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Storie di calcio - Benarrivo, quella finale con il Brasile e il Parma dei terzini con le ali

Storie di calcio - Benarrivo, quella finale con il Brasile e il Parma dei terzini con le ali
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Vanni Zagnoli

Stasera c’è Italia-Brasile, a Ginevra, e il pensiero torna indietro di 19 anni, alla finale mondiale di Usa ’94, maledetta ai rigori. 0-0 e sconfitta dal dischetto. La coppa del mondo sfuggì via dagli 11 metri, come l’Europeo under 21 dell’86, Italia ’90, come Euro ’96 (errore di Zola con la Germania, in avvio) e Francia ’98. Come ai supplementari Euro 2000 e Corea e Giappone 2002.
Ma laggiù, in America, era diverso, perchè l’Italia portò ai rigori i pentacampeones, fuori dall’Europa, e c’era tanto Parma. Gli azzurri furono grandi quanti i campioni del 2006, la differenza la fecero solo 3 rigori sbagliati contro la perfezione dal dischetto con Lippi. E le avversarie furono complessivamente superiori, rispetto a 7 anni fa.

Quel mondiale fu grande per Roberto e Dino Baggio, che segnarono gol fondamentali, per il contributo di Apolloni e Mussi, mentre Minotti e Bucci furono uomini spogliatoio. Ma a noi vengono i brividi a ripensare alle cavalcate di Antonio Benarrivo. Era proprio un Big ben, con un gioco entusiasmante, di affondi, cross e diagonali difensive. Nel Parma ha giocato 13 anni, è l’unico protagonista di tutti e 8 i trofei, e quasi sempre in quelle finali fu titolare.
“Benarrivo – Di Chiara olèeee, Benarrivo – Di Chiara olèeee”, quel coro era entusiasmante, avvinceva tutto lo stadio Tardini.
Di recente Benny è tornato al vecchio Emporium e con noi ha sfogliato gli album di figurine della Panini, rivisto immagini dei suoi gol, canticchiato con l’amico Alberto Di Chiara quello stesso coro.
In città ha ancora una casa e ogni tanto sale volentieri, dalla sua Brindisi, ha autografato il tabellone che già ospita le firme di grandi ex crociati.
Antonio, la sua carriera da professionista parte nell’86, 3 anni al Brindisi.
“In una squadra di giovani – ricorda -, protagonista in serie C1. Io giocavo a sinistra e brillavo per generosità”.
Nell’89 Benarrivo passa al Padova, 7 gol, in due stagioni, in B, con Di Livio e un giovanissimo Del Piero.
“All’epoca Alex era negli allievi, lo incontravo magari nelle partitelle del giovedì, ovviamente le sue qualità erano trasparenti”.
Nel ’91 l’acquisto anche di Alberto Di Chiara da parte del Parma. La musica dell’Aida a fare da ouverture a ogni partita interna.
“Sono rimasto qui sino al 2004, mettendo in bacheca tutte le coppe. Ricordo la prima, in particolare, la coppa Italia del ’92, ai danni della Juve”.
Indimenticabile anche la finale di Wembley, in coppa delle Coppe, il 3-1 all’Anversa.
“Il primo successo continentale dei gialloblù, altra emozione indicibile. Io ho segnato poco ma contano tanto pure gli assist. E soprattutto i movimenti difensivi, con Di Chiara il sincronismo era perfetto. Quando uno avanzava, l’altro doveva fare la diagonale”.
Per Di Chiara, invece, il Parma fu all’insegna del 5: stagioni e gol in campionato.
“Sono particolarmente affezionato – si inserisce Alberto -, alla rete del 4-0 con gli svedesi dell’Halmstadt, oltrechè  al gol con il Boavista di Oporto, costruito sull’asse con Benarrivo”.

