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Rizzati, il mito degli anni 70: "Crociato per sempre"

Rizzati, il mito degli anni 70: "Crociato per sempre"
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dal nostro inviato
Michele Ceparano

FERRARA - Per i tifosi del Parma, specialmente quelli dagli «anta» in su, Alberto Rizzati sarà sempre un idolo. Gli anni Settanta, infatti, nella storia della società crociata, sono stati scanditi dai suoi gol e da quelli di Fabio Bonci, anche se i due non hanno mai giocato assieme. Rizzati, che è venuto prima di Barbuti, Melli, Asprilla, Crespo e Zola, ha perciò un posto di diritto nell'Olimpo crociato. Il fatto che il Parma veleggiasse tra la C e la B, fa poca differenza.  Contano i gol  e questa ala sinistra - allora chi portava sulle spalle il  numero 11 si chiamava così - con i baffetti, ne ha segnati tanti.
Il «mito». Quando qualcuno gli dice «sei stato un mito», quasi arrossisce. «Ma no - sorride l'ex bomber che oggi ha 64 anni e vive nella sua Ferrara  -, ero un onesto giocatore. Certo un po' di fiuto del gol l'avevo. Però, eravamo parecchio diversi dalle generazioni che sono venute dopo». Gente pratica, quelli come lui. Gente  che sapeva che «dopo il calcio bisognava trovarsi un lavoro».  Infatti, fino all'anno scorso, Rizzati è stato in giro per il mondo  per l'Eni tra piattaforme petrolifere e raffinerie. Poi, la meritata pensione. E ora «Pippo», come lo chiamavano tutti quando faceva impazzire i difensori avversari, si gode il mare e i quattro nipotini che gli hanno dato i suoi due figli: Alessandro, 39 anni e  Andrea, 36, anche lui bomber come il padre, ma  nelle categorie dilettantistiche.  Il Parma e Parma, però,   avranno sempre un posto importantissimo  nel suo cuore.
In maglia crociata. A Parma Rizzati arriva dall'«odiata» Reggio Emilia nel campionato '72-'73 (presidente Foglia, allenatore Sereni). Lo acquista Gigi Del Grosso, indimenticabile diesse crociato. «Da parte del pubblico - ricorda Rizzati - c'era un'iniziale diffidenza. Non tanto perché venissi dalla Reggiana, quanto perché non riuscivo a segnare». Dodici giornate senza reti, infatti, per un attaccante sono troppe. Poi, in Parma-Venezia, il bomber si sblocca: 1-0 per i crociati e l'inizio di una cavalcata che porterà Rizzati a quota 13 reti e, soprattutto, il Parma in serie B dopo lo spareggio di Vicenza contro l'Udinese (2-0, reti di Sega e Volpi).
Quel gol negato. L'anno dopo  il Parma e Rizzati si fanno onore. I crociati chiudono al quinto posto in classifica e «Pippo» realizza il record di 15 reti. Nel girone di ritorno gli viene, però, negato il gol più bello, quello che avrebbe permesso di battere la Reggiana al «Mirabello». Un episodio che, chi  ha i capelli bianchi, ricorda ancora con  rabbia. E' il novantesimo. Biagini crossa e  Rizzati spara a rete.  Mentre il pallone sta per insaccarsi, l'arbitro Panzino, con  fiscalità asburgica nonostante le origini calabresi, fischia la fine. Gol annullato. Rizzati si dispera, ma il direttore di gara è irremovibile: Reggiana-Parma, il derby dei derby, finisce 0-0 per la gioia delle «teste quadre». L'ex cannoniere racconta di aver poi rivisto Panzino. «Gli ho detto: “Me l'ha fatta grossa quella volta”. E lui mi ha risposto: “Lei avrebbe dovuto segnare nel tempo regolamentare”». Storie di un altro calcio.
Il «giallo». Mentre era a Parma accadde un episodio ben più spiacevole. «Si sparse la voce che ero morto in un incidente stradale - spiega -. Ancora oggi non so dire come si diffuse quella notizia. Forse perché in quei giorni avevo portato l'auto dal carrozziere. Mi ricordo che un giornalista venne a cercarmi a casa, in viale San Michele. “Allora sei vivo” mi disse. “Certo, perché?” gli risposi». 
