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Strajè-Stranieri

«Lasciate le auto ora cavalco nei palmeti»

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di Roberto Longoni

L'auto? Meglio scordarsela, perché il traffico lì è una trappola mobile. Lo scooter? Da usare senza rispettare troppo stop e semafori. «Ti fermi al rosso, e   un asino che tira un carretto alle tue spalle ti allunga leccate all'orecchio». Non ti fermi, e t'investono. A Paolo Lombatti è capitato due volte (niente di grave). Ma a «travolgerlo» davvero è stata Marrakech. «Un misto d'oriente e occidente. Colori, profumi, tappeti ovunque, lumi di candela». Palazzi splendidi, riad che sono oasi di pace nel cuore di una città piena di vita. E di un riad Lombatti è diventato proprietario, dopo essere partito dalla sua Fornovo. Una distanza che si misura in ore di volo (tre, a cento euro, se il biglietto è acquistato a tempo debito) quella tra l'Italia e Marrakech. Che si misura  in gradi: trenta «scalini» del termometro dividono  Parma da laggiù. Qui si battono i denti, lì si sta in maglietta, e il caldo è giusto, immune dall'afa. Era novembre, quando  Lombatti arrivò per la prima volta in Marocco. Provò sulla propria pelle che come mese uggioso non era poi male. «Tornato a Fornovo, ne parlai con mio fratello Gianpiero, mia mamma Amelia e mia sorella Barbara». Nemmeno due mesi dopo, il 15 gennaio, era a Casablanca.  Cinquantadue anni, diplomato al Melloni, lo strajè porta un nome che vale come una targa (automobilistica) ducale, per la storica concessionaria di famiglia a Fornovo. Ma il suo nome ricorda anche tempi eroici del divertimento a Calestano, con la discopiscina Shampoo presa in gestione con gli  amici. «Ma d'inverno, poi, ero in concessionaria». A occuparsi d'auto continuò fino a due anni dopo la morte del padre Giuseppe. Poi, la «scoperta» del Marocco.  Una questione climatica, ma anche di atmosfera. «C'è anche molta tolleranza. Gli italiani, sono visti con simpatia, perché trattano bene gli immigrati. D'accordo, non si rispetta un orario, ma c'è allegria nell'aria. Mentre a  ogni ritorno trovo l'Italia sempre più triste: siamo sazi e depressi».  Il trasferimento non  è stato un salto nel buio. «Mio fratello aveva già forti rapporti di lavoro con il Marocco». Per sei anni,  Lombatti è stato alla Zenith, azienda d'abbigliamento con trecento dipendenti, specializzata nella produzione di camicie a Casablanca. Poi, un'altra «partenza»: per Marrakech. «M'ero stancato di quella vita, quando mi chiamò un milanese, che aveva comprato un riad-ristorante a Marrakech».
Il locale è il Cafè Arabe: Lombatti venne chiamato a dirigerlo. «Siamo partiti da zero, fino a farne uno dei primi ristoranti della città. Intanto, mi guardavo attorno, per trovare qualcosa di mio». Così, tre anni fa,  è nato il «Riad 58 blu», tipico locale marocchino con quattro suite e una doppia, «anche ristorante su richiesta. E con specialità parmigiane, se uno vuole». Perché ora a Marrakech ci trovi di tutto. Perfino lo sci. «Gli impianti sono a un'ora d'auto, anche se le piste dell'Atlante non sono come le nostre. E' anche splendido cavalcare nei palmeti: ora mi sto comprando un cavallo mio». Poi, se uno vuole cambiare dimensione, c'è il deserto, a otto  ore di viaggio. Intanto, c'è sempre più aria (sapore) di casa. «Dal prosciutto di Parma al salame di Felino, alla pasta Barilla: tutte cose che prima dovevo portare da Fornovo. Per San Giovanni ceniamo con i tortelli preparati da un italiano che fa pasta fresca». Niente rosäda, ma la tradizione è salva. E conquista sempre più la comunità tricolore. «Saremo  almeno 130 - dice lo strajè -. La vita notturna, poi, è intensa. Molte sono le feste private. Nei locali c'è tanta musica dal vivo». La sera inizia con un aperitivo sulle terrazze dei riad affacciate sul tramonto. «E il vino  è ovunque. Alla discoteca Pascià si bevono alcolici senza problemi». Lombatti ricorda la sera che si andò a  champagne. «Lo offrii a tutti,  quando l'Italia vinse il Mondiale contro la Francia. Il Cafè Arabe durante la partita era diviso come uno stadio». Poi, Marrakech tornò la città di sempre. Una festa mobile profumata d'oriente, frizzante come una flûte piena di bollicine. 

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  • giuliana

    02 Gennaio @ 11.08

    Mi auguro solo che riesca a convincere tutti i marocchini a ritornare velocemente nel loro paradiso terrestre. E noi non marocchini vogliamo la RECIPROCITA': diritto per tutti noi di emigrare in massa, prolificare e far mantenere a loro la nostra prole: dovere del governo locale di predisporre tutto quanto ci possa servire per una calorosa accoglienza e integrazione, comprese pensioni per anziani indigenti, cure gratuite per tutti, diritto allo studio e ricongiungimenti familiari. Ci ha convinto, forza, partiamo in massa...

    Rispondi

  • lella

    01 Gennaio @ 09.15

    Lo invidio molto

    Rispondi

  • feissal

    31 Dicembre @ 14.20

    beato lui

    Rispondi

  • maria

    31 Dicembre @ 13.53

    A leggere l'articolo viene voglia di partire subito per Marrakech!

    Rispondi

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