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Lo sciopero visto da un immigrato

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Lo sciopero degli immigrati

Ho letto la lettera di Pino Agnetti e sono d'accordo con lui a metà. È vero che uno sciopero degli stranieri e/o immigrati fatto cosi è un non senso. È vero che c'è bisogno di trovare un altro modo per affrontare la realtà delle persone immigrate in Italia. È vero che dobbiamo andare lontano dai professionisti dell'antirazzismo. Ma è anche vero che l'Italia non è la Francia. La consapevolezza che hanno gli immigrati francesi della loro realtà e dei loro diritti non è la stessa degli immigrati italiani. I diritti e la considerazione degli immigrati in Francia non sono gli stessi in Italia. Uno sciopero organizzato da un coordinamento costituito da associazioni “d'autoctoni” con qualche immigrato è una piccola aberrazione. Ma a parte questo, credo che non possiamo non ragionare sulle motivazioni che hanno portato persone immigrate, che vivono in una realtà come la Francia, dove comunque certe regole riguardanti l'immigrazione sono più rispettate, a promuovere questa giornata senza immigrati. Inoltre non possiamo non chiederci perché ancora oggi “l'immigrato italiano” è considerato più un problema che una risorsa. Non possiamo non chiederci perché ancora oggi le leggi attorno alla realtà delle persone straniere che vivono in Italia creano più problemi alla maggioranza degli immigrati in regola con sopratutto il desiderio di stare bene con loro stessi e con gli italiani che agli immigrati che vengono per delinquere.

Poi noi siamo immigrati. La legge non fa differenza tra l'immigrato rumeno e l'immigrato burkinabe. Noi non la vogliamo fare. Anche se sappiamo bene che tra un albanese e uno della Colombia c'è un mondo enorme. Ma davanti alle leggi o quando si trovano di fronte ad un poliziotto in questura sono trattati nella stessa maniera. Una federazione dei metalmeccanici del Burkina Faso non la vogliamo ma credo che una federazione di metalmeccanici immigrati sarebbe auspicabile. Perché purtroppo i diritti dei metalmeccanici immigrati non sono gli stessi dei metalmeccanici italiani. Loro hanno purtroppo il contratto di lavoro legato al contratto di soggiorno (permesso di soggiorno). Un metalmeccanico italiano che perde il lavoro non viene cacciato dall'Italia. Invece l'operaio burkinabe che perde il lavoro, va in “tilt” perché se non lo trova al più presto possibile, perde il permesso di soggiorno e deve lasciare un paese che ha forse visto nascere i suoi figli. E dunque devono non solo lottare per avere quei diritti legati alla loro categoria lavorativa (metalmeccanico) ma anche per i diritti legati alla loro specificità: l'essere extracomunitari. Se non lo fanno loro chi lo farà per loro? Gli italiani? Ah si? Idem per il sindacato dipendenti pubblici della Costa d’Avorio. Meglio un sindacato dipendenti pubblici degli immigrati. Noi dobbiamo legare queste cose alla nostra realtà. A quello che siamo secondo la legge italiana: immigrati, extracomunitari, stranieri. Quello che scrivono i giornali. Come pensano molti italiani. NOI SIAMO IMMIGRATI. Poi forse nella lotta, nell'organizzazione, nella partecipazione politica potremo ridiventare noi stessi: esseri umani che si sono spostati da un posto all'altro. Con il sogno di trovare una vita migliore. Diritti. Doveri. Possibilità.

Aminata Traore diceva che è l'immigrazione che ha popolato la terra. È camminando che è arrivato anche qui. E siamo dappertutto. Dico siamo, perché anche l'immigrato fa parte della “razza umana”. O forse mi sbaglio? Io credo che una giornata senza immigrati sia possibile. Credo che una giornata senza immigrati sia anche auspicabile. Non per essere contro gli italiani o contro lo stato. Neanche contro i partiti che hanno come programma politico la lotta all'immigrazione. Ma per fare vedere che siamo. Che siamo e chiediamo ascolto. Che siamo e chiediamo possibilità. Che siamo qui e chiediamo la possibilità di partecipare in maniera responsabile al dibattito politico italiano. Che quando si parla di politiche sull'immigrazione, quando si fanno delle leggi sull'immigrazione o sulla sicurezza, quando si parla di noi, che si possa parlare insieme a noi. Perché alla fine sappiamo parlare.
 

Cleophas Adrien Dioma

 

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  • V

    12 Marzo @ 17.04

    Credo che un immigrato costi quanto rende. Non si puo' pretendere che un immigrato lavori, paghi i contributi, affitto o mutuo senza che abbia il diritto di usufruire del servizio sanitario o altri costi legati al VIVERE. Un immigrato paga le tasse ma se licenziato e mandato via nessuno li da indietro i contributi maturati, vede nascere i propri figli in Italia ma se mandato via non ha comunque alcun' diritto a rientrarci, se non paga le tasse e se non ha un lavoro lo stato non li garantisce servizi perchè sono tutti legati al contratto di soggiorno del richiedente o di chi lo mantiene (marito, genitore etc.) Io credo che un immigrato rende molto di piu' di quello che spende perchè non puo' spendere se non è regolare e per essere regolare paga le tasse con le quali lo stato paga le spese. Certo che si vive comunque senza di noi, ovvio che molti lavori (vista la crisi) li potete fare voi anziche' noi ma noi siamo persone, non siamo ruote di scorta. Abbiamo diritto alla vita che sia questo esercitato qui o nei nostri paesi. Non si puo' capire cosa si provi ad essere considerato eternamente uno STRANIERO perchè bisogna vivere da straniero per capirlo. Io lavoro qua da 10 anni, ho avuto qua la mia bambina, pago qua il mutuo ed è questa casa mia perchè io altrove non ho nulla. Se avessi avuto qualcosa non me ne venivo qua. Possono mandarmi via se mi licenziano lo so ma mi mandano via da casa mia! L'Italia non è solo degli Italiani ma anche di quelli che per l' Italia vivono e ci lavorano. La TV molte volte ci marcia sul fatto che sia uno straniero a compiere qualche delitto. Noi,e qui parlo a nome di tutti (sono piu' che convinta), siamo i primi a volere giustizia sia per la persona che subisce il danno sia per il fatto che si generalizzi sugli stranieri. Che siano italiani o non tutti i criminali devono essere puniti ma non per la loro nazionalità ma per l'entità del danno comesso.

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  • ALESSANDRO

    02 Marzo @ 09.04

    Perchè l'immigrato italiano è visto come un problema? Sicuramente per il fenomeno della clandestinità origine di delinquenza e lavoro nero ma anche per un utilizzo sbagliato del welfare: quanti appartamenti dell'edilizia popolare per una sbagliata forma di selezione (ora cambiata) sono andati ad immigrati "recenti" anzichè agli autoctoni che con le loro tasse hanno contribuito alla nascita delle case e quanti posti all'asilo nido sono stati occupati nel nome dell'integrazione (anche se la madre non lavora) a discapito di famiglie i cui genitori lavorano ma hanno la colpa di essere italiani? L'immigrato sicuramente contribuisce a produrre ricchezza per il paese ma quanto costa in termini sociali (sanità, casa ecc...)? Purtroppo in un paese disastrato come il nostro dove le regole non esistono è questo che crea il disagio.

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  • vijay kumar

    01 Marzo @ 21.22

    penso che immigrati in italia se sono considerati una minnacia e dovuto politica sbagliata.e anche perche non ci sono controlli.ci vuole tolleranza zero per criminali.e piena integrazione per quali che onestamente lavorano,perch nei angoli di loro case stanno crescendo futuri italiani

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