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Saimir Pirgu: "Da voi hanno cantato i più grandi"

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Elena Formica

Parma Lirica come il Met. Il tenore Saimir Pirgu, che non ha una data libera da qui alla (Dio volendo) eternità, si esibirà stasera nell’affettuoso, sfizioso e pur anco glorioso teatrino di via Gorizia. E’ il suo debutto nella città di Toscanini e del Festival Verdi. Pensate un po’: questo ragazzo (classe 1981) è una star, a soli 22 anni interpretava già L’Elisir d’amore all’Opera di Vienna vincendo il prestigioso premio «Eberhard Waechter». Oggi canta e ricanta al Covent Garden, al Metropolitan, alla Scala. E’ stato acclamato nei giorni scorsi al Liceu di Barcellona nella Bohème con Angela Gheorghiu. Lo applaude il mondo, eppure la sua «prima volta» a Parma è Parma Lirica. Non il Regio, per intenderci. La realtà supera la fantasia. A questo punto, diciamola tutta: a Busseto, in occasione del Festival Verdi 2009, Pirgu tenne uno strepitoso concerto su invito del sovrintendente Meli. Che serata, troppo bella! Ma dov’erano i melomani, i melofili, i melo-retori che tutto sanno di Verdi e affini? A casa. Poco pubblico quella sera. Beato chi c’era. Gli «pseudo-guru» del melodramma, che a Parma e dintorni sono ascoltati più del premier Monti, non sapevano chi fosse Saimir Pirgu. Lui, in tutto il mondo, era già una stella. Nel 2004, a Ferrara, aveva debuttato con Claudio Abbado nel Così fan tutte; da lì in poi trionfi a Salisburgo, Berlino, Parigi, Valencia, Tokyo e altre «capitali della musica».
«Vengo a Parma Lirica – dice - perché è un luogo di gente sincera e appassionata». «Lo faccio – aggiunge con un sorriso - per mettermi nell’elenco; so che qui hanno cantato tutti i grandi della lirica». Albanese, un diploma di violino in tasca e nelle orecchie il Concerto dei Tre Tenori a Caracalla («da lì la scintilla: avrei fatto il cantante!»), Saimir Pirgu è approdato in Italia giovanissimo per studiare canto al Conservatorio di Bolzano. «Studente e povero», per dirla col sedicente Gualtier Maldè (il Duca, in Rigoletto, è un suo cavallo di battaglia), Saimir svolgeva un umile lavoro per mantenersi. Faceva il lavapiatti. Poche favole: emigrare, studiare, lavorare. Ma la favola può abitare anche l’iniquo mondo, se c’è un talento vero e un ambiente onesto attorno. Così Saimir Pirgu è diventato Saimir Pirgu: potenza della lirica! Il repertorio in sintesi: Mozart (Don Giovanni, Così fan tutte, Die Zauberflöte, Idomeneo re di Creta), Donizetti (L’elisir d’amore, Lucia di Lammermoor), Verdi (Rigoletto, Traviata, Requiem), Puccini (La bohème, Gianni Schicchi), l’opera francese (Roméo et Juliette, Werther).
Artista solare, temperamento da leader. Ha debuttato in tutti i maggiori teatri del mondo (tranne al Colón di Buenos Aires, dove è atteso tra breve con Muti, top secret il programma), ma non considera questo un traguardo. «A un buon cantante – osserva - può capitare senz’altro di esibirsi una volta al Met o al Covent Garden, ma solo se ti richiamano, se torni, se ti affidano ruoli sempre più rilevanti, significa che è nata una collaborazione. Ecco, io torno, mi invitano a tornare. Sono in una fase di crescita ed è questo che conta, per me». Verdi? «Sarà decisivo nella mia carriera – risponde il tenore -. Ma bisogna avere una maturità, per i grandi ruoli verdiani, che non è meramente vocale. Da questo punto di vista, io non mi sento «immaturo»; ma prendere di petto un ruolo e fare bella figura non risolve l’interpretazione, non è l’interpretazione. Per me il canto non è un lavoro. E’ la mia vita. Quindi la maturità che intendo io è quella che permette a un artista di scavare, di scoprire dall’interno della musica, quasi a tu per tu con il compositore, il senso di una creazione. Ciò può accadere in momenti precisi. E solo in forza della vita stessa».  Nata sotto il segno dell’eccellenza, la carriera di Pirgu è stata sostenuta da bacchette illustri: Abbado, Muti, Harnoncourt, Maazel, Gatti, Ozawa, Pappano, Conlon e via così. La fa semplice lui, ma non è da tutti «intrigare» i divi del podio. Sempre più spesso accade l’opposto: ci sono pivelli del podio che dirigono i grandi cantanti. Esplicito Pirgu: «Mi chiedo che cos’ abbia da dire un direttore poco più che ventenne, come tanti ce ne sono in giro oggi, a musicisti e cantanti che hanno il triplo della sua esperienza. Perché il punto è uno: avere qualcosa da dire. Anzi, avere qualcosa di importante da dire».

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  • mark shkreli

    31 Marzo @ 23.18

    Gazie alla " Parma lirica" nell’affettuoso, glorioso teatrino di via Gorizia abbiamo seguito un spetacolo meraviglioso.....il concerto di tenore Saimir Pirgu e del basso Frano Lufi, tutti due Albanesi , ormai conosciuti nel mondo della lirica ( che hanno debutato negli più noti teatri , nei vari capitali del mondo ).. Una salla piccola, piena, gremita da tanta " gente " ..i Parmigiani noti come intenditori della musica ( perfino, c'era la gente in piedi perfino nel corridoio di passaggio )..Un successo indiscuttibile... dopo il repertorio classico, seguito dagli applausi frenetiche calorose ( tutta la sala in piedi..!) , alla fine spetacolo, il tenore Pirgu accompagnato in pianoforte dal suo collega , il basso Lufi hanno cantato anche 2 canzoni Albanese ( arie) Un spetacolo degno per il teatro " reggio di Parma" che purtroppo e troppo lontano . per " aprire " le porte a questi talenti mondiali..Grazie per la serata meravigliosa che avete regalato..

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