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Film recensioni - J. Edgar

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 Filiberto Molossi

Ha conosciuto (e ricattato...) otto presidenti, ha ideato e usato per primo (quando Ris e Csi erano ancora sigle senza senso) le più moderne tecniche di indagine, è stato - per 50 anni - l'uomo più potente e temuto d'America. E non ha mai, ma dico mai, abbassato la guardia. Eppure, tra tutti i nemici pubblici che ha inseguito per una vita J. Edgar Hoover, uno gli è sempre sfuggito, si è fatto gioco di lui, dandogli, sino all'ultimo giorno dell'ultimo respiro, filo da torcere: se stesso.
Fanatico, implacabile, solitario, innovativo, egocentrico, paranoico, represso: il signor Fbi secondo l'ispettore Callaghan. Dal «pericolo rosso» a Dillinger, dal caso Lindbergh all'assassinio di Kennedy: tutto in chiaroscuro come il secolo che racconta, pieno di ombre e di misteri, un film che oltrepassa di slancio i confini del biopic, del pur complesso e affascinante ritratto del gigantesco paladino dell'America più conservatrice, ostinato cultore dell'ordine e della strategia della paura, per riflettere, in maniera attualissima, sulla debolezza e sulle falle della democrazia, fragile e vituperato vessillo di chi – ieri come oggi – è convinto che «a volte occorre piegare un po' le regole per garantire la sicurezza del Paese».
Affresco privato e insieme pubblico di un uomo e di un'epoca, l'ultimo, magistrale, film dell'icona Clint Eastwood, rilegge uno scorcio decisivo di Storia moderna tracciando l'identikit dell'ex bimbo balbuziente che mise paura ai potenti, il leggendario e assai controverso capo dell'Fbi che dal suo ufficio tirò i fili del destino del Grande Paese, influenzandone la politica, le scelte, lo sguardo. Dalla guerra dichiarata ai comunisti a quella contro i gangster, dai processi sommari all'odio feroce per Martin Luther King: privo di amici, incapace davvero di amare, Hoover è soprattutto nella fotografia in controluce  di Eastwood l'emblema e la cartina di tornasole del cuore nero di un'America ammalata di delirio di onnipotenza, brillante certo, ma non più innocente nel momento in cui è disposta  a manipolare, ricattare, calpestare leggi e negare diritti pur di difendere un presunto ma assai labile «bene supremo». 
Curatissimo nella ricostruzione (splendidi in particolare i costumi), denso nell'alternanza continua tra passato e presente, ricco di soluzioni di gran classe (come quando Hoover ascolta la registrazione di un amplesso di cui vediamo solo le ombre proiettate sul muro...), «J. Edgar»  ha in sé i crismi della metafora morale, ma al di là del fatto puramente «politico» è anche un grande melodramma intimo, laddove anche l'uomo più potente è indifeso come gli altri, come tutti, di fronte alle sue debolezze, alle proprie molteplici ossessioni. 
Dominato dalla figura materna, incapace di ammettere la propria omosessualità e di accettare, fino in fondo, l'amore del suo braccio destro Clyde Tolson (sul rapporto tra i due Eastwood costruisce l'anima nevralgica della pellicola), Hoover nelle mani di Clint assume i contorni di una figura tragica, quanto umanissima; ma se il film appassiona nonostante gli spigoli di un personaggio per certi versi difficile e velenoso, molto del merito va alla mostruosa interpretazione di un Leonardo DiCaprio da Oscar, letteralmente straordinario nel trasformarsi, anche fisicamente (mascella serrata e bocca sottile: e un trucco che gli «regala» 50 anni di più....) nel capo indiscusso dell'Fbi. In un gioco raffinatissimo dove verità e finzione ballano avvinghiate: là dove, come Hoover insegna, «più falsa è la storia, più drammatico è l'impatto». E i segreti del mondo finiscono nel tritacarte. 

Giudizio: 4/5
 
SCHEDA
REGIA:  CLINT EASTWOOD
SCENEGGIATURA:  DUSTIN LANCE BLACK
FOTOGRAFIA: TOM STERN
MONTAGGIO: JOEL COX E GARY ROACH
MUSICA: CLINT EASTWOOD
INTERPRETI:  LEONARDO DICAPRIO, ARMIE HAMMER, NAOMI WATTS, JUDI DENCH, JOSH LUCAS
GENERE:  BIOGRAFICO/DRAMMATICO
Usa 2011, colore, 2 h e 17'
DOVE: D'AZEGLIO, THE SPACE BARILLA CENTER, THE SPACE CINECITY
 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  • simona

    09 Gennaio @ 19.33

    ...meravigliosa recensione: avvincente, penetrante,ricercata nel dettaglio nella descrizione di sfumature esistenziali colte fino in fondo... tanto potere e tanto delirio di onnipotenza, nell'ostentata ricerca di controllo demoniaco per inseguire quella pseudo convinzione della "moral majority" americana che fa di lui, sempre e solo un uomo !!!! complimenti al giornalista!

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