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L'altra metà di Parma: interviste al femminile - L'attrice di "Mafie in pentola": "Le donne hanno una marcia in più contro la criminalità"

L'altra metà di Parma: interviste al femminile - L'attrice di "Mafie in pentola": "Le donne hanno una marcia in più contro la criminalità"
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di Andrea Violi

Può capitare di andare a vedere uno spettacolo teatrale e ritrovarsi sul palco a mangiare. E non a degustare piatti qualunque ma i prodotti delle cooperative che lavorano le terre confiscate alla mafia. Può capitare, sì, nello spettacolo «Mafie in pentola» della bolognese Tiziana Di Masi. Uno spettacolo di teatro «civile-gastronomico» che in modo originale spiega il lavoro che c'è dietro a mozzarelle, a taralli o torrone piemontese “serviti” sulla sua tavola.
«Mafie in pentola» vuole dare un messaggio di speranza. Ma anche un messaggio chiaro sulla lotta alla mafia. Una lotta che, spiega l'attrice, va fatta da tutti, nel quotidiano, anche con piccoli gesti. E in questo le donne hanno e devono avere una marcia in più. Ce l'hanno, in particolare, nelle regioni in cui la criminalità organizzata è più forte: «Dove c'è il peggio, c'è anche il meglio», dice Tiziana Di Masi, che a Gazzettadiparma.it descrive "Mafie in pentola" (scritto dal giornalista Andrea Guolo) come «uno spettacolo di divulgazione in cui racconto le reazioni di quelle vite che hanno subito dei soprusi».
E il coinvolgimento diretto del pubblico, aggiunge una presentazione scritta dello spettacolo (al momento in tournée in Lombardia, Veneto e Romagna) «non “chiude” lo stomaco dello spettatore, bensì stimola la sua “fame” di legalità e di cose buone. Il cibo si fa memoria e occasione di riscatto sociale».

Parlaci di te... Da quanto tempo fai l'attrice?
Dal 2000 faccio la “teatrante di professione”. Fin dall'inizio ho cercato di sperimentare, finché ho trovato il modo di fare teatro che più mi rispecchiava: il teatro sociale. L'altra mia passione è l'interesse per il cibo, in tutte le sue forme. Quattro anni fa mi sono dedicata al “teatro gastronomico”, portando in scena storie di chef. «Escargot e brachetto» è una commedia sull'alta cucina. Una chef e una maitre, Aurora Mazzucchelli e Benedetta De Pra, raccontavano la loro storia professionale. Il teatro gastronomico c'è da una vita ma se il cibo diventa il fine dello spettacolo, non mi interessa. A me interessa utilizzare il cibo come mezzo per raccontare storie di lavoro. Con “Mafie in pentola” si fa il passaggio più importante: usiamo il cibo per raccontare storie di straordinario impegno sociale.

Come si svolge e come nasce lo spettacolo “Mafie in pentola”?
È un monologo di un'ora e mezza interpretato da me, interagendo con il pubblico. Nasce dall'esigenza di coniugare due ambiti apparentemente lontani: il teatro gastronomico e quello di impegno civile. Con questo spettacolo nasce il “teatro civile gastronomico”. Approfondisco le tematiche delle mafie... Ne parlo con don Ciotti nel 2009, poi io e Andrea Guolo partiamo, scrivendo lo spettacolo per raccontare la storia delle cooperative di “Libera” dopo un lavoro di inchiesta giornalistica sui terreni confiscati al Sud e in Piemonte. Stando su quelle terre ci viene in mente di raccontare la storia dei lavoratori di “Libera” attraverso il risultato del loro lavoro: i prodotti a marchio “Libera Terra”. Non è quindi il mero racconto delle storie delle cooperative. Lo spettacolo ricostruisce la “memoria” di ogni singolo prodotto... Mentre sulla tavola allestisco questo “menù della legalità” seleziono casualmente persone dal pubblico. Due assaggiano l'antipasto, altre due il vino o la mozzarella, altri il dolce... Il binomio cibo-impegno si realizza completamente, senza togliere sacralità al teatro.

Una formula originale...
Il pubblico ama narrazione e concretezza. Comunque non si viene per mangiare... Si parla della sconfitta della mafia in modo pratico. Il messaggio è: ciascuno di noi può fare antimafia, essendo consapevoli di ciò che si mangia. Ci sono interessi delle mafie nella filiera agroalimentare. Quando facciamo la spesa, non è secondario interrogarci sulla trasparenza del cibo.