Bonci. L'anno dopo «Pippo» lascia Parma e va all'Atalanta, al posto di Fabio Bonci, che ritorna in maglia crociata.  E' curiosa la storia dei  due bomber che, a suon di gol,  si sono divisi il cuore dei tifosi parmigiani. «Quando io arrivavo - ride di gusto Rizzati -, lui se ne andava.  Poi io tornavo al suo posto. Solo motivi tecnici: le rose allora erano piuttosto “corte”. Io e Fabio, però, eravamo e siamo amici. Peccato non aver potuto mai giocare insieme. Chissà, forse ci saremmo anche riusciti, senza pestarci i piedi».  Come stile «io ero più indisciplinato, lui aveva più classe». Un altro aneddoto: «Tempo fa noi ex crociati ci siamo trovati per una partitella a casa di Sega. Io ho segnato». E Bonci? «C'era, ma non ha giocato».
Il ritorno. Nel '74-75,  a Bergamo, Rizzati ha le pile scariche. «Fu una stagione senza infamia e senza lode» racconta. In più, Heriberto Herrera, tecnico dei bergamaschi, «voleva che, oltre ad attaccare, tornassi indietro a difendere». Un sacrilegio, per un «rapinatore» d'area. «Infatti - ride - mi chiamava il messicano, perché secondo lui facevo la siesta. Quando ritornai da avversario, il Tardini mi  applaudì. Vinse l'Atalanta ma io, a differenza dell'andata,  non riuscii a segnare. Meglio così». Il Parma, invece, quell'anno viene travolto  da un illecito sportivo (tentativo di «combine» con  il Verona) e sprofonda  in C. La stagione successiva, «Pippo» torna a vestire la maglia crociata, agli ordini del tecnico Meregalli: 10 gol e promozione in B solo sfiorata. L'anno dopo (il primo di Ceresini presidente) un gol in più e un altro secondo posto in classifica. Nel '77-'78 Rizzati lascia per sempre il Parma: finirà la carriera con i veronesi dell'Audace San Michele. E, come da prassi,   tornerà Bonci.
Un legame forte. «Parma  - spiega - è il posto in cui sono stato meglio. Poi,  una volta smesso di giocare, il mio cuore ha sempre battuto per il Parma   e mi sentirò crociato per sempre.  Da tifoso mi appassionavo  agli attaccanti, per “deformazione professionale”. Il mio preferito? Melli». Continua: «Ho esultato per le coppe vinte e ho sofferto quando i crociati sono finiti in B. Ora hanno riguadagnato la A e sono convinto che si salveranno in anticipo». 
Al «Tardini». «A volte sono tornato. E' sempre bello rivedere lo stadio di Parma, anche se è cambiato». Qualcuno una volta in tribuna l'ha riconosciuto e,  credendo di fare una battuta, gli ha ricordato «quanti gol sbagliava». «Pippo» si liscia i baffetti che ha conservato: «Beh, gli ho risposto che qualcuno l'ho anche fatto. Il Parma in questi ultimi vent'anni è diventato grande, ma anche noi abbiamo scritto un pezzo della sua storia».
 

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  • Bergami Luciano

    13 Settembre @ 11.48

    Ho letto l'articolo con immenso piacere,rivissuto attraverso la cronaca la carriera di questo,per me,amico di gioventu.Con Alberto ci siamo conosciuti durante il servizio militare a Trento.Lui giocava con successo nel Rovereto ed è li che prima di scendere dal treno ci siamo salutati e abbracciati da congedati.Da quel giorno non ci siamo più incontrati ne sentiti. Desidero contattarlo e credo che anche lui ne sarà felice dopo che saprà chi sono.Aiutatemi a rintracciarlo con un numero telefonico,un indirizzo...o se fosse complicato per la privacy lascio il mio numero di cellulare 3332527862 . Grazie per l'attenzione prestata e per l'articolo scritto. P.S. Nando,lo zio di Benarrivo, é un mio carissimo amico,questo come biglietto da visita!!!! Resto in attesa. Luciano Bergami

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