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Pantani: omicidio? Inchiesta riaperta sulla morte del Pirata

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Pantani: omicidio? Inchiesta riaperta sulla morte del Pirata

Marco Pantani fu trovato morto il 14 febbraio 2004 in un residence a Rimini: aveva 34 anni

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E' morto con la sua amante. L'unica, la sola da cui non poteva stare lontano. E' morto imbottito di cocaina, Marco Pantani. Ma qualcuno gli avrebbe fatto ingurgitare quell'etto di polvere bianca che aveva in corpo, almeno sei volte la dose letale. Perché il Pirata sarebbe stato ucciso. Ammazzato, il 14 febbraio di dieci anni fa nel residence «Le Rose» di Rimini, da chi lo obbligò a buttare giù quel fiume di droga. E la procura di Rimini, dopo la presentazione nei giorni scorsi di un esposto da parte di Antonio De Rensis, l'avvocato incaricato dalla famiglia di Pantani di fare luce sulle ombre di un'inchiesta chiusa pochi mesi dopo la morte del campione, ha aperto un fascicolo per omicidio. Un esposto a cui è stata allegata la consulenza del medico legale Francesco Maria Avato, docente all'Università di Ferrara. Non un nome qualunque, quello di Avato, ma uno specialista di fama, lo scienziato che con la sua perizia ha contribuito a far riaprire il caso di Denis Bergamini, il calciatore del Cosenza trovato morto il 18 novembre 1989 sulla statale jonica. Per 24 anni si parlò di suicidio, poi la svolta, con l'apertura da parte della procura di Cosenza di un fascicolo per omicidio e poi l'iscrizione nel registro degli indagati dell'allora fidanzata.
Pantani, dunque, non sarebbe morto solo come un cane nella stanza D5 di quello squallido residence il giorno di San Valentino, per le dosi fatali che gli fornirono i due pusher napoletani Miradossa e Veneruso. Per la difesa della famiglia del Pirata la verità su quel 14 febbraio è tutt'altra: nella consulenza di Avato si parlerebbe di omicidio per avvelenamento da cocaina. Un etto di «roba», eppure il processo ha accertato che l'ultima dose acquistata dal campione era di 30 grammi. Così come è assodato che Pantani stesse continuando ad assumere i farmaci antagonisti della droga, per tentare di combattere la dipendenza.
Ma come sarebbe stato possibile far assumere a Pantani tutta quella droga? Va considerato che la cocaina è un sostanza molto idrosolubile, e qualcuno potrebbe averla fatta bere al Pirata: l'unico modo per far sì che buttasse giù quella quantità enorme. Questa l'ipotesi su cui si soffermerebbe Avato nella consulenza. Ci sono poi quelle lievi ferite al volto e sulla testa: lesioni che potrebbero far ipotizzare un'aggressione e difficilmente compatibili invece con una caduta dopo una perdita di coscienza. Pantani è stato ritrovato a torso nudo sul soppalco della stanza, accasciato a lato del letto. Ed è probabile che sia stato trasportato lì, dopo essere stato aggredito al piano di sotto.
Un'altra verità rispetto a quella messa nero su bianco nella relazione autoptica di Giuseppe Fortuni, il medico legale che nel 2004 firmò la consulenza per il pm Paolo Gengarelli. Non c'era spazio in quell'elaborato per un'ipotesi diversa da quella di una morte accidentale per overdose.
Tuttavia, l'esposto della difesa della famiglia di Pantani parte dalla consulenza scientifica di Avato e va oltre. Ma le indagini difensive sono secretate. Un lavoro durato quasi un anno, meticoloso e approfondito, per rileggere tutti gli atti del processo. Perché molto era già contenuto in quei documenti. Nei quali l'avvocato De Rensis ha colto anomalie, dettagli che, vivisezionati, sono diventati aspetti inquietanti. Le 180 foto allegate al fascicolo processuale sono immagini di una scena del crimine, secondo la difesa. E di una scena del crimine che sarebbe stata inquinata. La stanza sembra essere stata spazzata da un uragano, ma il caos potrebbe essere stato creato ad arte, forse per rendere assolutamente credibile l'ipotesi che Pantani era completamente fuori di sé in quelle ultime ore: la specchiera del bagno è a terra ma intatta, il televisore sul pavimento eppure appoggiato dal lato corretto e le padelle, che Marco avrebbe lanciato, sono planate casualmente dalla parte giusta. Inoltre, il video del sopralluogo della polizia durante le riprese viene interrotto per ben due volte, e in un caso addirittura per circa mezz'ora.
E' un addetto alla reception a salire nella stanza, alle 20,40 circa, dopo non aver visto né sentito Pantani fin dalla tarda mattinata. La porta è bloccata all'interno da un mobile e dal forno a microonde. Spinge e riesce ad entrare. Pantani è già senza vita, a lato del letto. Arrivano i soccorsi. E alle 21,20 la prima volante della polizia. Ma poco dopo essere entrati nella camera gli investigatori, secondo la difesa, sono già convinti che l'unico scenario possibile è quello della droga. In un fotogramma del video ci sono sei persone che si aggirano nella stanza senza alcuna protezione addosso, così come si nota una persona in camice bianco senza copricapo e copriscarpe che fa le riprese.
Inquinamenti «imperdonabili» della scena, per la difesa della famiglia Pantani. Oltre ad altri giganteschi punti interrogativi che non hanno ancora trovato risposta. Cosa ci facevano nella stanza tre giubbotti, tra cui uno da sci appeso a una gruccia appoggiata alla parte esterna dell'anta dell'armadio, che Pantani aveva lasciato a Milano? Ci sono testimoni che hanno dichiarato di aver visto arrivare il campione il 9 febbraio, cinque giorni prima della morte, senza bagaglio: nello zainetto solo poche cose e la busta che conteneva i farmaci che stava assumendo. Ma allora qualcuno ha portato quelle giacche al Pirata. E forse quel qualcuno è entrato nella camera, nonostante nessuno sia stato visto salire, ma dal garage del residence era facilissimo passare senza essere visti.
Marco sull'orlo dell'abisso, in preda ai suoi fantasmi. Questa, finora, la versione ufficiale. Marco che avrebbe detto il giorno prima a tre ragazzi ospiti del residence: «Non so se ci sarà un altro giorno per me». Ma quei tre giovani, sentiti dagli investigatori subito dopo il ritrovamento del corpo di Pantani, al processo non sono più stati ascoltati. Gli stessi che avevano parlato di un uomo molto trasandato, che «puzzava». Ma il medico legale della procura che ha svolto l'autopsia non ha avuto dubbi: «Una persona curata, che si era anche rasata».
Dichiarazioni che si sgretolano. Capitoli rilegati alla rinfusa. Di una storia da riscrivere.

Altri servizi nelle due pagina pubblicate oggi sulla Gazzetta di Parma

Giallo Pantani: è un omicidio? Tutte le notizie che riaprono il caso

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  • Davide

    03 Agosto @ 08.12

    Da campione a tossico, una triste realtà dove lo sport si fonde con doping e droga... tanti giovani finiscono così, la pubblicità mediatica va usata per insegnare alle generazioni future...

    Rispondi

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