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«La mia classe tra Parma e il West»

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Roberto Longoni


Sognava il sole della California o  le mille luci di  New York. E finì all'ombra delle dolci colline dello stato di Washington. Oakesdale: quattrocento famiglie, porte sempre aperte, tutti che conoscono tutti, le funzioni, le feste e i balli, le cheesecake a  raffreddare sul davanzale della cucina, il  cielo sterminato, il verde del mais e l'oro del grano, il vento caldo dal deserto dell'Idaho. Parma, rispetto a quell'America, era una metropoli.  «Non c'era Internet a quei tempi: cercai il posto sulla cartina, senza trovarlo».  Marco Magnani, allora sedicenne studente senza frontiere, fu destinato alla frontiera americana (magari con la sensazione di superarla pure). «Presi quattro aerei per arrivare fino laggiù: quattro voli e un'ora d'auto». Il lungo viaggio per  il bel mezzo del nulla. «Fu la mia fortuna andare in un piccolo centro. Tutti sapevano del mio arrivo, tutti mi aprirono la porta di casa. E i miei “genitori” americani e i miei “fratelli” erano meravigliosi».  Quando si tratta di famiglia, è il caso a decidere. Nessuno si sceglie quella in cui nascere né quella dalla quale farsi «adottare» per il periodo all'estero previsto da una borsa di studio. Sarà per questo, perchénon ci sono scelte né interessi che ci si trova poi a chiamare «mamma» e «papà» chi ti accetta come un figlio venuto da lontano.
Famiglie senza confini E' quanto accade con Intercultura, l'onlus partner di American Field Service che dai tempi della Prima guerra mondiale organizza scambi interculturali, a cui partecipano tredicimila ragazzi ogni anno. Lo scopo è di cambiare il mondo attraverso il dialogo e la conoscenza. Obiettivo arduo, nonostante i numeri di tutto rispetto. Ma una cosa è certa: le vite, Afs le rivoluziona eccome. Magnani ne è l'esempio. Oltre a una «doppia» famiglia (Kelly, si chiama quella che lo  ospitò tra il 1986 e il 1987) ora vanta la doppia cittadinanza: statunitense oltre a quella d'origine. Ha il diploma americano e la maturità italiana, una laurea in Economia politica alla Sapienza di Roma (110 summa cum laude), un master in Business administration alla Columbia University  di  New York (il massimo dei voti, con un double major). Nella Grande mela ha lavorato una decina d'anni, diventando (ventinovenne) senior vice president nel gruppo di Mergers & Acquisition di Jp Morgan. Ora, nemmeno quarantenne,  advisor del gruppo di Mergers & Acquisition di Mediobanca, vive a Milano con la moglie Laurence.
      Tutto partì da Parma, con una «leggera deviazione» in  un minuscolo centro del West. «Di Afs avevo saputo da una collega di mia madre, che visse un anno negli Stati Uniti - ricorda  -. Così, feci domanda al comitato locale di Intercultura». Per un anno, Magnani fu sotto osservazione («Essere bravi a scuola importa fino a lì: quel che conta è il carattere, l'entusiasmo, le capacità d'adattamento»). Nell'agosto del 1986, la partenza. «Mi misi d'accordo con i professori: avrei dato gli esami in tutte le materie al mio ritorno, entro novembre, per non perdere l'anno».  La «quarta Melloni», Magnani l'avrebbe fatta a Oakesdale, per poi essere ammesso in quinta a Parma e uscire con tanto di menzione dall'esame di maturità.
Un anno nel West «All'high school mi iscrissi a tutte le classi più difficili: lì la scuola è meno impegnativa che da noi». Più che i sudati banchi, i sudati campi: da gioco. «L'autunno era la stagione del football americano, l'inverno del basket,  l'estate del baseball. E non puoi tirarti indietro, se non vuoi essere un perdente. Gli allenamenti erano durissimi: quattro ore ogni pomeriggio». Magnani in Italia non aveva provato nessuno dei tre sport, ma riuscì lo stesso ad avere i suoi «momenti di gloria» con la squadra del liceo di football, anche senza mettere troppo a repentaglio le ossa. «Divenni il kicker, lo specialista nei calci da fermo: a Parma avevo pur sempre giocato nella Conforti». Ospite di Dave (amministratore delegato di un'azienda) e di Linda (impiegata), lo studente guadagnava i soldi per le sue necessità tagliando l'erba dei vicini e  facendo il baby sitter. Il tempo libero, lo trascorreva con il «fratello» Mike, di un anno più giovane (ma già con la patente, dettaglio di non poco conto), e  la «sorella» Suzie, sua coetanea. «Andavo d'accordo con entrambi: sono stato ospite all'unico matrimonio di Mike e a due dei tre di Suzie». Poi, c'era la caccia. «La sveglia alle 4, la colazione con le salsicce di cervo, lo studio della strategia. Ma io non ho mai sparato a un animale».
«L'anno più bello» Sport e vita all'aria aperta: un anno tough, che ha aperto la pista. «Finì, e tornai con la voglia di ripartire. Fu molto più difficile riadattarmi all'Italia che ambientarmi negli States. All'anno più bello della mia vita seguirono i mesi più brutti - sorride -. Dovevo dare gli esami di tutte le materie». Dopo la maturità, Magnani superò anche il test per la Bocconi, ma scelse Economia alla Sapienza di Roma. «Avevo scoperto la possibilità di iscrivermi al Collegio universitario dei Cavalieri del lavoro, nel quale c'è un continuo scambio tra studenti di diverse facoltà. Per quattro anni consecutivi ho ottenuto la full scholarship per merito da parte della Federazione nazionale cavalieri del lavoro». La laurea in anticipo, poi, (sempre con una borsa di studio) di nuovo oltre l'Oceano, e questa volta senza bisogno di fare ricerche sulla cartina. «Feci due anni di Mba di Finanza alla Columbia University di New York». Da lì, poi, l'ingresso nella Jp Morgan, per una carriera folgorante. Rientrato da cinque anni in Italia, Magnani ora vive a Milano: a Parma ha la mamma  Anna Maria, mentre il fratello Massimo si è trasferito nel Reggiano. Oltre a un'altra prospettiva della vita, dagli States ha portato con sé  la mentalità del «give back», del mettersi a disposizione: è presidente dell'associazione Alumni del Collegio dei cavalieri del lavoro, del Columbia Business School Alumni Club of Milan, è nel consiglio direttivo della Federazione nazionale dei Cavalieri del lavoro, è membro degli Amici di Aspen Institute Italia, del Young Leaders Council for the United States and Italy, del New York Athletic club e dell'University club di New York. Inoltre, è nel Consiglio d'amministrazione  di   Intercultura. Ora è lui ad aiutare gli studenti a fare  un «mondo d'esperienze».     


 

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