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Editoriale - Milano come Rosarno. La guerra che stiamo perdendo

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Pino Agnetti

Pensavamo che lo Stato se ne fosse andato solo da Rosarno. Ci sbagliavamo. Nel frattempo, se n’era andato pure da Milano. Basta ascoltare i racconti atterriti dei residenti di via Padova a Milano: 3 chilometri e 800 metri ininterrotti di spaccio di droga, prostituzione, cumuli di rifiuti, bei palazzi di inizio Novecento ridotti a pezzi, vecchie case di ringhiera piene fino all’inverosimile di disgraziati che vi abitano pigiati uno sull’altro anche in venti per stanza. E poi le risse continue a colpi di coltello e addirittura di machete. Le donne che, da anni, non si azzardano più a uscire la sera. Gli anziani, ultimi discendenti dei nostri immigrati del Sud del “boom” economico, che lo fanno solo per recarsi frettolosamente a fare la spesa prima di tornare a barricarsi in casa per il resto della giornata. Mentre là fuori sono le bande - soprattutto slavi, maghrebini e sudamericani - a dominare incontrastate. A contendersi il “controllo del territorio”. A minacciare e taglieggiare i cittadini e i negozianti onesti (non importa se italiani o stranieri). Insomma, un incubo da cui chiunque pagherebbe pur di fuggire. Ma come si fa a trovare qualcun altro disposto ad andare a vivere in mezzo a un inferno simile?
Poi, come è accaduto l’altra sera, ci scappa il morto. Un giovane egiziano ammazzato con una pioggia di fendenti alla gola e al petto da una gang di coetanei sudamericani. Subito dopo, la guerra. Perché tale è stata, con quell’orda di nordafricani che per cinque ore (cinque!) si è impadronita di un intero quartiere distruggendo ogni cosa sul proprio cammino: auto in sosta, vetrine di negozi, cassonetti dei rifiuti, cartelli stradali, mezzi pubblici. Tutto questo mentre le donne della “casbah” li incitavano a scatenarsi ancora di più. Tanto che, ben presto, la caccia al sudamericano si è trasformata in una furia devastatrice cieca e totale. Durante la quale, si sono uditi slogan tipo “Italiani di merda, vi ammazziamo tutti!” e gli stessi poliziotti intervenuti per ristabilire l’ordine sono stati minacciati solo per aver tentato di rimuovere il cadavere.

Milano come Rosarno, dunque. Anzi, molto peggio. Tenuto conto che piazza Duomo (facilmente raggiungibile da via Padova oltrepassando piazzale Loreto e percorrendo corso Buenos Aires e corso Venezia) non è esattamente la piana di Gioia Tauro teatro della rivolta degli extracomunitari di appena un mese fa. E che solo per miracolo il bilancio delle devastazioni dell’altra sera non è stato, anche in termini di vite umane, ancora più pesante. Ma la cosa forse peggiore è stata, una volta di più, la reazione della politica. Che, con la capitale morale, industriale e finanziaria d’Italia ancora ferita e sotto choc, ha subito dato vita all’ennesima rissa. All’ennesimo teatrino fatto di accuse e di controaccuse. In altre parole, alla solita fuga dalle responsabilità. Responsabilità che, invece, sono di tutti e a tutti i livelli: partiti, governi di centrosinistra e di centrodestra, istituzioni locali, garanti dell’ordine pubblico e della giustizia, “maître a penser” e teorici vari della cosiddetta società multietnica. Infatti, cosa bisogna aspettarsi quando, in un raggio di meno di quattro chilometri, si lascia sorgere un ghetto gigantesco al cui interno sono stipati immigrati di almeno 50 nazionalità? A scorrere l’elenco dei residenti di via Padova sembra di leggere un manuale Onu: cinesi, egiziani, peruviani, colombiani, turchi, marocchini, senegalesi, tunisini, originari del Bangladesh e poi ancora romeni, moldavi, filippini, brasiliani, ucraini, perfino azeri. Come si fa a parlare ancora di integrazione quando, in una strada fra le più “storiche” di Milano, di milanesi ormai non vi è più nemmeno l’ombra? Ricordate il programma di Gad Lerner, “Milano, Italia”? Ebbene, oggi bisognerebbe ribattezzarlo “Cairo Italia”, o qualcos’altro del genere. Ma non basta. Come si fa a sentirsi protetti dalle forze dell’ordine quando queste ultime sono perennemente sotto organico e, non appena riescono ad acciuffare un criminale, se lo vedono rimandare libero all’istante dal magistrato di turno?

Ebbene, di fronte a questa catastrofe che rappresenta ormai l’emergenza numero uno dell’intero Paese, cosa fanno i nostri politici? Litigano. Strepitano. Si azzuffano. Preoccupati solo di raccattare voti in vista delle prossime regionali di marzo. Intanto, la guerra avanza e dilaga. Ed è una guerra che, di questo passo, perderemo.  


 

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  • parmense doc

    15 Febbraio @ 17.07

    la sinistra li vuole tutti, la destra non fa nulla oltre che parlare....questp è il risultato

    Rispondi

  • nadia

    15 Febbraio @ 16.09

    Pino Agnetti , con l'editoriale "Milano come Rosarno" ha centrato il problema al 100%. BRAVISSIMO !!!

    Rispondi

  • massimo

    15 Febbraio @ 14.42

    l'italia dovrebbe pensare al benessere e alla sicurezza degli italiani che sono coloro che hanno costruito il paese. Gente che è solo capace di chiedere chiedere e chiedere. Facciamo una scrematura con leggi dure..durissime... 5 anni per rissa...15 per rapina... porto d'armi abusivo 5 anni...oggetti da scasso 4 anni...senza indulto...figli violenti o delinquenti...ritiro del permesso di soggiorno ed espulsione in 48 ore...pagato dal loro paese processi rapidi con tribunali appositi ...e vedrete che si soluziona la cosa...e leggi che aiutino a chi si difende.

    Rispondi

  • ParmigianoFiero

    15 Febbraio @ 14.30

    Pienamente d'accordo con il pensiero esposto nell'editoriale!

    Rispondi

  • vittorio

    15 Febbraio @ 14.28

    La colpa di tutto cio' e' della magistratura che fa istanze di incostituzionalita' ogni volta che si vuole espellere un clandestino pure delinquente. In cio' spalleggiata dalla Chiesa, dalla sinistra e da tutta la sequela di ipocriti, tipo Boldrini, che crestano su questa immigrazione (invasione) infame.

    Rispondi

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