conclusa: il risorgimentale e premiatissimo «Noi credevamo».
Cosa ha significato per te fare parte del film di Martone?
«E' stato molto importante. E non solo perché il personaggio che interpreto, Cristina di Belgiojoso è una gran donna, modernissima, morta vestita da uomo e col fucile in braccio. Una che l'Italia l'ha fatta veramente con le sue nude mani. Ma anche perché "Noi credevamo" è la prova che la qualità e l'arte al cinema vengono ancora premiate. Il film è uscito in pochissime copie, lo davano per spacciato: e invece la gente ha fatto la coda per vederlo».
Anche se quest'anno in Italia abbiamo assistito a una vera invasione di commedie...
«Le mode sono mode: a un certo punto finiscono. Credo che il pubblico sia pronto a smentire i calcoli fatti a tavolino da produttori e distributori. Il problema è che mancano buone storie per film drammatici. Pensa che io lotto sin dai tempi del Piccolo Teatro - dove ho studiato -, per impormi come attrice drammatica: ma anche se ho un'attitudine molto forte per questi ruoli, alla fine mi ritrovo più spesso a interpretare parti leggere».
Qualche rimpianto?
«No assolutamente: in realtà, è più difficile fare bene la commedia che un dramma. Sono contenta del percorso che ho fatto: tendo al massimo per avere almeno il minimo, ma se tornassi indietro correggerei solo piccole cose. Le attrici a cui mi ispiro sono quelle che hanno dimostrato di sapere fare qualunque cosa bene: penso alla Vitti, alla Melato».
La tv ti ha dato grande popolarità: ma che esperienza è stata?
«Diciamo che da "Distretto di polizia" sono uscita indenne: per me quella è stata un'esperienza totalmente nuova e inaspettata. Ho subito la routine, la stanchezza...: ma mi è piaciuto riuscire a reagire. Oggettivamente è difficile quella dimensione. Per "Tutti pazzi per amore", che sto attualmente girando, invece, il discorso è diverso: era una serie con un codice nuovo, scritta da un autore strepitoso come Cotroneo e il personaggio che interpreto, così surreale, l'ho scelto io».
Che differenze ci sono a lavorare per una serie e in un film?
«Rispetto al cinema la tv  ti tira fuori una capacità di adattamento incredibile, ti insegna a crearti una rete di salvataggio che ti permetta di non scendere sotto un certo livello: e poi ti abitui a recitare in qualsiasi condizione, anche in circostanze estreme. Giri anche 8-9 scene al giorno, mentre sul set di un film  magari una sola: credimi, dopo avere fatto la televisione il cinema ti sembra una passeggiata...».
Dove ti vedremo prossimamente?
«Al cinema, in una commedia al femminile che si intitola "Come trovare nel modo giusto l'uomo sbagliato". E' un'opera prima di due ragazzi, Salvatore Allocca e Daniela Cursi Masella: un film molto carino che uscirà il 26 agosto. Speriamo che la gente per allora abbia già voglia di andare al cinema: confidiamo nell'aria condizionata... Poi, a fine anno farò teatro, "Colazione da Tiffany".
Nel ruolo di Audrey Hepburn...
«Già, ma pensa che il film non l'ho mai visto ed è molto meglio così: difficile non farsi influenzare da una come la Hepburn. In realtà noi saremo più fedeli rispetto al film al libro di Truman Capote che l'aveva scritto pensando a Marilyn Monroe».
Ma c'è un ruolo che più di tutti vorresti interpretare?
«In realtà sì: mi piacerebbe portare sullo schermo "Jezabel", il bellissimo romanzo di Irene Nemirovsky. Mi piacerebbe farne anche la regia, ma più di tutto interpretare la parte della figlia».

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