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Film recensioni - Spielberg dà lezione di Storia

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Filiberto Molossi
«Questa non è la solita cosa: questa è la Storia». Aveva un’anima «rivoluzionaria» eppure gentile e generosa, il presidente: lui, padre di milioni di figli perduti, alto e dritto come un fuso nel chiaroscuro epico del destino. Ostinato come Achab nel mare in tempesta dell’odio e della lacerazione, deciso a cancellare - non per sete di vendetta ma di giustizia - una vergogna grande quanto un’indomabile balena: visionario vero, che dentro quell'immenso e umilissimo sé conservava ancora la capacità di meravigliarsi. Che poi, se ci pensate bene, è il senso segreto del cinema.
 E' un film da galantuomini, un kolossal volutamente mancato e invece inaspettatamente introspettivo, privato, «Lincoln», forse vecchio per concezione e un poco inamidato, ma bello e saggio e insolitamente attuale, là dove le fondamentali battaglie politiche e civili di ieri - come l’abolizione della schiavitù - dell’uomo che volle che tutti gli uomini fossero liberi, si specchiano, in via metaforica, nelle sofferte sfide di oggi - dalla riforma sanitaria a quella sull'immigrazione - del primo presidente di colore.
Perché è solo così, con coraggio, determinazione, capacità di guardare oltre, che (si) cambia il mondo. Lo sa anche Steven Spielberg, l’ex ragazzo di Cincinnati che faceva volare gli alieni in bicicletta e che ora affronta, attento a non sgualcirlo, un gigante della storia made in Usa, evitando la trappola del biopic (ci si concentra, con scelta azzeccata, solo sugli ultimi 4 mesi di vita del 16° presidente americano) per girare un film classicissimo e magistrale dove il regista di «Schindler's list» celebra il trionfo della parola (figlia della ragione, in un periodo storico per molti versi dominato ancora dall’istinto) sull'immagine, nella ricostruzione monumentale di un pensiero, di un ideale, prima ancora che di un’epoca.
Entrato in scena con uno splendido movimento di macchina all’indietro, che lo raffigura seduto quasi come nella statua simbolo di Chester French a Washington, l’Abraham Lincoln di Spielberg si batte e trama per fare approvare, ad ogni costo, il tredicesimo emendamento alla Costituzione: quello che abolisce la schiavitù. E’ il 1865 e la giovane America è dilaniata da una sanguinosa guerra civile che il Nord si appresta a vincere: ma il repubblicano Lincoln sa che solo se la Camera approverà quel testo per molti inaccettabile il Paese potrà davvero ripartire forte e unito.
Antitetico (stilisticamente e «filosoficamente») a un altro film profondamente antirazzista nelle sale in questi giorni come il «Django» di Tarantino, «Lincoln», favorito d’obbligo con le sue 12 nomination all’Oscar (ma attenti: la sorpresa, come ai Golden Globes, potrebbe essere in agguato), scolpisce la figura mitica, dolente e illuminata di un padre della patria che nel cuore si portava il peso della morte di un figlio e di un conflitto fratricida e sulle spalle quello di un’intera nazione: un uomo senza tempo costretto a giocare il gioco sempre sporco della politica (perché sì, il fine - se davvero è grandioso - giustifica i mezzi), narratore instancabile affezionato alle sue metafore, statista che issò il vessillo della dignità umana votandosi al martirio. Protagonista monstre che Spielberg rilegge con credibilità grazie a una pellicola molto ben scritta, dipingendo, complice la fotografia di Janusz Kaminski che lo costringe a girare a lume di candela, ogni inquadratura, ogni ombra. Mettendo infine la teatralità della messinscena al servizio di un cast assai ispirato dove non ci si può non inchinare all’impressionante, meticolosa e straordinaria prova di Daniel Day-Lewis, protagonista di un’interpretazione anche fisica, giocata sull'altezza e sulla voce (ha impiegato un anno per trovare quella giusta...: nella versione italiana è doppiato da Favino), di smisurata efficacia. La stessa che potrebbe ora regalargli il terzo Oscar: quello che nessun attore ha mai vinto.

Giudizio: 4/5

Scheda - LINCOLN

 
REGIA:  STEVEN SPIELBERG
SCENEGGIATURA:  TONY KUSHNER dal libro «Team of Rivals: the Political Genius of Abraham Lincoln» di DORIS KEARNS GOODWIN
FOTOGRAFIA: JANUSZ KAMINSKI
MUSICHE: JOHN WILLIAMS
INTERPRETI:  DANIEL DAY-LEWIS, TOMMY LEE JONES, SALLY FIELD, DAVID STRATHAIRN JAMES SPADER, JOSEPH GORDON-LEVITT
GENERE:  STORICO
Usa 2012, colore, 2 h e 30’
DOVE:  D’AZEGLIO, THE SPACE CINECITY, CRISTALLO (Borgotaro)

 

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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