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Storia di Parma

Quando la Parma inondò l'Oltretorrente

Quando la Parma inondò l'Oltretorrente

Alluvione del 1868

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La recente, disastrosa alluvione del torrente Baganza che ha allagato l'intero quartiere Montanara, giungendo addirittura a lambire la parte storica della città, ha richiamato alla memoria un altro evento analogo (ma ancora più drammatico e doloroso per la perdita di numerose vite umane) che Parma dovette registrare nell'ormai lontano 1868.
La sera del 21 settembre di quell'anno, infatti, come ricorda una lapide ancora oggi visibile sulla casa di via Bixio che fa angolo con via della Costituente, il torrente Parma si gonfiò a dismisura per le abbondanti piogge, straripando in tre punti lungo il tratto cittadino e inondando gran parte dell'Oltretorrente (allora chiamata con il nomignolo di “Parma Vécia”).
La furia delle acque, che in alcune strade raggiunse l'altezza di due metri e mezzo, travolse tutto e tutti: alla fine si dovettero contare, oltre ai danni materiali, venti morti per annegamento tra gli abitanti del popolare quartiere.
Anche allora, come in questi giorni, la città si mobilitò prima nell'opera di soccorso, poi con una gara di solidarietà a favore della popolazione colpita negli affetti più cari e negli averi. Alle vittime dell'inondazione giunsero aiuti persino dalle colonie italiane dell'Africa e della lontana America.
Come ricordano le cronache del 1868, quella che oggi chiamiamo impropriamente “bomba d'acqua”, abbattè prima parte dei parapetti del ponte Caprazucca, poi distrusse un muro con tre casette cui faceva capo il vicolo Santa Caterina e in fine sorpassò il ponte di Mezzo. Tutte le strade e i borghi attigui alle due arterie principali dell'Oltretorrente, quella di San Francesco (l'attuale via Bixio) e quella di Santa Croce (l'odierna via D'Azeglio) finirono sott'acqua. 
Nel suo impetuoso cammino il torrente straripò, abbattendo tutto quanto poteva fare da ostacolo. Pianterreni delle povere case dei borghi di “Parma Vécia”, cantine, botteghe, magazzini di merci varie furono invasi dalle acque e dalla melma, in alcune case crollarono i primi piani, muri storici come quelli dell'orto dei Cappuccini o delle così dette “zitelle di San Giuseppe” vennero sbriciolati. Il cadavere di una delle vittime dell'alluvione che abitava in strada San Francesco, venne recuperato dai soccorritori fuori porta Santa Croce, il punto più lontano dove arrivarono le acque limacciose.
Un cronista della “Gazzetta” inviato sul posto parlerà nei suoi resoconti di un quartiere reso irriconoscibile dalla furia delle acque, con strade disselciate e ricoperte di fango, di mattoni strappati dalle case e di ogni sorta di detriti.
E racconterà ancora, tradendo una sincera commozione, delle disperate invocazioni di aiuto di chi stava per annegare o delle grida strazianti di chi aveva perso un familiare o di quanti erano alla ricerca dei propri congiunti.
In aiuto alla popolazione colpita dall'alluvione arrivarono anche due compagnie di fanteria che furono subito impiegate nella chiusura delle falle aperte dall'acqua nelle mura del torrente. Una terza venne invece destinata a presidiare le strade allagate per scoraggiare eventuali “sciacalli”.
Dalla tragica alluvione del 21 settembre 1868 ci ha lasciato una eccezionale fotocronaca il pittore Guido Carmignani (1838-1909), figlio del famoso paesaggista parmigiano dell'800 Giulio Carmignani, che ha fissato in otto tavolette alcuni dei momenti più drammatici di quella notte. Il pittore, nei giorni seguenti l'inondazione, aveva scattato con la macchina fotografica numerose istantanee dalle quali, cinque anni dopo, ricaverà la serie dei dipinti. In queste tavolette, i chiaroscuri, le forme degli alberi, le case distrutte, le tavole usate per le passerelle, i corpi degli annegati distesi per terra sotto i portici dell'Ospedale Vecchio, sono riprodotti esattamente come appaiono nelle istantanee, con crudo realismo. Di particolare effetto per l'atmosfera che la caratterizza è l'immagine notturna della “Strada Maestra S.ta Croce” completamente allagata, con l'acqua che trascina con sé detriti di ogni genere, riempie i portici dell'Ospedale Vecchio e riflette le luci fioche dei lamponi stradali, mentre il cielo viene illuminato dalla luna nascosta dietro le torri dei Paolotti.
Le otto tavolette di Guido Carmignani furono esposte dal 18 novembre 1995 al 15 aprile dell'anno successivo in una mostra intitolata “La città latente/II. Aspetti iconografici della città nella pittura parmense dell'800 e oltre” che fu allestita nei Voltoni del Guazzatoio in Pilotta a cura della Soprintendenza per i beni artistici e storici di Parma e Piacenza.

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