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L'Islam e le donne

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Pino Agnetti (Gazzetta di Parma 1 settembre)

Alla fine se ne è andato. Dopo avere fatto shopping di armi e di aerei. Riunito a cena (pagata ovviamente da altri) il gotha della finanza, dell’imprenditoria e della politica italiana. Suggerito alla Ue di sganciargli cinque miliardi di euro l’anno per non finire sepolta sotto una nuova valanga di clandestini. Invitato sempre garbatamente la Nato a sloggiare dal Mediterraneo. Intrattenuto centinaia di odalische smaniose di avvicinarlo e di ricevere da lui personalmente il Corano per la modica somma di 70 euro (con o senza fattura?). Auspicato (o profetizzato non si è capito bene) dalla capitale stessa del cristianesimo l’islamizzazione dell’Europa intera. Esibito i suoi prodi cavalieri berberi (forse un po’ fuori forma visto che per un’ora se ne sono andati a spasso sul prato della caserma dei carabinieri di Tor di Quinto come un gruppo di allegri turisti equestri della domenica). Ma, soprattutto, dopo averci deliziato le orecchie con l’annuncio che, «a casa sua», le donne sono trattate con più rispetto che da noi in Occidente. E infatti, ha tenuto a precisare con l’aria di chi è sempre bene informato su come va il mondo, «voi le donne le fate lavorare pure sui treni e nelle miniere».

Dunque, per il colonnello Muammar Gheddafi, leader della Gran Jamahiria Araba Libica Popolare Socialista, il fatto che «a casa sua» le donne per prendere la patente debbano prima chiedere il permesso al marito, ai fratelli o al padre è un dettaglio del tutto trascurabile. Come lo è che gli uomini possano rivolgersi alla magistratura per bloccare l’espatrio della moglie (anche se questa ha un passaporto straniero). O che le uniche associazioni femminili «legali» siano quelle di diretta emanazione statale della succitata «Gran Jamahiria Araba Libica Popolare Socialista». E fin qui ci si potrebbe forse sforzare di chiudere un occhio. Considerando pure che, di capi di stato talmente evoluti ed emancipati da preferire la scorta di un nugolo di pettorute «amazzoni» al solito codazzo di «gorilla» maschi, se ne vedono davvero pochi. Peccato solo che, «a casa sua», capiti anche qualcos’altro. Tipo lo stupro sistematico e le violenze e le umiliazioni d’ogni genere a cui sono sottoposte le migliaia di sventurate che ogni anno finiscono nei centri di detenzione per migranti sparsi in tutta la Libia. I nomi di alcuni di questi centri, tanto per rinfrescare un poco la memoria su questo punto evidentemente corta del colonnello? Kufrah, Misratah, Marj, Juwazat, Janzur, Binghazi, Fellah (che per la cronaca si trova proprio nella capitale Tripoli). In tutto, questi lager spaventosi saranno almeno una ventina. E le atrocità di cui sono teatro permanente sono state documentate non dalla Cia, o da qualche gruppuscolo di irriducibile «nostalgici» del nostro passato coloniale. Bensì, dai racconti raccapriccianti resi dalle stesse vittime – per lo più eritree, somale, etiopi, sudanesi, camerunensi - una volta raggiunto il suolo della tanto «retrograda» Europa. Ma, sempre in materia di rispetto della donna e della dignità umana in generale, bisogna dare atto al colonnello di essere stato fin troppo generoso nei nostri confronti e di avere mantenuto, tutto sommato, un profilo da vero signore. Nulla a che vedere, insomma, con le simpatiche espressioni - «prostituta», «battona», «attrice e cantante depravata», «rovina famiglie» - che il regime di Teheran va riversando da giorni sul conto della «première dame» di Francia, Carla Bruni. Secondo la stampa di Ahmadinejad e soci, infatti, la moglie di Sarkozy merita tali appellativi per essersi schierata pubblicamente a favore della povera Sakineh Mohammadi Ashtiani. La 43enne donna iraniana, madre di due figli, condannata a morte tramite lapidazione per adulterio e complicità nell’omicidio del marito.

La prova regina della fondatezza di tali accuse? La confessione resa «spontaneamente» dalla stessa imputata dopo che i suoi carcerieri le avevano inflitto 99 frustate alla presenza del figlio maggiore. Confessione che Sakineh – avvolta da capo a piedi in un lugubre chador per non mostrare i segni delle torture subite in quattro anni di detenzione nelle infernali galere degli ayatollah – ha di recente ribadito nel corso di un allucinante «show» televisivo trasmesso in tutto il Paese. Ieri, il quotidiano «Kayhan» – considerato il megafono della Guida suprema iraniana, l’ayatollah Alì Khamenei – si è spinto addirittura a scrivere che la moglie del presidente francese «merita la morte». Né più ne meno della sventurata Sakineh. Vittima, certo, dei mostri che con una mano governano con simili metodi l’Iran, mentre con l’altra vanno avanti sparati verso la bomba atomica. Ma anche di un Occidente che, al massimo, finge di indignarsi per non compromettere i propri lauti affari. E che, non contento di ciò, permette pure a uno come Gheddafi di venire a casa nostra a insegnarci – senza la benché minima replica da parte di chi di dovere - quanto siano amate e rispettate le donne «a casa sua».

