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Parma, le alluvioni e le piene del Novecento

L'evento più drammatico e disastroso resta lo straripamento del Po nel 1951

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Se la storia del Parmense appare fin da tempi remoti condizionata dalle insidie dei suoi corsi d’acqua, sono soprattutto le alluvioni del Novecento a restare scolpite nella memoria collettiva, poiché non di rado hanno lasciato tracce indelebili. Per la verità, il secolo si aprì con importanti opere di messa in sicurezza idraulica, poiché il ricordo dei tragici fatti del 1868 era ancora vivo a Parma.
Ad esempio, nei primi anni del Novecento si procedette in città alla costruzione del Lungoparma Basetti nel 1902, oltre che alla ricostruzione fra il 1903 ed il 1904 del Ponte Verdi. Ma nei decenni successivi la furia delle acque non si placò e procurò ingenti danni anche negli anni seguenti. Peraltro, dal Taro alla Parma, fino al Baganza (ad esempio, si ricordi la piena del 2000), tutti i più importanti corsi d’acqua del nostro territorio furono al centro di eventi drammatici.
E nella storia più recente non mancano nemmeno eccezionali alluvioni estive di corsi d’acqua minori, come quella che interessò il canale Galasso nell’agosto del 1979, quando il piccolo corso d’acqua tracimò allagando Torrile e Borgomaggiore in zona colornese.

L’evento più drammatico del secolo scorso fu l'eccezionale piena del 1951: dall’esondazione del Grande Fiume non solo fu interessata la nostra pianura, ma furono investiti ampi tratti del territorio padano (in particolare la provincia di Rovigo). Il bilancio fu tragico: 84 vittime e più di 180 mila senzatetto; nel solo Polesine circa 100 mila ettari di territorio furono ricoperti dalle acque. Di quella piena resta ampia documentazione fotografica e ad essa sono state dedicate non solo diverse mostre negli ultimi decenni, ma anche una pagina significativa della saga guareschiana di don Camillo e Peppone. Proprio l'idrometro Batteria di Brescello segnò la quota massima di 8,50 metri: furono ampiamente allagate la Bassa reggiana e parmense. Il Po ha fatto registrare diverse altre alluvioni nel secolo scorso: fra le più gravi quelle del 1976 e del 1984, oltre a quelle, più recenti, del settembre 1993 e del novembre 1994. Anche nell’ottobre del 2000 si verificò una piena che destò grande preoccupazione nel Parmense.

Al di là di queste piene del Po, nella memoria collettiva è ancora viva, nonostante siano passati oltre trent’anni, la grande alluvione del Taro. Era l’8 novembre 1982, quando il fiume, a seguito di piogge insistenti e violente che interessarono l’alta valle del Taro, esondò e irruppe con notevole violenza, danneggiando il ponte ferroviario della linea Milano–Bologna. Le conseguenze destarono grande impressione: tre enormi piloni furono abbattuti. D’altra parte, non si registrò alcuna vittima. Ancora oggi, non può non colpire l’immagine dei binari della ferrovia incredibilmente accartocciati. Furono interessati da quell’evento soprattutto i Comuni di Fornovo Taro, Parma, Trecasali, San Secondo e Sissa.

Infine tra i vari corsi d’acqua presenti nel Parmense, occorre ricordare almeno la <Parma voladora>, che non risparmiò danni a città e provincia nemmeno nel secolo scorso. Senza risalire alle piene della prima metà del secolo, come quella del 1929, di cui restano ancora suggestive immagini della Reggia di Colorno assediata dalle acque, tra le alluvioni più significative vanno ricordate almeno quella del dicembre 1966, quando in città si registrarono 680 m³/s al ponte Verdi; quella dell’ottobre 1980, dove si andò anche oltre e il torrente raggiunse i 890 m³/s. Si verificò inoltre l’esondazione all’altezza degli argini presso Moletolo, Cavo Abbeveratoia; non vennero risparmiati dalle acque nemmeno l'inceneritore e il depuratore Parma ovest e si registrò l’allagamento delle aree golenali a nord della ferrovia. Come per ricordare il loro costante e minaccioso incombere, le alluvioni, come anticipato sopra riguardo al Baganza e al Po, segnarono anche la fine del secondo millennio, come una sorta di ammonimento.

Se la <Parma voladora> già il 23 ottobre 1999 aveva recato serie minacce alla città, l’anno successo fu Colorno uno dei centri più a rischio nel Parmense, con pericoli che provenivano da ogni parte: in ottobre il Po, in novembre Galasso, Parma, Naviglio e Lorno. Alle cinque del mattino di un martedì di novembre, il sindaco Sabrina Fornia telefonò al parroco don Nando Azzali perché suonasse le campane a martello. Si aggiunsero poi le sirene della Protezione civile.
Il torrente a un certo punto sembrò placare la sua furia e, come se esaudisse in extremis le preghiere dei colornesi, che si erano a lungo prodigati per arginare la piena con numerosi sacchetti di sabbia, si fermò a pochi millimetri dal limite massimo: e così il paese scongiurò la sciagura dell’alluvione. Commentò poi sulla <Gazzetta di Parma> il parroco: <E’ stata la giornata più difficile dei miei quarant’anni trascorsi a Colorno, ma mi ha commosso la solidarietà di tutti, che ha vinto la forza avversa del fiume>. Quella solidarietà di cui, oggi come ieri, hanno dato l’ennesima prova gli abitanti del nostro territorio.

 

 

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