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Tavecchio si è dimesso con rabbia e con un "giallo": "Con un gol sarei stato un eroe". Lippi: "Scelse lui Ventura"

Mercoledì riunione urgente della giunta del Coni

Carlo Tavecchio, presidente della Figc

Carlo Tavecchio

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«Se il tiro di Darmian fosse finito dentro e non sul palo, oggi sarei un eroe. Forse avrei dovuto sostituire Ventura nell’intervallo con la Svezia». L’ultimo atto di 'Re Carlò sembra il poema cavalleresco di Ludovico Ariosto: è furioso come un ciclone e tagliente come una lama. Da un’ora circa, Tavecchio ha rassegnato le dimissioni da presidente della Figc, arriva il momento di togliersi qualche sassolino dalla scarpa. «Ho rassegnato le dimissioni e, per mero atto politico, le ho chieste al Consiglio - le sue prime parole di una conferenza stampa che, comunque, resterà nella storia del calcio italiano-. Però, nessuno le ha rassegnate. Siamo arrivati a un punto di grandi speculazioni. La Lega Pro non è mai stata alleata».
I sassolini sembravano macigni fino a stamattina e gli impedivano di camminare spedito verso il rinnovamento del calcio italiano, che sarebbe dovuto partire dalla scelta del nuovo ct. Tavecchio arriva carico come una molla, davanti ai giornalisti, nella sala conferenze di via Allegri, e non vede l’ora di scaricare tutta la tensione accumulata fra trattative e telefonate. Mentre parla, arriva l’annuncio di Malagò: il Coni comissarierà la Figc. «Un fatto grave», dice, e le punzecchiature con il presidente del Coni proseguono. «Chapeau, chapeau...».
La cosa che tiene a precisare Tavecchio è di essere stato vittima di un «atto di sciacallaggio». Il rospo da ingoiare è enorme e proprio non riesce a mandarlo giù. La voce è ferma, ma il tono sale, soprattutto quando gli tornano alla mente gli ultimi giorni. «Avevo interpretato in buona fede una volontà di alleanza e, invece, siamo di fronte a un sistema sportivo che si permette di prendere decisioni gravi quando il soggetto più importante è assente, ovvero quando le Leghe di A e B non ci sono - spiega -: il 23 e 27 eleggeranno i loro presidenti, oggi siamo solo al 19; evidentemente aspettare altri otto giorni sarebbe stata una tragedia mondiale per il calcio italiano. Io ho fatto il commissario della Lega di Milano nell’interesse di altri e non mio. Questo è stato preso come atto di riverenza, ma noi riverenze non ne facciamo».
Più parla e più si sente un leone ferito, l’ormai ex capo del calcio italiano. Snocciola numeri e chiama in causa la politica sportiva internazionale. «Ho portato Uva alla vicepresidenza Uef e la Christillin in Fifa. Credevo che il quadro fosse cambiato ma, quando oggi ho avuto la sensazione che i Dilettanti, la mia componente, nella quale ho vissuto 18 anni e che ho consegnato in un modo per poi trovarla in un altro, ha fatto considerazioni che non promettevano un sostegno, non ho avuto alcuna esitazione. A quel punto, mi sono dimesso. E’ stata una scelta politica, non certo sportiva - prosegue Tavecchio -. Noi abbiamo dato al Coni 30 milioni in questi ultimi anni».
Non mancano i riferimenti al presidente del Coni, Giovanni Malagò, apparso da sempre favorevole a un radicale cambiamento ai vertici della Federazione più importante dell’intero panorama sportivo. «Ieri il presidente del Coni ha rivelato che fu Marcello Lippi a scegliere Gian Piero Ventura come ct, parlando di un incontro durante una cena privata. Ma non parlo delle cene private, io mi sono sempre assunto la responsabilità dell’arrivo di Ventura - racconta -. Eppure, il sottoscritto paga per la mancata qualificazione al Mondiale, vale a dire per un insuccesso sportivo. Se quel tiro di Darmian fosse finito in rete e non sul palo, oggi sarei un eroe. Forse avrei dovuto cambiare allenatore dopo il primo tempo di Milano». Invece, Tavecchio non sarà mai un eroe e il Coni commissarierà la Figc. la crisi è servita.

Lippi: "Tavecchio non ha buona memoria, scelse lui Ventura"

«Mi ha dato fastidio che non si fa altro che parlare di Lippi, mi sembra che Tavecchio non abbia una buona memoria: tutto vero quello che ha detto Malagò, tutto vero eccetto che abbia scelto io Ventura». Al telefono con Sky Marcello Lippi dice la sua sulla crisi del calcio italiano e chiarisce i motivi della sua rinuncia all’incarico di supervisore. «Avevo già un precontratto da dt, a quel punto ho parlato con Ventura, Montella e Gasperini. Quindi sono andato in Federazione e riportato a Tavecchio le mie impressioni, chiarendo che l'allenatore lo avrebbe scelto lui. E lui disse che avrebbe scelto Ventura per una questione di esperienza".

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  • enrico

    20 Novembre @ 23.37

    In Italia giocano ad alti livelli pochi atleti italiani, ma è veramente esilarante pensare che Lippi, al comando di una Nazionale pietosa, come quella del Mondiale in Sudafrica - tra l'altro messa in campo, secondo molti commentatori, sulla base di indicazioni ed interessi dei procuratori -, abbia avuto voce in capitolo anche sulla designazione di Ventura! I procuratori ancora all'opera?

    Rispondi

  • Patrizia Adorni

    20 Novembre @ 14.57

    era ora

    Rispondi

  • Gio

    20 Novembre @ 13.36

    Giorgio R.

    Certo che se nel campionato italiano fanno giocare per giri mondiali di alcuni tanti stranieri anche mediocri la nazionale che senso ha? Per esempio il blocco inter può andare a formare una nazionale? Meno giocanoi italiani e meno probabilità ci saranno di avere una rosa da far giocare e di coltivare un vivaio...non c'è interesse Speriamo bene ....speriamo bene

    Rispondi

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