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Archivio Comunale, la storia siamo noi

Sede di via La Spezia. Atti e mappe di una Parma da riscoprire

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Aumentano i parmigiani alla ricerca delle proprie radici:
ritrovano tracce della famiglia attraverso lo studio
 degli atti protocollati e conservati
a partire dall'Unità d'Italia  

 

Dimenticare è più facile che ricordare. E in questa società, che vive il presente ad una velocità supersonica, non sembra proprio esserci tempo per la memoria. Invece, nella Cittadella degli Archivi di via La Spezia sta succedendo qualcosa di strano. Forse è un effetto collaterale, non ancora ben analizzato, della crisi economica e sociale. Infatti, nella sala delle consultazioni trovi ogni giorno sempre più persone che scartabellano documenti alla ricerca del passato. Un silenzio laborioso.
«Spocci, Archivio» Il telefono nell’ufficio del direttore dell’Archivio storico comunale squilla incessantemente. E lui risponde, annota, dà consigli, fissa appuntamenti: «Ci vuole pazienza. Molte volte chi si rivolge a noi non sa di preciso cosa cercare, quindi bisogna prima approfondire il tema, poi si danno le possibili indicazioni per andare a individuare i documenti da cui partire per una ricerca vera e propria». Per arrivare all’ufficio di Roberto Spocci, una delle memorie più profonde e raffinate della Parma di ieri e di oggi, bisogna salire in una sorta di loggione. Scale ripide che conducono ad una porta con scritto «Privato». Appena sotto un post-it con una piccola immagine di Garibaldi. Spocci ti fa il segno di entrare con la mano sinistra, l’altra l’ha impegnata al telefono: «Io, a chi chiede un parere, dico subito che non è facile fare investigazioni storiche. Non è che tutto spunti fuori per incanto. Bisogna affrontare una ricerca, piccola o grande che sia, con la voglia di gustare la complessità delle cose. Molta gente si è abituata, specialmente dopo la comparsa di internet, a guardare il risultato singolo, senza analizzare il contesto e ripercorrere le vicende e i passaggi che hanno prodotto quel documento. Questo è uno dei limiti della contemporaneità. Ma se vuoi fare ricerca per davvero, devi inanellare una storia seriale che vale di più del singolo atto conclusivo».
Le nostre radici E cosa vengono a fare tutti questi parmigiani nell’Archivio?
«Beh, sembra strano, ma sempre più cittadini sono alla ricerca delle proprie radici. Molti cercano di ricostruire storie familiari o, per esempio, vogliono approfondire il dov’era com’era del quartiere dove risiedono. Come dire, una voglia di passato che rappresenta una sorta di consolazione di fronte a questa crisi che ha creato tanti vuoti nella vita di ognuno di noi».
Ma ci sono anche tanti tecnici del settore immobiliare: «Proprio in questo periodo siamo sempre più al servizio di geometri, ingegneri e architetti impegnati soprattutto in ristrutturazioni. Sia chi vende sia chi acquista e fa ristrutturazioni ha bisogno di documenti sulla storia dell’immobile. Un atto, un progetto, una licenza edilizia, possono essere interrogati in vari modi. Si può anche studiare come ha lavorato il professionista che costruì l’immobile di cui oggi ci si interessa: per esempio, le tipologie di costruzione, la distribuzione originaria del corridoio e degli altri vani. Inoltre, si possono recuperare notizie di carattere urbanistico. Dalla documentazione che c’è nell’Archivio, ad esempio, si può verificare in concreto come certe porzioni del territorio sono state utilizzate, conoscere il vecchio tracciato dei canali o come si articolava la fognatura».
L’Archivio-risorsa Dunque, c’è una riscoperta dell’Archivio storico comunale?
Squilla il telefono. Tre minuti di colloquio che termina con un «venga pure, ma domani. Oggi ho già tanti appuntamenti».
Spocci allarga le braccia: «Ecco un altro proprietario che ha dei problemi per un confine. Arrivano da noi quando ormai la situazione sembra irrisolvibile. Invece, studiare bene le carte permette di evitare spesso errori e problemi. Ad esempio, in edilizia bisogna evitare di trovarsi all’improvviso di fronte ad insorgenze storiche. Se lo prevedi, consultando l’Archivio storico, eviti ritardi nel cantiere e quindi risparmi tempo e denaro. Ma l’Archivio non è sempre visto come risorsa».