Ma non è proprio facile capire se un prodotto sia in qualche modo controllato dalla mafia.
In passato si è parlato di prosciutti contraffatti dai Casalesi a Modena e delle infiltrazioni mafiose nei mercati ortofrutticoli. Bisogna informarsi per sconfiggere le mafie! “Mafie in pentola” sta sorprendendo sia me sia l'autore. Le Coop Nord-Est e Lombardia l'hanno sostenuto e le date si moltiplicano perché è la gente stessa che lo sostiene. Non c'è una produzione che investe e impone ad altri teatri lo spettacolo per una logica di scambio. Tanti chiamano per chiedere come organizzarlo.

Quali prodotti compongono il “menù della legalità”?
Sono tantissimi, nello spettacolo parlo solo di alcuni. Qualche esempio: i taralli della cooperativa “Libera Terra Puglia”, pesto di peperoncino e melanzane violette lunghe della cooperativa della Valle del Marro, i carciofi violetti di Brindisi, la pasta condita con pesto pugliese, la mozzarella, il torrone e il miele della Cascina Caccia. Questo è un capitolo legato al Nord: si tratta delle terre confiscate alla 'Ndrangheta in Piemonte.

Hai mai ricevuto minacce o contestazioni per il fatto che porti in scena un messaggio antimafia?
In tanti me lo chiedono... Quando lo porti in posti come Corleone e Casal di Principe, qualcosa accade. Non ho ricevuto minacce preoccupanti per la mia vita ma ci sono stati segnali, atteggiamenti, comportamenti non piacevoli. Però non bisogna mai dire che un territorio è tutto così: dove c'è il peggio c'è anche il meglio. Lo scorso autunno a Isola Capo Rizzuto (in provincia di Crotone, ndr) sono venute solo 3 persone: gli organizzatori! Lì c'è il clan degli Arena che detta legge ma ci sono anche una “sindaca” straordinaria e un gruppo di “Libera”. A Cirò Marina (sempre nel Crotonese, ndr) le locandine dello spettacolo venivano staccate e qualcuno della società civile li riattaccava. Alla fine lo spettacolo ha avuto un successo straordinario. A Polistena, nella piana di Gioia Tauro, c'è stato coinvolgimento grazie a don Pino De Masi, che da 27 anni cerca di educare alla legalità. Passava l'altoparlante nel paese... e il teatro era pienissimo. È l'esempio di una Calabria che sta combattendo e raccoglie i suoi frutti.
A San Pietro Vernotico (in provincia di Brindisi, ndr) il Comune ha portato lo spettacolo in piazza. Quando ho fatto il nome del cassiere della Sacra Corona Unita sono stati buttati dei mattoni da una finestra, per interrompere lo spettacolo. Il sindaco è stato contento perché con questo messaggio abbiamo dato fastidio.
Quando porto lo spettacolo vedo uomini e donne che combattono per la loro terra. Le donne hanno un ruolo particolare nell'instaurarsi e nel mantenimento della cultura mafiosa.

Quindi le donne devono avere una marcia in più anche nella lotta alla criminalità organizzata?
In tutti i luoghi in cui siamo stati, una marcia in più ce l'hanno le donne! Mi ha colpito vedere l'entusiasmo, l'intensità con cui portano avanti il tutto. A Carlopoli (in provincia di Catanzaro, ndr) ho conosciuto il sindaco e l'assessore alla Cultura, che è una donna. Una volta arrivati, veniamo accolti da queste due persone che hanno curato tutta l'organizzazione... l'assessore puliva le sedie! Avevano un entusiasmo contagioso. È un esempio dello “sporcarsi le mani”.

"Mafie in pentola" è arrivato (o arriverà) anche a Parma e provincia?
Parma mi manca. Ci sono molto affezionata, per i miei trascorsi: ho lavorato con la Compagnia dei Borghi, al Teatro Pezzani, per la Biblioteca di Alice e la Biblioteca civica, dove ho fatto uno spettacolo sulla Shoah (tutti fra il 2000 e il 2009, ndr). Sarebbe un peccato non portare "Mafie in pentola" a Parma.

Quali sono i tuoi obiettivi?
Continuare a fare teatro con l'impegno sociale ma a modo mio, in un modo che includa il senso della speranza e della rinascita. Il rischio, con temi così “gravi”, è di non dare un messaggio di speranza. Bisogna invece aprirsi alla fiducia! Vorrei anche parlare di libera informazione... ci sono iniziative a cui sto pensando. L'importante è parlarne in maniera positiva.

Multimedia
Il sito di Tiziana Di Masi: www.tizianadimasi.it
I video di Tiziana su YouTube: guarda i filmati
"Mafie in pentola" su Facebook: guarda la pagina

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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