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La rom condannata a non andare a scuola. Ma è giusto?

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di Pino Agnetti

Anni e anni di dibattiti estenuanti sull’immigrazione. Di scontri all’arma bianca sulla legge «Turco-Napolitano» prima e sulla «Bossi-Fini» poi. Di discussioni il più delle volte astratte e inconcludenti su quale dei vari modelli (multiculturalismo, inclusione, interculturalismo, assimilazionismo e chi più ne ha più ne metta) possa condurci meglio e prima al traguardo tanto agognato dell’integrazione. Poi, ecco che ti arriva una bella sentenza di tribunale e - oplà - «tutti giù per terra». Sia chiaro. Il principio secondo cui le sentenze vanno rispettate sempre e comunque non è in discussione. Però, se qualcuno si prendesse la briga di spiegarci quella con cui la Corte d’Appello di Bologna ha di fatto «condannato» una piccola rom di Parma a non andare a scuola, gliene saremmo oltremodo grati. Pensavamo, infatti, che il diritto all’istruzione sancito a chiare lettere dalla nostra Costituzione fosse da considerarsi, come tale, inviolabile. E, sempre come tale, da applicare e da far rispettare attraverso i vigenti strumenti di legge in qualunque caso e senza distinzioni o discriminazioni di sorta: né di condizione economico-sociale, né tanto meno di appartenenza a qualsivoglia gruppo o minoranza etnico-linguistica. Invece abbiamo scoperto che, se si è nati in un campo rom e i tuoi genitori proprio non vogliono saperne di mandarti a scuola, la cosa per la giustizia italiana è se non proprio normale, sicuramente accettabile. In quanto (sintetizzando la motivazione della sentenza in oggetto) tutto ciò rientra nei parametri e nella cultura della condizione di provenienza. E pazienza se, come è stato comunque accertato, il suddetto minore è costretto per di più a vivere (si fa per dire) in uno stato di grave precarietà igienico-sanitaria. Pazienza anche se la sua famiglia ha già avuto ripetuti guai con la giustizia. Tutte ragioni che avevano indotto la procura minorile a chiedere l’affidamento della piccola in comunità. Ma niente da fare. Perché? Perché «quella» è la sua origine. «Quello» il suo modo naturale di vivere. E sempre «quello» - par di capire che debba continuare a essere - anche il suo destino. Domanda: ma se il minore in questione fosse stato figlio di italiani, siamo proprio sicuri che la sentenza sarebbe stata la stessa? Insomma, quale tribunale della Repubblica avrebbe mai potuto decidere di chiudere un occhio sul suo sacrosanto diritto di andare a scuola al pari di qualunque altro suo coetaneo? Forse, andando nella direzione esattamente opposta, i giudici di Bologna hanno inteso ribadire che tutte le culture sono uguali e vanno rispettate? Beh, se così fosse, allora che facciamo con le donne immigrate che ogni giorno rischiano l’infibulazione o il matrimonio coatto (pena le botte o come purtroppo si è visto molto peggio)? Stabiliamo che anche questo fa parte della loro condizione e cultura di provenienza e, sempre «in nome in nome del popolo italiano», chiudiamo un’altra volta un occhio? Lo scorso 5 aprile, la Commissione Europea ha sollecitato tutti gli Stati membri ad applicare i principi cardine riguardanti l’integrazione del popolo rom (fra i 10 e i 12 milioni in Europa). Il primo di quei principi è l’accesso all’istruzione. Nessuno vuole strappare la piccola rom di Parma ai suoi genitori. Ma, senza istruzione e in mezzo alla sporcizia, la domanda finale è una sola: che ne sarà di lei? 
 

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  • anonimo

    18 Luglio @ 09.13

    Volevo rispondere alla giuliana. Io sono una ragazza musulmana e i miei genitori non mi hanno mai insegnato\"che la pena di morte è buona e giusta\" oppure \"che voi amate la vita e noi la disprezziamo e amiamo la morte, soprattutto la vostra e di coloro che abbandonano l\'islam\". Come fai a dire queste cose se non hai mai provato a stare in compagnia con uno islamico? Prima di vedere i difetti degli altri guardatevi i vostri che sarà meglio secondo me!!!!!!!! Queste pensieri che hai citato non puoi dirli in nome di tutti. E solo una persona non aperta alle altre culture o religioni può dire queste cose.

