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La storia di Parma, quasi una favola

Storia di Parma raccontata ai ragazzini
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In origine erano i «terramaristi», ma Parma non c'era ancora. Poi arrivano gli antichi romani e la città nasce. E' da lì che prende forma la città che conosciamo. Dal console Marco Emilio Lepido, che nel 187 a.C. promuove la costruzione della via Emilia per collegare le città della Pianura Padana al mare e intuisce l'importanza strategica della posizione geografica centrale di quella che diventerà Parma.
Da Lepido in poi di eventi «storici» se ne sono succeduti parecchi tra cambi di governo, imperatori che arrivano e poi vanno, lotte intestine, guerre vere e proprie. Duchi, duchesse che si alternano alla guida della città. Poi pestilenze, alluvioni, incendi che prima devastano quindi diventano stimolo a ripartenze sempre più promettenti.

Cortopasso II (pseudonimo scelto dal maestro Franco Saccani) racconta la storia di Parma dalla «a» alla «zeta» in un fluire avvincente di fatti, date fondamentali e aneddoti. Lo fa rivolgendosi prima di tutto ai ragazzi. Ai suoi nipoti, in particolare, e a tutti i giovanissimi coetanei che dei manuali di scuola ne hanno fin sopra i capelli, ma che possono divertirsi a scoprire fatti e curiosità sulle proprie origini.
«Parma (quasi una favola)», meno di 200 pagine coinvolgenti come un romanzo, è una narrazione precisa e puntuale, per niente noiosa, né pesante. Più vicina alla favola che al libro di scuola. Ovviamente un libro anche per gli adulti appassionati di storia e di storie. Perché nel «mare magnum» dello scorrere incessante dei secoli ci sono i grandi personaggi che hanno segnato le epoche, ma ci sono anche gli uomini semplici con le loro vite normali e i loro atti eroici.
Uscito nel 1983, il libro, impreziosito dalle delicate illustrazioni di Mauro Marchini, viene ristampato e riproposto in occasione dei 2200 anni della fondazione di Parma da Grafiche Step Editrice e sarà distribuito con la «Gazzetta» a partire da sabato (a 12 euro più il prezzo del quotidiano).
Dai Romani alla festa di Liberazione in città nel '45 preceduta dalle Barricate in Oltretorrente, dalle invasioni barbariche al regno della duchessa Maria Luigia, in questo straordinario racconto c'è tutto, ma proprio tutto, quello che si deve sapere sulla storia della nostra bellissima città.
In poche dense battute Cortopasso II condensa l'arrivo dei barbari, la guerra di Carlo Magno e l'avvio dell'era feudale. La figura dell'antipapa Cadalo si fonde con la data storica di fondazione della Cattedrale e con l'esplosione delle lotte tra guelfi e ghibellini. E così via fino alla seconda guerra mondiale.
Tra una riga e l'altra l'autore non trascura riferimenti all'economia, alla giurisprudenza, agli usi e ai costumi delle singole epoche. Riesce a spiegare anche l'origine dei campanilismi che ancora oggi, seppure per scherzo (eccetto che nel calcio), ci vedono «nemici» di Reggio. Tutto questo senza trascurare i personaggi dimenticati ma simboli a tutti gli effetti della storia di Parma. La nostra storia.


