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In bicicletta con Guidolin: "Lo sforzo libera la mente"

In bicicletta con Guidolin: "Lo sforzo libera la mente"
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di Paolo Grossi

Chi ama pedalare sulla bici da corsa, a qualsiasi livello lo faccia, sa bene che la sua passione assomiglia a un morbo. Un giorno, non si sa bene come né perché, ti prende. Ed è poi difficile che ti lasci. Francesco Guidolin è un ciclista orgoglioso di esserlo. Si cura, si allena, quando esce in bici è combattivo, non gli piace guardare gli altri da dietro. In vista della pedalata di oggi assieme ai tifosi, venerdì mattina il tecnico ha fatto una breve escursione a studiare il percorso sino a Ravarano. Partenza alle 10,45.

«La mattina mi piace prendermela comoda - ammette il tecnico crociato - alzarmi con calma. Poi al pomeriggio ho sempre allenamento, quindi devo rientrare presto. Mi restano due ore, due e mezzo per fare un po' di gamba nei dintorni». A quel punto il colle di Barbiano diventa una meta prediletta: «Sì, io e il mio amico Filippo Nicolini, che mi accompagna in tutte le uscite, lo abbiamo fatto diverse volte, così come la salita di Neviano de' Rossi che era diventata un amuleto. Per la prima volta l'abbiamo fatta alla vigilia di Parma-Empoli. Dopo ho colto la mia prima vittoria e così ho sempre cercato, prima di una partita, di passarci. Non abbiamo mai perso...». «Quando a ottobre abbiamo cominciato a uscire assieme - racconta Filippo - Guidolin aveva un'ottima gamba - poi l'ha un po' persa». «Per forza - interviene il tecnico - fra gli impegni calcistici e il clima tremendo dell'autunno-inverno non sono riuscito ad allenarmi con costanza. Poi, quando in primavera stavo ricostruendo la condizione, mi sono beccato un focolaio di bronco-polmonite che sono riuscito a debellare solo con due antibiotici al giorno. Filippo però non sa - e qui Guidolin lo punta con un indice minaccioso - che ho scelto il ritiro di Malles anche perché lì comodo c'è lo Stelvio. E quando mi sarò allenato sullo Stelvio, in agosto gli bagnerò il becco...».

Si comincia così, pedalando tra Sala Baganza e Marzolara, a parlare delle grandi salite. Anni fa, in un'intervista, Guidolin aveva ammesso che lo Zoncolan l'aveva costretto a mettere giù il piede, massima onta per un ciclista che si rispetti. «E' andata così - puntualizza il tecnico -. Ero in ritiro con l'Udinese in Carnia e ho trovato un poliziotto appassionato di bici che si è offerto di farmi conoscere le bellissime strade di quella zona. Poi mi ha raccontato quasi sottovoce di questo Zoncolan, dicendo che era la cosa più dura mai vista. Ho detto «andiamo a vederlo» e mi ci ha portato. Già che c'ero ho provato a farlo, ma avevo il 39x23, e a un certo punto sono sceso dalla bici, ho camminato 600 metri e poi, con sforzi disumani, ce l'ho fatta. Ma quella montagna mi aveva vinto, e io ero infuriato. Mi è rimasta la spina nel fianco e così l'ho poi rifatta varie volte, domandola. Il mio record è 56'». Guidolin pedala su una splendida Pinarello Prince («appena provata ho visto che miglioravo i miei tempi e a casa ho due ruote Light Weight che fanno la differenza»), e continua a parlare di salite. «Tra quelle più famose che non ho ancora fatto mi piacerebbe affrontare il Colle delle Finestre e il Colle dell'Agnello». E' amicissimo di Rebellin: «Voglio aspettare le controanalisi, che ci saranno tra qualche giorno, ma non ho troppa fiducia. Mi spiace, perché è una vita rovinata».

L'allenatore del Parma ha cominciato parecchi anni fa a pedalare: «Appena smesso di giocare. Avevo trentun anni e un infortunio al ginocchio mi ha fatto chiudere presto la carriera. Così ho scoperto la bici». Se Guidolin è un allenatore grintoso, esigente, che fa della determinazione e della maniacale professionalità i suoi cavalli di battaglia, da giocatore era ben diverso. «In realtà ero un giocatore molto intelligente. Ma ho reso infinitamente meno di quello che avrei potuto. Giocavo mezzapunta, ero tecnico, ma poco combattivo, e non sempre motivato. Dovevo sentire assoluta fiducia da parte dell'allenatore, mi infastidivano i fischi del pubblico, le condizioni del campo, il meteo. Insomma, troppe fisime. Capendo quello che avevo perso da giocatore, in panchina mi sono trasformato, ho trovato le motivazioni per essere diverso. Ci metto l'impegno che mancava da giocatore per riscattarmi».