Di nuovo Benarrivo: lei e Alberto Di Chiara eravate terzini con le ali, difensori che incidevano quanto attaccanti.
“E la gente ci voleva davvero bene, si entusiasmava con la manovra collettiva”.
In nazionale arriva prima Alberto,  nel maggio del ‘92, con il Portogallo, 0-0. L’ultima fu con l’Estonia, nell’aprile 93, a Cesena, mentre Benarrivo debutta in Estonia, nel settembre del ’93: in nazionale 5 anni, con 23 presenze.
“Agli Europei del ’96 ero infortunato, ma la mia presenza non avrebbe evitato l’eliminazione al primo turno”.
Al mondiale del ’94 fu strepitoso, la più grande rivelazione, assieme a Dino Baggio.
“Ero al top della condizione, fisica e mentale. Pagai quelle fatiche nel caldo di Pasadena con la pubalgia, fermandomi tre mesi, al rientro a Parma”.
Come sarebbe cambiata la sua vita, se due tra Franco Baresi, Daniele Massaro e Roberto Baggio non avessero sbagliato il calcio di rigore, nella finale con il Brasile?
“Non sarebbe mutato molto, a parte il titolo iridato nella bacheca personale”.
Stasera si rigioca quella gara, cosa le sovviene?
“Ricorderò sempre il momento in cui l’arbitro fischiò la fine dei tempi supplementari, sullo 0-0. I carioca esultavano, sul campo e in panchina. Io mi rivolsi ad Antonio Conte, fra le riserve: “Abbiamo perso?”. “No, andiamo ai rigori”. Incredibile la sicurezza di imporsi dal dischetto dei verdeoro”.
A metà primo tempo Gigi Apolloni aveva sostituito Roberto Mussi, mentre Dino Baggio al 5’ del primo supplementare fu avvicendato da Evani. In campo c’era ancora il salsese Nicola Berti.
“Non so quando sarebbe toccato a me calciare il rigore, magari dopo l’ottavo, se fossimo davvero andati a oltranza. Non era la mia specialità”.
All’epoca uomo forte della Juve era proprio Antonio Conte.
“Indispensabile, per il modo di giocare. In nazionale fu titolare all’Europeo del 2000, da Sacchi non venne impiegato tanto, eppure era una presenza significativa nello spogliatoio”.
Benarrivo ha chiuso con il calcio nel 2004, nella stagione del crack Parmalat. Immaginava che la famiglia Tanzi custodisse segreti così terribili per l’economia italiana?
“Certo che no. Il cavaliere con noi fu impeccabile, davvero ci mise nelle condizioni di rendere al meglio”.
Era fra i più attivi negli investimenti, a Parma aprì una pizzeria quando non tanti calciatori si dedicavano ad altri attività.
“Cominciai presto e ora ho fatto costruire capannoni su terreni edificabili di mia proprietà in Puglia”.
Ama le auto, ha ancora la Ferrari?
“No, è passato il tempo delle follie. Il ridimensionamento oggi è d’obbligo, anche perchè lo impone il momento storico”.
Quante macchine cambiò?
“Mi creda, ho perso il conto”.
E quella volta, con Roberto Mussi, allo stadio di San Siro?
“Restammo per l’antidoping sino alle 21, dopo una partita con l’Inter. Capita...”.
Oggi il Parma ha Rosi e Gobbi, sulle fasce, sono paragonabili a Benarrivo e Di Chiara?
“E’ un calcio diverso, sono certamente bravi ma credo che il nostro binomio sia inarrivabile”.
A livello internazionale chi è sul vostro piano?
“Mah, si fatica a trovare una coppia che davvero ci somigli”.
Non avesse fatto il calciatore?
“Avrei lavorato nel negozio di mio zio, già mi ci ero affacciato, a 16 anni. Ho preso il diploma di tecnico a Coverciano, in futuro mi piacerebbe fare l’allenatore”.
Chi è stato il suo maestro migliore?
“Nevio Scala, fu lui a inventare il 3-5-2, anche se allora dicevano facesse il 5-3-2”.
Al Parma mancò solo lo scudetto...
“A me ne mancano svariati. Con Alberto Malesani avevamo la squadra più forte d’Europa, eppure già in precedenza nelle ultime 7 giornate avveniva qualcosa per cui ci era proibito vincere”.
Ricorda quel gol annullato a Fabio Cannavaro, a Torino?
“Non solo quello. Per questo dico che un po’ odiai la Juve. E allo stesso modo oggi ne riconosco la superiorità, di gioco e occasioni, proprio con Antonio Conte in panchina”.
In quei 13 anni a chi disse no?
“Ebbi tre proposte dall’Inghilterra: Fulham, Middlesbrough e se ricordo bene l’Arsenal. E dopo il mondiale mi volle proprio la Juve, fu il cavalier Calisto Tanzi a dire no”.

........................................................La rosa completa.
Pagliuca in porta, oggi commentatore Mediaset Premium; Gigi Apolloni è stato appena esonerato dalla Reggiana, in Prima Divisione.
Antonio Benarrivo fa l’immobiliarista e ha il patentino da allenatore.
Billy Costacurta è commentatore in studio, a Sky, da allenatore subentrò al Mantova e fu esonerato.
Paolo Maldini è in attesa di una chance con il Milan, da dirigente.
Franco Baresi è “ministro degli esteri” rossonero. Lorenzo Minotti ex ds del Cesena.
Roberto Mussi vicepresidente della Massese, in serie D.
Mauro Tassotti da quasi 15 anni vice allenatore del Milan.
Roberto Baggio ex presidente del settore tecnico.
Demetrio Albertini vicepresidente federale.
Luca Marchegiani commentatore Sky, in studio e allo stadio.
Dino Baggio allenatore giovanile in stand by.
Nicola Berti da Salsomaggiore gira l’Italia, tra feste di club e ospitate tv.
Antonio Conte allena la Juve.
Roberto Donadoni guida il Parma.
Albergo Evani l’under 19.
Pierluigi Casiraghi dopo essere stato ct under 21 fa l’osservatore.
Daniele Massaro collabora con il Milan e gioca a golf.
Beppe Signori fa il ristoratore a Bologna, era commentatore per Mediaset ma per la vicenda delle scommesse si è autosospeso da tutto.
Gianfranco Zola allena il Watford, nella serie B inglese.
Luca Bucci è preparatore portieri del Parma.
Arrigo Sacchi firma della Gazzetta dello sport e di Mediaset.
 

 

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