Che valore hanno questi documenti?
«Quando vengono prodotti e protocollati, i documenti hanno un valore amministrativo importante. Man mano che passano gli anni il valore amministrativo scende verso lo zero, mentre quello storico sale a cento. Nel momento in cui devi andarlo a ripescare per contestare o avvalorare un diritto, il documento riacquista tutto il valore amministrativo e storico contestualmente. Ecco perché l’Archivio storico è una risorsa per tutta la città. Per l’Amministrazione che deve decidere tra passato e futuro, ma anche per i singoli cittadini. Se tu hai un diritto, attraverso i documenti, se sono stati conservati bene, questa ragione viene confermata. Ma i documenti servono anche a negare le pretese di chi non ha invece diritti. Il mestiere dell’archivista può essere fatto in due modi: l’archivista del principe che dice sempre di sì a chi detiene il potere di pochi. O l’archivista dei cittadini che vuol dire tutelare l’Amministrazione ma anche il singolo».
Dopo un altro squillo del telefono e un’altra risposta al cittadino in cerca del passato, Roberto Spocci aggiunge: «La ricerca storica è un po’ come una staffetta. Io ti do il testimone di un sapere già iniziato da altri, cioè da chi, ai tempi, ha protocollato, schedato e memorizzato. La ricerca è fatica, umiltà e se si vuole anche gioia nel contribuire alla crescita della conoscenza. Il sapere è un valore collettivo che porta al pieno sviluppo della persona umana chiunque essa sia. Un pensionato che viene all’Archivio per cercare di rivedere com’era la città in un certo periodo, per me ha gli stessi diritti di un professore dell’Accademia dei Lincei che deve concludere un saggio».
Ed è proprio una pensionata che ha inviato una lettera alla Gazzetta di Parma per ringraziare tutto lo staff dell’Archivio: «In occasione di recenti ricerche per appurare la perpetuità di alcune tombe di famiglia, ho trovato - scrive la signora Luisa Gipperich Passerini - grande disponibilità e una gentilezza vera e partecipe da parte del direttore Roberto Spocci e dei collaboratori tutti».
Spocci contraccambia il ringraziamento e precisa: «Cos’è il cimitero? E’ l’album della città. Devi avere rispetto per quelli che ti hanno preceduto, devi pensare che quella che è sulla tomba è forse l’unica immagine che hai di un tuo antenato che sicuramente è stato testimone di vicende che riguardano tutta la tua famiglia, ma alle volte di lui conosci solo il nome riportato sulla tomba. Però dietro ad un nome ci stanno non una ma tante altre storie che si intrecciano e raccontano più vite».
L’Archivio storico comunale è anche l’ultimo appiglio per chi dall’estero vuole ricostruire la storia della propria famiglia e ottenere così la doppia nazionalità: «In media rispondiamo a oltre duecento richieste l’anno. Se le risposte, per individuare il luogo d’origine dei bisnonni, non vengono direttamente dallo stato civile, bisogna andare sui censimenti, sui registri parrocchiali, sugli elenchi degli emigrati. Ci vuole una conoscenza profonda dei documenti per evitare errori di omonimia. Alle volte riceviamo richieste che si basano su toponimi dialettizzati che possono evocare vari luoghi. Spesso ci mettiamo anche un po’ di immaginazione per risolvere il rebus. Di recente mi è arrivata la richiesta di un italo-argentino che cercava a Parma tracce dei propri parenti del passato. Alla fine abbiamo scoperto che i suoi avi non erano mai stati a Parma ma erano partiti da un paesino sperduto della Sicilia».
Ma cosa altro «scavate» nella storia dei cittadini?
«Dare risposte agli interrogativi del cittadino, vuol dire per l’archivista anche mettersi in gioco sull’ignoto. Ad esempio, si può cercare di verificare se in passato, come chiese un medico ad un cittadino che venne poi in Archivio, in una certa famiglia ci furono malattie genetiche e quindi eventuali problemi di ereditarietà».
Insomma, riprendendo il titolo di un fortunatissimo programma Rai, all’Archivio comunale la storia siamo noi.

 

 

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