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Storie di calcio - Di Chiara, il terzino che dribblava i portieri Ma quanto era forte quel piccolo grande Parma...?

Storie di calcio - Di Chiara, il terzino che dribblava i portieri Ma quanto era forte quel piccolo grande Parma...?
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Gabriele Balestrazzi

La differenza, a voler semplificare, sta nei due filmati visti a distanza di pochi minuti.

Da una parte, nelle immagini di venerdì scorso a San Siro, Paletta bravo e caparbio nell'intercettare un pallone al limite dell'area milanista ma poi senza la giusta freddezza, fino ad anticipare in modo un po' strozzato e fuori bersaglio la conclusione di destro, graziando Abbiati. Dall'altra, nell'amarcord anni '90, un taglio in area da centravanti zemaniano e un movimento puntuale sul lancio da centrocampo: e poi, una volta davanti al portiere, vedi quel difensore che, anzichè chiudere gli occhi e scagliare il classico "tiro da terzino", manda a terra il portiere avversario con una finta, lo evita allargandosi e conclude in gol a porta vuota come il più esperto e tecnico degli attaccanti.  E ancora, poco dopo in un altro filmato, riecco lo stesso "terzino" davanti al portiere, con la stessa freddezza questa volta tradotta in un tocco d'esterno (ovviamente sinistro) che manda la palla all'angolino.

Al di là del sempre efficace effetto nostalgia, la puntata di Bar sport che ha avuto ospite Alberto Di Chiara mi ha rafforzato un interrogativo che vorrei ora girare ai lettori. Quel Parma, con le sue Coppe e le sue tante imprese, per noi tifosi gialloblù (tanto più se abbastanza "grigi" da poter ricordare gli anni difficili vissuti fra serie D, C e B), è soprattutto il Parma dei sogni, che associamo alle nostre emozioni di tifosi di provincia improvvisamente catapultati ai livelli più alto del calcio nazionale.

Ma forse adesso è arrivato il momento giusto, nell'anno del centenario crociato che segna anche quello del ventennale di Wembley, per una rilettura di quel periodo meno "provinciale" e non solo sul filo delle emozioni. Quel Parma, genialmente assemblato da Nevio Scala, è infatti qualcosa di mai più ripetuto, nelle evoluzioni tattiche che hanno segnato gli ultimi 20-30 anni di calcio. Un arco che va da due estremi quasi perfetti: il Milan di Sacchi e il Barcellona di Guardiola, e passa per la Juve di Lippi e l'Inter di Mourinho. Una storia fatta di innovazioni tattiche e agonistiche che hanno lasciato il segno: e in questa storia, il 5-3-2 parmigiano occupa un capitolo importante ed originalissimo.

Proprio partendo dall'anomalia di Di Chiara (un terzino nato attaccante, e quindi capace di azioni come quelle descritte), veniva da ricordare che in quel Parma forse il solo Apolloni e l'inarrestabile Benarrivo avevano piedi "rigidi". Gli altri nove erano in grado di costruire e perfino finalizzare: dai "difensori" Minotti e Grun (che intelligenza calcistica il belga....) allo stesso Taffarel, per non parlare del suo vice Ballotta capace di improvvisarsi assist man nel celebre gol a due di Asprilla contro la Sampdoria. La stessa filosofia che, qualche anno dopo, avrebbe indotto Scala a cercare di reinventare come centrocampista Thomas Brolin, prima che l'infortunio dello svedese tarpasse le ali a quell'esperimento così promettente, e in anticipo di qualche anno sull'arretramento a playmaker di Pirlo (o di Valdes, per restare a Parma).

Un Parma dai meccanismi quasi perfetti (Di Chiara ha ricordato che quando avanzava era Cuoghi a coprirlo: tranne che nella magica sera di Wembley, quando "Bombardino" volle e trovò la gioia personale del gol). Un Parma che faceva avanzare il pallone anche attraverso retropassaggi, e che in questo - in qualche modo - può essere ritenuto un'anticipazione del micidiale possesso di palla del Barcellona di oggi.  Stiamo esagerando? Allora provate a riguardare il gol che decise la prima Coppa Italia vinta dal Parma contro la Juve al Tardini: quattro, cinque tocchi per far girar palla senza che gli avversari riescano ad intervenire. Fino al geniale tocco di prima di Stefano Cuoghi che libera davanti al portiere il "sindaco" Osio, puntualissimo ad inserirsi e freddo nel mettere dentro il pallone del primo trofeo.

Sì, nell' anno del centenario forse sarà giusto anche dare a quel Parma il posto che merita, non solo nella nostra memoria di tifosi ma anche negli annali del gioco più bello del mondo......

La puntata di Bar sport con ospite Alberto Di Chiara

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  • GIORGIO

    25 Febbraio @ 15.27

    Mah....Balestrazzi......non ne sono convinto. La sua difesa di Sacchi è ben articolata ma sul fatto che favorisse le individualità.....le ricordo che fine fece Signori che, salvo buchi di memoria, era uno dei migliori e prolifici attaccanti in circolazione ma che fu bollato di non essere \"abbastanza universale\" e che sputò sangue a L.A. nei mondiali che, guarda caso, videro spegnersi di fatica di Baggio D. e R., Signori, Benarrivo ed un paio d\'altri. Però, visto che Sacchi non circola più sui campi e che gli altri idem, mi basta il suo 99% di accordo sulle mie precedenti ossrvazioni. Saluti g.p.