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  • katiatorri

    10 Luglio @ 15.29

    concordo Mauro,però il punto è che questa sentenza sarebbe degna di una Giuliana al massimo della sua vis oratoria,solo che se una parmigiana media è razzista può essere un terribile segno dei tempi,se lo è una sentenza di un giudice è molto più pericoloso perchè si rischia di sancire per legge(ancora una volta nella storia)che gli esseri umani non hanno tutti pari diritti e che ce ne sono alcuni ,come pensano le Giuliane di turno,etnicamente inferiori,quindi da compatire e che non hanno gli stessi diritti degli altri...è raggelante

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  • mauro

    10 Luglio @ 12.19

    se la bambina rom non va a scuola i rom sono criminali perche' non mandano i figli a scuola, se la bmbina rom va a scuola i rom sono criminali perche' hanno la scuola gratis ecc ecc. sono criminali a prescindere. solo perche' esistono. Dunque gli scandalizati sono solo ipocriti. e la signora giuliana ci rifila le solite pippe. basta, le hai gia scritte 50 volte. comunque a me sembra una persona che vuol dare l'impressione di essere molto colta e informata. ma che in realta'alla fine riesce solo a fare sfoggio di saccenteria e di luoghi comuni magari ascoltati per strada. " noi amiamo la vita, loro la morte... ai bambini viene insegnato.". Giuliana, sono tutte fesserie. .

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  • giuliana

    09 Luglio @ 22.19

    Questa sentenza era già scritta, come tutte le sentenze a favore delle "tradizioni" islamiche che l'hanno preceduta. Non si può negare a uno ciò che si concede ad un altro. Non vi ricordate quel padre musulmano che per impedire alla figlia di partecipare alle lezioni di musica ha preferito che fosse bocciata per le troppe assenze? Nessuno ha tolto la patria potestà a quel padre degenere, nè lo ha costretto a tornare al proprio paese, ma gli è stato accordato di entrare in classe e provvedere personalmente a mettere le cuffie alla figlia perchè non potesse sentire la musica. La riforma della giustizia è improcrastinabile. I giudici non devono interpretare le leggi a loro piacimento, ma le devono applicare. Se non sono in grado di svolgere il proprio lavoro devono essere licenziati. Se non riprendiamo velocemente il controllo del nostro territorio siamo finiti. La notizia è di oggi: in alcune zone di Londra i musulmani hanno affisso dei cartelli per indicare che lì è territorio loro e viene applicata la loro legge. ( lisistrata.com) Vorrei far notare che nei centri culturali islamici e nelle moschee, in Italia, viene insegnato che l'unica legge alla quale sono sottoposti è la loro e nessuna autorità o organizzazione occidentale potrà impedirlo. Noi amiamo la vita quanto loro la disprezzano e amano la morte, soprattutto la nostra e di coloro che abbandonano l'islam. Leggete direttamente dalle loro parole in quale modo insegnano ai bambini (in Italia) che la pena di morte è buona e giusta e li incitano a non osservare le nostre leggi. Oppure quando fanno altrettanto con gli adulti e si impegnano pubblicamente perché anche qui venga instaurato uno stato islamico nel quale possano valere unicamente le loro leggi divine. (racine.ra.it/islamoteca) E' sufficiente far scorrere i link a sinistra per trovare i "diritti del fanciullo dell'islam" e la "dichiarazione universale dei diritti dell'uomo secondo l'islam". Ormai non si preoccupano nemmeno più di fingere, ci considerano proprio scemi. Toccate con mano. Sarebbero interessanti dei commenti dopo la lettura. Aspettarli dai politici è fatica sprecata. Sono tutti a favore dell'islamizzazione, a cominciare da quelli di Parma.

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  • katiatorri

    09 Luglio @ 19.16

    in effetti la sentenza mi sconcerta,è razzista,per questo giudice è normale che i rom debbano essere incolti e vivere nel degrado perchè "loro sono così".una sentenza del genere è da brividi,primo perchè sancisce il principio che il destino di una persona è legato all'etnia e ai suoi presunti usi(chi lo stabilisce,ma il giudice in questione lo sa che le leggi razziali sono state abolite?),secondo perchè stabilisce che i rom sono "brutti,sporchi e cattivi "per legge(altra cosa da ventennio e terzo perchè nega ad una bambina un diritto fondamentale,anzi due,quello all'istruzione e quello alla libera scelta del proprio futuro...altro che siamo tutti uguali

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