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Razzoli: "In due anni voglio tornare competitivo senza trascurare la mia acetaia"

"In due anni voglio tornare competitivo senza trascurare la mia acetaia"
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Intervista a Giuliano Razzoli. A Parma ho avuto appoggio, sponsor e anche grandissima assistenza

Un percorso in salita per lanciarsi in discesa. Uno slalom fra i pali e le difficoltà di uno sport che non perdona. Tecnica sopraffina formata alla grande scuola dell’Appennino che ha plasmato altri big come Zeno Colò e Alberto Tomba, Giuliano Razzoli non è solo campione olimpico di slalom, ma anche di tenacia e determinazione. Alla vigilia delle prossime gare di coppa del Mondo, in calendario da domani in Finlandia, lui non è stato ancora convocato nel massimo circo Bianco, ma sta lavorando, per risalire la china, dopo due stagioni in chiaroscuro. Fra infortuni, cambiamenti di regole nei punteggi e qualche giro a vuoto in pista, il campione di Vancouver 2010 è scivolato fuori dalla top 30 della classifica, ma la sua risalita è come il sequel di un romanzo di formazione. Due vittorie, otto podi, Giuliano da Villa Minozzo è pronto per la sua undicesima stagione nel massimo circuito.

Razzoli, com’è andato l’autunno?

«Da sempre dico che il mio è un ottobre “nero”: pago spesso un calo di forma. Una volta allo Stelvio, quando già ero “bravino”, alcuni sciatori dissero al mio coach: “Non sarà quello il campione italiano”? Poco dopo vinsi le Olimpiadi».

Colpa di un’estate fittissima fra gare in Australia e Nuova Zelanda?

«Si, anche. Una trasferta di due mesi per partecipare a gare nazionali con l’obiettivo di migliorare il pettorale di partenza. Ho avuto qualche buon riscontro, ho visto paesaggi bellissimi, anche se il nostro Appennino non ha nulla da invidiare e sono stato con ragazzi appena ventenni. Io davo loro consigli, loro mi han fatto sentire più giovane».

Quest’anno ha anche cambiato materiali, passando a Voelkl: come va il set up?

Sempre meglio. Le condizioni difficili dei ghiacciai non mi hanno ancora permesso di svolgere tutto il lavoro, ma ho buone sensazioni su terreni duri, un po’ meno quando la pista è molle e con tante buche».

Le pesa non essere stato convocato subito in coppa del Mondo?

«Non me l’aspettavo, ma obiettivamente non ero al top. Non intendo rimuginare e mi son rimesso al lavoro. A Levi, in Finlandia andrò settimana prossima per le prime gare di coppa Europa».

Partire con pettorali oltre il 65 può significare lasciare già un secondo in partenza…

«Sì, scendere dopo tanti atleti significa sciare nel solco e subirlo. Dovrei abbassare di 20 numeri il mio pettorale. Così’ sì che qualificarsi per la seconda manche torna un’opzione possibile».

E come si fa?

«Ci si butta, si rischia. In fondo si torna un po’ giovani come quando provavi dalle retrovie a qualificarti».

A 33 anni qual è il suo obiettivo?

«Capire se posso tornare competitivo e con questo intendo non solo tornare nella top 30. Un ventesimo posto non può interessarmi se non come passaggio».

A febbraio 2019 ci sono i Mondiali ad Are: serve fare bene da subito per essere convocati…

«Io mi do due stagioni per provare a tornare competitivo. Se ci riesco potrei anche pensare a Cortina 2021. Voglia ed entusiasmo non mancano».

Che cosa c’è nel suo “dopo sci”?

«Per ora la mia acetaia: la inauguro in primavera. L’aceto più invecchia, più migliora. Un po’ come me, che ho vinto tardi».

C’è però una differenza…Quale?

«L’aceto poi si stabilizza è come se restasse sempre sul podio. Io invece, sono sceso e ora provo a risalire».

Lei è reggiano, ma c’è tanta Parma nella sua carriera: avviciniamo i campanili?

«Parma è una città meravigliosa. Io credo che i campanili suonino fino a mezzogiorno. Parma, Reggio e Modena dovrebbero fare sistema per competere a livello turistico culturale con distretti più grandi. A Parma ho avuto appoggio, sponsor e anche grandissima assistenza al centro di Fontanellato con Luca Caselli. In ogni periodo di convalescenza sono stato un po’ parmigiano anch’io. E poi mi lasci dire…».

Che cosa?

«A Parma c’è il miglior prosciutto, ma il parmigiano reggiano migliore, quello che ho nel cuore, lo facciamo noi sulle colline reggiane. Vede che squadra?».

A Parma ho avuto appoggio, sponsor e anche grandissima assistenza

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