  Il viaggio  

Quel linguaggio semplice e appassionante

Giovanni Godi

Parma, da sempre, è una città fortemente raccontata e descritta, ad iniziare dagli antichi cronisti, come Fra' Salimbene, l'Affò (autore della prima, importante, Storia di Parma) e il Pezzana; per giungere ai più recenti Benassi, continuatore dello stesso Affò, o a Ferdinando Bernini, con la pubblicazione, nel 1954, di una storia, concisa e leggibile, dedicata soprattutto al mondo della scuola. Un passo indietro a Clemente Ruta, che, ad imitazione delle guide bolognesi, pubblica nel 1739 la sua «Esatta notizia ai forestieri delle più eccellenti pitture che sono nelle molteplici chiese della città di Parma», rieditata altre due volte.
Poi ancora l'Affò con «Il servitor di piazza», il Donati e tanti altri, sino a giungere ai nostri giorni. Escono tutt'ora due riviste: «Aurea Parma» e «Parma per l'Arte», che hanno letteralmente attraversato il secolo, con contributi di alto valore scientifico: cosa rara per una città di provincia, e che fanno ricordare una tradizione, mai sopita, di Capitale della tipografia. Ogni anno nella nostra città vengono editati svariati volumi, dedicati alla storia, all'arte e ai personaggi, che arricchiscono le biblioteche di molti parmigiani, alimentando un settore che sino ad oggi non ha visto crisi. Ultimamente la stessa «Gazzetta di Parma», con scadenze abbastanza ravvicinate, propone edizioni dedicate alla nostra storia e cultura, con ottimi riscontri: alcune di queste pubblicazioni vanno esaurite in poche settimane. Tutte edizioni qualificate per scientificità ma di accessibile lettura.
Nonostante ciò, si è sentita la necessità di qualcosa di più semplice, e diverso, come la ristampa di «Parma (quasi una favola)», voluta da Grafiche Step Editrice, che qui presentiamo, e che il maestro Franco Saccani pubblicò nel 1983, dedicandola ai propri nipoti, e facendola illustrare dall'artista parmigiano Mauro Marchini.
Una storia della città caratterizzata dalla scorrevolezza e semplicità del linguaggio, il ritmo del racconto scandito da capitoli brevi, che presta attenzione tanto ai personaggi meno storici, e più popolari e folkloristici, quanto ai grandi nomi, nel loro comune «fare storia». Come il ciabattino Cortopasso, corto di gamba e scaltro di cervello, che riesce, durante la battaglia di Vittoria, a carpire la corona dello Stupor Mundi Federico II. Accanto al ciabattino, un Du Tillot che «ci sapeva fare», esattamente come Cortopasso, a sancire una storia fatta anche di uomini senza aggettivi, quasi a risarcimento di una cronaca spesso non raccontata. Questo «raccontare la storia per storie», anche dei piccoli personaggi, dando vivacità e freschezza agli stessi episodi, agevola una più facile comprensione degli eventi e dei suoi protagonisti, imprimendoli meglio nella memoria.
Dalla palafitta alle bombe della seconda guerra mondiale, 2945 anni di storia narrati in 190 pagine, intervallate dalle belle illustrazioni ad inchiostro del pittore Mauro Marchini.
L'autore, non casualmente, sceglie lo pseudonimo, firmando il libro, di Cortopasso II, immaginiamo noi, per una sorta di affinità ed empatia con lo sfrontato e piccolo ciabattino, lui, minuscolo, che irrompe nella Storia con la S maiuscola, ed in un certo qual modo la ridescrive, quando ghermisce e consegna orgogliosamente (e generosamente, con senso civico ante litteram) al Comune il prezioso bottino, ricompensato poi con una casa ed una somma in denaro. A questo bel gesto, i posteri gli hanno dedicato, come dice il maestro Saccani, «una via cortissima, brutta, senza case, con alcuni capannoni soltanto a dar segno di vita».
Soprattutto a partire dalla nascita del Ducato, la storia di Parma e dei suoi personaggi spesso risulta fumosa e confusa agli occhi dei non addetti ai lavori, così Ranuccio I si confonde con Ranuccio II, Odoardo (che mai diventò duca) con Odoardo I, così le marachelle di Maria Amalia diventano quelle di Maria Luigia, e Maria Luigia si confonde con l'ultima Duchessa Luisa Maria. «Varianti e svarioni» che appaiono anche tra gli scritti degli stessi specialisti, e che fanno arrivare Maria Luigia e Napoleone addirittura in viaggio di nozze a Parma: «L'imperatore di Francia e la giovane Arciduchessa furono a Parma dove festeggiarono le loro nozze, solo di passaggio...!!». Anche a fronte di ciò, la ristampa di questa storia della città interviene a «rimettere un po' d'ordine» negli eventi e nei suoi protagonisti, facendosi forza proprio dell'immediatezza di un linguaggio limpido, della scioltezza del racconto, alimentando l'empatia tra chi legge e i protagonisti della storia. Facendoli sentire più nostri.


  Il senso del tempo  

Principi, duchi, re, imperatori e gente comune

Michele Guerra*

Si finisce di leggere questa «Parma (quasi come una favola)» con una strana sensazione in corpo. Ci si sente pieni di nomi, di nomi enormi come Carlo Magno, di nomi di strade e piazze della nostra città quando ancora non erano strade e piazze, di nomi piccoli e dimenticati, come quello del ciabattino Cortopasso (anche lui ha a Parma una via dedicata) che l’autore di questo libro, non a caso, sceglie come pseudonimo.
Ci si sente, anche, pieni di luoghi, pieni di Emilia, pieni di Italia e addirittura di Europa. Pieni di popoli, pieni di lingue, pieni di rabbia, di rancore, di fede, di speranza, di orgoglio e di dolore. Proprio come accade nelle favole. Ci sono i buoni e i cattivi e nel corso del tempo, man mano che passano gli anni, i decenni e i secoli, ci si dimentica un pochino di chi era poi il buono e chi il cattivo. Ci sono ostacoli ed aiutanti, principi e principesse e c’è il coro della gente comune su cui e con cui la storia incede. Come in molte favole c’è un luogo incantato (che poi si scopre che tanto incantato non è), ed è Parma. Nonostante quella strana sensazione che dicevo, quella scorpacciata di fatti e date che ci fa quasi girare la testa in così poche pagine, ci sentiamo sempre a casa. Riconosciamo in ogni epoca la nostra città, ma dirò di più, riconosciamo in ogni epoca la nostra “comunità”. Ci sentiamo parmigiani dentro una storia che è fatta per gran parte di non parmigiani e ci viene di ricordare che cosa significa accogliere, capirsi, vivere insieme. Ci sono guerre, liti furibonde e ripicche, ma c’è anche concordia, c’è l’iniziativa comune e la solidarietà. “Il tempo – scrive Cortopasso II – travolge, inesorabile, uomini e cose. I tram non ci sono più, né le linee foresi, che tutti convogliavano al capolinea di Piazza Garibaldi. Non chiediamoci per carità se è meglio o se è peggio. Si va avanti”. Il libro funziona proprio così, racconta una favola in stile cronachistico (o offre una cronaca in forma di favola) senza chiedersi mai quand’è che Parma è stata migliore, senza giudicare mai quando la violenza o la pace l’hanno resa un posto da cui fuggire o in cui vivere cercando di fermare le lancette. Il libro va sempre avanti, con passo spedito e inesorabile e sfoglia la città come una margherita, i cui petali si riformano di continuo e non smettono di incorniciare e dare senso alla “nostra” Parma, che è bella e difficile come tutte le Parme che ci sentiamo narrare e già sappiamo che non è e non sarà certo l’ultima o la definitiva. Il volume che la Gazzetta di Parma fa bene a ripubblicare proprio mentre si concludono le celebrazioni per i nostri 2200 anni, si chiude con una frase bellissima: “Ora tocca ai giovani andare avanti, per creare il loro passato”. Splendida saldatura tra l’avanzare del tempo e l’imminenza del passato (come direbbe qualche avanguardia teatrale parmigiana dei nostri giorni), improvvisa epifania del vero significato del verbo creare.

* Assessore alla Cultura

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