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I medici del Camerun fanno squadra per aiutare i giovani connazionali

L'associazione Amci punta su progetti concreti, pensando al "dopo": il ritorno è un problema

I medici del Camerun fanno squadra per aiutare i giovani connazionali

Anna Mbene Ngah e Jean Paulin Mbissoko dell'associazione Amci

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Andrea Violi

I medici del Camerun fanno rete per aiutare i giovani che arrivano a Parma per studiare Medicina. Li ospitano, danno loro consigli, raccolgono libri di testo usati. E cercano di costruire progetti per aiutarli quando torneranno in Camerun. Se torneranno. Perché la scelta è difficile e tutt'altro che scontata. Quando arrivano dal Camerun, questi giovani sono stranieri a Parma. Dopo almeno dieci anni di studi e di vita in Italia, quando tornano in patria sono considerati alla stregua di stranieri. E il reinserimento è difficile. 
Lo spiega Jean Paulin Mbissoko, specialista in Medicina del lavoro, che illustra a Gazzettadiparma.it l'attività dell'Associazione Medici Camerunensi in Italia (Amci), in un'intervista con Anna Mbene Ngah, specializzanda in biochimica clinica e responsabile economica dell'associazione. 
Ogni anno diversi giovani del Camerun raggiungono Parma per i test d'ingresso a Medicina. L'anno scorso, però, non c'è stata nessuna matricola camerunense. Ne è nata una riflessione fra i medici del Camerun che vivono a Parma. Come fare per aiutare i giovani connazionali aspiranti universitari? Ecco l'idea di creare un'associazione.
L'Amci è stata presentata nei giorni scorsi a Parma, con una festa che ha visto, fra gli ospiti, il console onorario del Camerun a Firenze, Ildo Morelli. 
Amci è un'associazione giovane in tutti i sensi: su 41 iscritti, gli studenti sono una trentina. Si tratta di un'associazione di tipo professionale: medici “senior” aiutano giovani connazionali nello stesso percorso di studi e di vita. «Il Camerun è il quinto Paese quanto a laureati stranieri nelle Università italiane -  dice Jean Paulin Mbissoko -. Qualche dato concreto su Parma. Nell'ultimo anno si sono laureati cinque medici del Camerun e abbiamo una media di tre all'anno. Abbiamo almeno una ventina di iscritti all'Ordine dei Medici».
Gli scopi del sodalizio: sostenere gli studenti di Medicina immigrati e prepararne il ritorno in patria. All'inizio tutti si prefiggono di tornare in Africa ma, ammette il presidente, «dopo tanti anni si perdono le abitudini, se ne acquisiscono altre. Calano le motivazioni e la “voglia” di tornare». 

I medici del Camerun fanno rete per aiutare i giovani che arrivano a Parma per studiare Medicina. Li ospitano, danno loro consigli, raccolgono libri di testo usati. E cercano di costruire progetti per aiutarli quando torneranno in Camerun. Se torneranno. Perché la scelta è difficile e tutt'altro che scontata. Quando arrivano dal Camerun, questi giovani sono stranieri a Parma. Dopo almeno dieci anni di studi e di vita in Italia, quando tornano in patria sono considerati alla stregua di stranieri. E il reinserimento è ostico. 
Lo spiega Jean Paulin Mbissoko, specialista in Medicina del lavoro, che illustra a Gazzettadiparma.it l'attività dell'Associazione Medici Camerunensi in Italia (Amci) in un'intervista con Anna Mbene Ngah, specializzanda in biochimica clinica e responsabile economica dell'associazione.
Ogni anno diversi giovani del Camerun raggiungono Parma per i test d'ingresso a Medicina. L'anno scorso, però, non c'è stata nessuna matricola camerunense. Ne è nata una riflessione fra i medici del Camerun che vivono a Parma. Come fare per aiutare i giovani connazionali aspiranti universitari? Ecco l'idea di creare un'associazione.
L'Amci è stata presentata nei giorni scorsi a Parma, con una festa che ha visto, fra gli ospiti, il console onorario del Camerun a Firenze, Ildo Morelli. 
Amci è un'associazione giovane in tutti i sensi: su 41 iscritti, gli studenti sono una trentina. Si tratta di un'associazione di tipo professionale: medici “senior” aiutano giovani connazionali nello stesso percorso di studi e di vita. «Il Camerun è il quinto Paese quanto a laureati stranieri nelle Università italiane -  dice Jean Paulin Mbissoko -. Qualche dato concreto su Parma. Nell'ultimo anno si sono laureati cinque medici del Camerun e abbiamo una media di tre all'anno. Abbiamo almeno una ventina di iscritti all'Ordine dei Medici».
«Ci siamo organizzati per accogliere al meglio i neo-iscritti a Medicina - spiega Paulin Mbissoko -. Chi arriva è spaesato, in difficoltà. Noi aiutiamo prima di tutto ad affrontare il concorso. Quest'anno abbiamo accolto dieci nuovi iscritti, preparandoli e “allenandoli” per i test: sette sono stati ammessi. L'anno scorso... zero! Questo ci ha indotto a fare un'associazione». Paulin Mbissoko pronuncia spesso la parola «concreto». E concrete sono le iniziative per i giovani: chi può dà loro alloggio «per il tempo che serve»; chi è più avanti nel corso di studi fa da tutor alle matricole. Non solo: «Stiamo raccogliendo libri dell'Università, che sono piuttosto cari, per metterli a disposizione degli studenti che ne abbiano bisogno. Chiediamo anche agli studenti italiani: se hanno libri, li recuperiamo volentieri». 
Per gli aspiranti medici, trovare una rete di professionisti connazionali non è aiuto da poco. Arrivano a Parma tramite l'orientamento delle ambasciate e in base ai posti disponibili. «Nel mio anno c'erano venti posti per gli extracomunitari - ricorda Anna Mbene Ngah -. Non conoscevo nessuno, né la città. Alcune persone mi hanno aiutata. Con la lingua è stato difficile all'inizio, a lezione, ma mi sono ambientata. Razzismo? Mai niente di grave... Parma era un po' chiusa ma le cose sono migliorate». 

Un altro degli scopi del sodalizio è preparare il ritorno in patria. All'inizio tutti sono pronti a scommettere che torneranno in Camerun, una volta completati gli studi ma, ammette il presidente, «dopo tanti anni si perdono le abitudini, se ne acquisiscono altre. Calano le motivazioni e la “voglia” di tornare». Lui è in Italia da 22 anni; Anna Mbene Ngah da 13 e conferma che quelli che prendono quell'aereo per l'Africa «sono una minoranza, io ne conosco solo due». Tornare in Camerun è meno facile di quanto gli italiani possano immaginare. Jean Paulin lo dice chiaramente: «Non è facile riadattarsi». In Camerun il sistema sanitario non è organizzato come in Italia: le cure sono a pagamento, non sono accessibili a tutti e «avere le conoscenze non basta. Due medici sono tornati tramite organismi di cooperazione. Stiamo cercando di sviluppare collaborazioni anche a Parma». L'entusiasmo si spegne di fronte a problemi sociali o magari legati alla politica locale. Alla fine, il paradosso: dopo tanti anni passati in Europa, i medici camerunensi trovano chiusure e sono visti come stranieri. 
Amci vuole lavorare per affinché i medici camerunensi possano aiutare concretamente il loro Paese e cerca sostegno in tutte le forme. La sfida è aperta.  


La pagina Facebook di Amci

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