 

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  • luca

    05 Settembre @ 23.13

    quel che penso su quest'argomento,e sull'Islam in generale,me le tengo per me.... potrei dire,scrivere, delle cose molto dure.... e non sono per niente sicuro che il Moderatore di questo forum pubblicherà il mio commento.... dico solo una cosa..... fanno delle robe,che manco l'inquisizione spagnola del 1500 faceva.... sull'amicizia che lega Berlusconi a Gheddafi.... soprassediamo, che è meglio... MOLTO MEGLIO....

    Rispondi

  • giuliana

    03 Settembre @ 13.55

    bandar- Non ci sono tante visioni islamiche delle donne. La differenza che all'apparenza sembra esistere in alcuni stati definiti "moderati" è nel cammino percorso, grazie alle influenze occidentali e ad alcune menti illuminate, per separare religione e politica. In un attimo i paesi che definiamo moderati possono dare spazio al ritorno dell'islam violento, crudele, aggressivo e intollerante delle origini. Non esistono tanti islam. L'islam è uno solo perché le sua radice è unica. Un esempio? in un paese apparentemente moderato come il Marocco, i cristiani vengono espulsi. Oggi, non ieri. La Turchia sostiene il fondamentalismo. Oggi, non ieri. Le persecuzioni contro i cristiani si moltiplicano nei paesi islamici in generale. Oggi, non ieri. O si è dalla parte dei diritti delle donne e della libertà o si è dalla parte dell'islam. Non esiste alternativa. Oppure i musulmani stessi non conoscono l'islam, il corano e la sunna. Ai commentatori che hanno criticato Gheddafi, faccio notare che senza di lui non saremmo qui a parlare di islam. Tutto serve per aumentare la nostra conoscenza e la consapevolezza del pericolo che stiamo correndo dando spazio a chi, in nome di una libertà religiosa che loro non concedono a nessuno, lavora per la nostra sottomissione. Possiamo sempre chiedere al presidente del consiglio di ricambiare la visita e andare in Libia a distribuire Vangeli e spiegare quali sono i diritti sacrosanti di ogni uomo (e donna) portati avanti dall'occidente.

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  • giuliana

    03 Settembre @ 11.40

    Nell'islam religione e legge coincidono. Parlare dell'una è parlare dell'altra. La legge islamica dichiara espressamente la donna inferiore all'uomo per volontà divina. Anche le punizioni come la lapidazione delle donne, l'impiccagione degli omosessuali, il taglio della mano per i ladri, le fustigazioni pubbliche, sono contemplate dalla shari'a. Eppure la shari'a è stata autorizzata in Gran Bretagna dove i tribunali islamici stanno funzionando a pieno ritmo. Se le punizioni non arrivano alle estreme applicazioni, è solo per non influire negativamente sull'immagine falsa che i politici ci costringono ad avere dell'islam. Le offese rivolte a Carla Bruni hanno fatto scalpore solo perché è la moglie del presidente Sarkozy, ma non sono per niente l'eccezione. Tutte le non musulmane sono considerate "cagne infedeli" e "p*****e", senza eccezioni. Le stesse donne islamiche, quando arrivano nei nostri paesi, indossano volontariamente il velo e lo fanno con altezzosità e senso di superiorità proprio per sottolineare la differenza tra "noi" e "loro". Alle tre ragazze che si sono convertite all'islam (niente di più facile, è sufficiente pronunciare una formula di rito), forse nessuno ha spiegato che un eventuale ripensamento, soprattutto pubblico, potrebbe comportare una condanna a morte per apostasìa. La porta d'ingresso è spalancata e aperta a tutti, ma la via d'uscita non esiste. Questo intendono i musulmani per libertà religiosa. Altre donne, oltre Sakineh, sono in attesa della lapidazione. Non si può salvare una e condannare le altre. Esiste il serio pericolo che la condanna per lapidazione sia tramutata in impiccagione. La motivazione di questa condanna è l'adulterio, ma quello che forse ci sfugge è che si sarebbe macchiata di adulterio dopo la morte del marito. I paesi musulmani non hanno mai sottoscritto la "Dichiarazione universale dei diritti umani". Ne hanno fatta una versione a loro esclusivo uso e consumo, una specie di scimmiottamento di quella occidentale nella quale, alla fine di ogni articolo, esplicitano che ogni legge non potrà MAI prevaricare quella islamica (la shari'a). E le donne, nell'islam, sono quasi spazzatura. Anche per i musulmani italiani, altrimenti dovrebbero rinnegare una parte dell'islam e non potrebbero più chiamarsi musulmani. Notate come si distinguano per i loro silenzi ogni volta che si parla di libertà religiosa e diritti umani calpestati dall'islam e nei paesi islamici.

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    • Farid

      23 Settembre @ 14.47

      Vorrei solo dire che tante persone non sanno nulla d'islam e continuano a dare giudizi, quindi invito tutti ad'informarsi e indagare meglio. Non ci scritto da nessuna parte che la donna è inferiore al uomo sono due sessi differenti ma uno complimenta l'altro e ci sono cose che non potete capire se continuate ad avere negativi pensieri e pregiudizi, il centro islamico di via campanini organizza ogni 3 mesi una giornata di ospitalità per conoscersi e per conoscere ciò che ignorate sulla nostra religione.

      Rispondi

  • claudio

    03 Settembre @ 07.40

    ... ma vi rendete conto che "questo tizio" è un caro amico del nostro presidente del consiglio !!!!!!!!!

    Rispondi

  • Alberto

    03 Settembre @ 06.00

    Gheddafi poteva starsene a casa sua che in Italia di PAGLIACCI che ci governano, sia di dx, centro o sx siamo giá pieni.

    Rispondi

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