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«Non è solo un concerto, è anche un grazie a Verdi»

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Vincenzo Raffaele Segreto

Tutto partì da qui, vien da dire: da quest’incrocio tra due vie di campagna, quattro case, una chiesa. E una casa più importante di tutte, quella dove duecento anni fa nasceva Giuseppe Verdi. E proprio qui alle Roncole, sabato alle 21.30 la sua musica rivivrà in un concerto molto particolare fin dal titolo, «Dalla casa del Maestro. Echi notturni di incanti verdiani», un progetto artistico del Ravenna Festival presentato dal cartellone di Busseto Verdi 200 in collaborazione con Rai1, che poi la trasmetterà giovedì 22 agosto. Un gruppo di giovani, selezionati cantanti, un’orchestra, un coro e, soprattutto, alcune scene scelte, tra quelle della «trilogia popolare», e non solo: a legarle, un progetto che non è solo musicale, ma più propriamente drammaturgico. E su questo, e sulle caratteristiche peculiari di questa serata, abbiamo avuto la possibilità di parlare a lungo con Cristina Mazzavillani Muti, che di questo progetto firma la regia e l’ideazione scenica. Un incontro difficile da riassumere nel consueto canone domanda-risposta dell’intervista: lasciamo dunque che sia solo lei a parlare.
«È un concerto, ma non solo: è un grazie che tutti noi vogliamo dire a Verdi dal profondo del cuore, un grazie per tutti i doni che ci ha fatto. È una carezza, piena di amore e poesia, è un incontro tra il pubblico, gli interpreti e il grande creatore Verdi, in un posto speciale, che io considero sacro, quale è la sua casa natale. Davanti a questa scenografia meravigliosamente suggestiva, a questa casa che sarà la protagonista assoluta della serata, in questa notte illuminata dalla luna piena che ci sarà donata dal regista assoluto, quello che è sopra di noi, le tre eroine della sua trilogia popolare si incontrano, e si conoscono, per regalare un suono, un fiore, una carezza al volto di Giuseppe Verdi che, allo stesso tempo severo e paterno, ci guarda dall’entrata della casa. E perché per un attimo non immaginare che quella casa si trasformi, si animi, si riempia di canti che tracciano un cammino che dal coro del popolo oppresso, il canto del Macbeth, giunge a quello pieno di speranza del Nabucco? Ancora una volta sentiremo la voce di Verdi cantare per noi, cantare la fede, la speranza, il dubbio, che sono le ragioni per le quali lo sentiamo ancora così vicino, così moderno: un nostro contemporaneo, un compagno di viaggio al nostro fianco che vive e parla con noi, con la nostra stessa voce. Una attualità, quella di Verdi, che vado scoprendo sempre più profonda e vera mano a mano che vivo dal di dentro le sue opere mettendole in scena, come la 'trilogia popolare' lo scorso autunno, o le tre opere shakespeariane (Macbeth, Otello, Falstaff) che proporremo il prossimo novembre. Verdi era un uomo di teatro totale, attento e incontentabile su ogni aspetto della messa in scena, modernissimo nel coglierne le più sottili implicazioni e a pensare a tutte le implicazioni drammaturgiche della sua musica. Mille sarebbero gli esempi in questo senso, basterebbe pensare alla sua attenzione nella scelta della posizione dei cantanti in palcoscenico alla ricerca di un utilizzo dello spazio sonoro che ci fa capire la sua intuizione strepitosa e davvero innovativa per il suo tempo, o la sua capacità di fare degli zoom 'cinematografici' attraverso la musica, mettendo in primo piano il cantante e quello che in quel preciso momento rappresenta, quello che significa, il suo canto. Spesso mi confronto su queste cose con mio marito (Riccardo Muti, ndr), in un cammino di continua scoperta che per lui, come per me, è sempre in atto. A mio avviso è sempre dalla partitura che bisogna partire, perché è Verdi stesso colui che ci fa scegliere la strada giusta, che ci dice sì, o no. Parlando da regista, mai nessun altro ha a mio avviso 'comandato' la messa in scena di un’opera quanto Verdi. Per tornare a questa serata alle Roncole, vorrei concludere sperando che tutti quelli che amano Verdi vorranno condividere con noi questo omaggio in cui sarà bello essere tutti insieme, artisti e pubblico, a dire il nostro grazie a Verdi, raccolti davanti alla casa in cui egli nacque: una casa che questa sera canta, sospira, vive».
 

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