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Doping, bufera sulla Russia

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Report  sull’atletica russa e la gestione dell’antidoping: migliaia di test cancellati, laboratori ombra e la complicità conclamata del ministero dello Sport nell’insabbiare le irregolarità. La Wada ha invitato la IAAF a sospendere tutti gli atleti russi da ogni competizione di atletica leggera e ha accusato il governo russo di "intimidazioni dirette» nei confronti del laboratorio antidoping di Mosca. Sono alcune delle accuse choc di un Rapporto di una commissione d’inchiesta dell’Agenzia antidoping mondiale.  Il rapporto dell’agenzia Mondiale antidoping, in 323 pagine, parla di coinvolgimento degli agenti del FSB - il servizio segreto russo - nelle Olimpiadi di Sochi e accusa il ministro dello sport di Mosca Vitaly Mutko di aver dato ordini diretti di «manipolare alcune specifiche provette» per le analisi antidoping.

E' peggio di quanto pensassimo, è spiacevole vedere la natura e l'estensione di quello che sta succedendo", aggiunge ancora Pound che conferma: "per il 2016 la nostra raccomandazione è che la Federazione russa sia sospesa. La nostra speranza è che lo faccia da sè in poco da adottare i rimedi necessari per permettere agli atleti russi di competere in un nuovo contesto. Se non lo fanno, potrebbero non esserci atleti russi a Rio. Mi auguro che capiscano che è il momento di cambiare e di fare questi cambiamenti. E penso serviranno diversi mesi". L’ex presidente Wada confida nell’operato del nuovo numero uno della Iaaf, Sebastian Coe: "ci piacerebbe che sospendesse la Russia. Se ognuno fa la sua parte, nessuna loro richiesta d’iscrizione ai Giochi di Rio verrebbe accettata". Ma il governo di Mosca sapeva? Secondo Pound "tutto questo non poteva accade senza il consenso delle autorità statali, non potevano non sapere". E lancia più di un sospetto sulle ultime manifestazioni olimpiche. "Non penso che possiamo essere abbastanza sicuri che non ci siano state delle manipolazioni legate ai risultati dei Giochi di Sochi. Al Ministero dello Sport russo sapevano che gli allenatori erano fuori controllo". Secondo l’inchiesta Wada, gli atleti russi erano informati in anticipo dei controlli e quando li saltavano venivano coperti, anche dietro il pagamento di tangenti. 
 E anche i Giochi di Londra, secondo la Wada, sono stati "sabotati dall’ammissione di atleti che non avrebbero dovuto gareggiare e ai quali doveva essere vietato di farlo ma non è successo per l’inspiegabile politica del laisse-fair adottata da Iaaf, Araf (la Federazione russa di atletica) e Rusada (l'agenzia antidoping di Mosca)". Pound ammette che "la credibilità dello sport ha subito gravi colpi negli ultimi mesi e il problema è che non si ferma qui. Avete ragione quando dite che questa è solo la punta dell’iceberg - rincara la dose - Non crediamo che la Russia sia l’unico Paese che abbia un problema di doping e che l’atletica sia l’unico sport con un problema di doping". A chi gli chiede se alla luce di tutto questo la Russia meriti ancora di ospitare i Mondiali di calcio del 2018, Pound frena: "noi ci siamo occupati dell’atletica, la Fifa deve risolvere le sue difficoltà senza il nostro aiuto".

La Russia si difende

La Russia non ci sta e passa al contrattacco. La prima risposta alla Wada, che ha chiesto alla Iaaf, la federazione internazionale, di estromettere la Russia da tutte le competizioni, Olimpiadi di Rio incluse, e di squalificare a vita cinque atleti e altrettanti allenatori per un presunto uso sistematico di prodotti proibiti, arriva dal ministro dello sport russo, Vitaly Mutko, che ha negato tutte le accuse. Non solo: la federatletica russa ha anche accusato la Wada di eludere i protocolli stabiliti per la lotta al doping. "Qualsiasi sospensione deve essere discusso nella riunione della Iaaf nel mese di novembre - ha detto il presidente ad interim di RusAthletics, Vadim Zelechenok - Dovrebbe essere dimostrato che le violazioni erano colpa della federazione e non dei singoli sportivi. Dovremmo data la possibilità di difendere la nostra reputazione". A suo avviso, le conclusioni del rapporto «non hanno alcuna base perchè questi test antidoping sono i commissari stessi della Wada ad effettuarli sugli atleti. E nello stesso tempo l’atleta non sa quando arriva il commissario». L’agenzia antidoping mondiale (Wada) non ha mai contattato la nuova amministrazione della Federazione russa di atletica (Araf) mentre stava indagando sul presunto abuso di sostanze dopanti da parte di atleti russi. Lo ha spiegato alla Tass il presidente ad interim dell’Araf, Vadim Zelicionok. «La Wada non ha mai lavorato con la nuova dirigenza dell’Araf - ha spiegato - e la federazione non ha mai ricevuto alcun documento che provi la sistematica distribuzione di sostanze dopanti nell?atletica nazionale?.

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