    Rispondi

  • gazzettadiparma.it

    21 Febbraio @ 17.44

    Giorgiop, il suo commento mi fa molto piacere, e al 99% lo condivido. Ma vorrei civilmente contestare la parte che lei dedica ad Arrigo Sacchi.E' vero che tecnici come Scala (od Ancelotti, o Trapattoni) hanno avuto con le loro squadre un approccio più \\\"soft\\\" e meno \\\"fanatico\\\", a mio avviso dovuto all\\\'essere stati calciatori di alto livello, e quindi con la possibilità di capire, meglio di Sacchi, la necessità a volte di una pausa, o perfino di qualche \\\"capriccio\\\", dei campioni, che poi ti ripagano sul campo. Però, trovo ingiusto e non rispondente al vero affermare che Sacchi rifutasse estro e genialità. Pur nella rigidità del 4-4-2 (la stessa rigidità che portò l\\\'allora acerbo Ancelotti a non sfruttare Zola e a rifiutare Baggio), bisogna ricordare due cose: 1) le squadra di Sacchi non hanno mai tarpato le ali, e hanno anzi esaltato, individualità come Gullit e Van Basten, che hanno infatti vinto in quegli anni il Pallone d\\\'oro ; 2) E lo stesso Baggio è stato leader solo una volta di una grande squadra: proprio la Nazionale di Sacchi del \\\'94. Per il resto, se lei ci pensa, è stato grande nelle piccole (Bologna e Brescia) e piccolo, o meglio non protagonista assoluto, nelle grandi: Inter, Milan e Juventus, se si eccettua la Juve di Maifredi che però non riuscì a decollare. E se è vero che Sacchi partiva dal collettivo, è altrettanto vero che il collettivo aveva anche lo scopo di esaltare le virtù dei singoli: da Baresi (che all\\\'arrivo di Sacchi al Milan era in nazionale il vice di Tricella....) agli olandesi. Che è poi ciò che accade con Messi, splendido nel collettivo del Barcellona ma non nella nazionale argentina. E mi piace aggiungere che, a una mia precisa domanda sull\\\'idolo della mia giovinezza, lo stesso Sacchi mi rispose che nel suo Milan Rivera avrebbe giocato di sicuro ! (Non so se l\\\'ho convinta, ma di certo siamo invece d\\\'accordo sul valore del Parma di Scala) (g.b.)"

    Rispondi

  • GIORGIO

    21 Febbraio @ 17.25

    Balestrazzi caro mio....per motivi di lavoro leggo solo ora il suo articolo e le giuro che, da Juventino doc ed anche di quelli intolleranti :-)), mi ha fatto ritornare a quando avevo per il Parma una ammirazione sfrenata, pur restando la Juve la padrona del mio cuore. Quel Parma (ahimè ero presente quando vinse anche grazie a Osio con la Juve...) giocava davvero bene, anzi benissimo, aveva un allenatore che poteva insegnare a tutti nessuno escluso, giocava che era un piacere ed il tempo passava veloce sia allo stadio che davanti alla televisione. Quello è stato il Parma migliore in assoluto, anche superiore a quello che vinse a MIlano e che portò Sacchi al Milan l\'anno dopo. Quello era un Parma da rispettare, col quale perdere non era un trauma. Cuoghi era un Pirlo ante litteram bello da vedere, geniale quanto estroverso (la sua BMW fuori serie rosastra era uno spettacolo, a Parmarotta fece un autografo a mio figlio, undici anni, sul palmo della mano sinistra roba che è stato una settimana senza usare un minimo di acqua non parliamo di sapone...) e Osio e Melli due punte che oggi potrebbero giocare dappertutto. Ha accostato a Scala, Sacchi, Lippi, Mourinho, Guardiola......beh.....Scala e quel Parma erano una cosa sola...non si può dire per gli altri accanto ai quali Sacchi è in ultima e solitaria posizione con quel suo gioco di sacrificio, ricerca di uomini universeeeli, rifiuto di estro e genialità là davanti. E se al Milan non avesse avuto gli olandesi, maldinicostacurtabaresi, evani ed il biondo ad ammazzarsi di corse avrei voluto vedere cosa avrebbe fatto. Ahhhh.....adesso che ho rivelato la mia passione per Scala e l\'avversione per Sacchi, mi dichiaro pienamente soddisfatto.

    Rispondi

  • alma

    21 Febbraio @ 16.25

    grandissima squadra entusiasmava tutti e i giocatori erano molto umili questa è la grande forza di una squadra. PIACERE A TUTTI INDISTINTAMENTE PER COME SI E' E NON PER QUEL CHE SI VUOLE FARE CREDERE DI ESSERE. GRANDISSIMO DI CHIARA, DI UNA BELLEZZA INTERIORE QUASI SUPERBA.

    Rispondi

  • io

    21 Febbraio @ 15.26

    Taffarel, Benarrivo Apolloni Minotti Di Chiara Grun, Zoratto Osio Cuoghi, Brolin Melli.

    Rispondi

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