Nonostante tutto, da giocatore era un pupillo di Bagnoli, che a Verona disse: «Mi hanno preso Dirceu, ma non so perché, visto che avevamo già Guidolin». «Bagnoli è stato un grandissimo ed è certamente l'allenatore a cui mi sono ispirato di più. Senza fronzoli, poche parole e molti fatti». A questo punto si sale verso Ravarano, già sapendo che lì si dovrà voltare indietro perché il tempo stringe. Pedalare con intensità, spiega il tecnico dopo un bell'allungo, aiuta anche l'allenatore di calcio. «A me andare in bicicletta fa benissimo, ma bisogna che in un'uscita arrivi almeno un momento in cui lo sforzo fisico è tale da svuotarti la mente, una sorta di ''trance''. Io come dicevo parlo poco, il che vuol dire che penso molto. Ogni tanto liberare la testa da tutto è positivo. Nello stesso tempo mi capita di salire in bici con diversi pensieri calcistici e di scenderne con tante soluzioni interessanti». Ha due figli grandi, Guidolin. «Fanno l'università, uno a Milano e uno a Padova. Ma loro non vanno in bicicletta. Preferiscono il calcetto». A questo punto si va in discesa, Filippo fa l'andatura, forse pensando alla sfida del dopo-Malles. «La faremo sul Grappa - dice Guidolin - sono più vecchio, almeno mi spetta il fattore campo». E se un giorno il medico dicesse: «Alleni ancora un anno, poi smetti o con il calcio o con la bici», cosa sceglierebbe? «Se di anni in panchina me ne lasciano tre - risponde con sicurezza - dopo rinuncio al calcio. Non ho la pretesa di durare all'infinito». A Gaione Guidolin si rialza: «Mi sento il cinquantenne più forte al mondo in bicicletta. Come sognavo. Perché non ho mai corso di mestiere, sono pulito, e non uso il cardiofrequenzimetro».

Oggi, la biciclettata con i tifosi "dal Tardini alla Cisa" è stata interrotta a Ravarano a causa del maltempo.

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  • gian marco

    02 Giugno @ 17.55

    Sono poco allenato, ma io , mio figlio luca di 17 anni, un amico ritrovato dopo tanto tempo dopo Ravarano ed altri 2 ciclisti abbiamo dimostrato che la grinta non si vende. Abbiamo stretto i denti x vedere guidolin, mi sono accontentao di vedere Baraldi vestito da ciclista a Ravarano ma pazienza x l'epilogo,rimane una bella senzazione cmq. di essere riusciti in cosi' pochi ad arrivare. Dispiace anche per le persone lungo il tragitto che aspettavano invano Guidolin. L'importante cmq che questa grinta mancata la conservi x il campionato di A. FORZA PARMA

    Rispondi

  • CLAUDIO

    02 Giugno @ 16.36

    Peccato non fare ora la pedalata 1°trofeo Guidolin ma solo a settembre.MI SA TANTO CHE A SETTEMBRE NON SI FARA' un bel niente. Peccato,si poteva fare il prossimo sabato,ora che fa caldo.

    Rispondi

  • lorenzo

    31 Maggio @ 19.37

    in effetti a ravarano si era messo a piovere bene.....pero' tutto molto bello....pure il freddo alle mani....ma ravara' ghe' sempor fred..anca in agost....

    Rispondi

  • CLAUDIO

    31 Maggio @ 18.02

    Non si potrebbe ripetere la biciclettata IN UNA BELLA GIORNATA DI SOLE o in sub-ordine non si potrebbe fare una festa promozione.? Per una ragione (valida) o per un'altra ragione(maltempo) non abbiamo ancora festeggiato.

    Rispondi

  • lorenzo

    31 Maggio @ 17.38

    malgrado il tempo.......bellissima iniziativa,sicuramente da ripetere inoltre penso che i partecipanti siano stati molti di piu'.......bhe....guidolin e bareldi cme' i van fort........

    Rispondi

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