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Khawatmi: "Bombe e cecchini, la tragedia della mia Aleppo"

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Andrea Del Bue
Si spara tutti i giorni, ad Aleppo. Il popolo siriano vuole affondare il regime nel suo fortino economico: «Se cade Aleppo, cade il presidente Assad». Parola di Riad Khawatmi, esperto in affari internazionali, nato in Siria, ad Aleppo, nel ’47, e a Parma dal ’67. Ha tre passaporti in tasca: canadese, italiano, siriano.
 In Medio Oriente ha ancora una sorella, che racconta cosa vede quotidianamente dalla finestra di casa.
 «Il popolo è barricato nelle proprie abitazioni - racconta Khawatmi -. Uscire, significa perdere la vita, perché ci sono cecchini dappertutto che non guardano in faccia a nessuno. Anzi, ti sparano in fronte». Dentro le case, manca tutto: «C’è elettricità solo sette ore al giorno, l’acqua non c’è, nemmeno per fare il pane. Si vive di quello che si trova in cantina, fino ad esaurimento scorte: i siriani preferiscono morire di fame nelle loro case che impallinati per strada».  E’ da diciassette mesi che il popolo si ribella al regime: prima con le manifestazioni di piazza, poi con le armi.
E’ da quasi un anno e mezzo che subisce la repressione perpetrata dai militari: «E’ un genocidio - osserva Khawatmi -. Tra civili e militari, sono già 23 mila i morti. Per non parlare degli arrestati, che sono circa 200 mila. Le carceri non bastano, usano le scuole come galere. L’esercito regolare non ha rispetto per nessuno: 982 donne violentate, 1622 bambini uccisi. Questi numeri crescono di ora in ora». Il presidente Assad  ha dichiarato all’opinione pubblica internazionale affermando che la rivolta è guidata dai terroristi e che sono le cellule di Al Qaeda a ispirare la battaglia: «La religione non c’entra - spiega Khawatmi, musulmano non praticante, scuole cattoliche alle spalle -. Il popolo è sceso in piazza, all’inizio, al grido di libertà e democrazia, gli unici valori che ispirano questa guerra. E il regime ha risposto col fuoco e coi morti, nascondendosi sotto la giustificazione dell’attacco terroristico».
Impossibile ottenere l’appoggio degli Stati Uniti se ci fosse l’integralismo religioso di mezzo: «Gli americani non avrebbero mai appoggiato dei terroristi - riflette Khawatmi -. Il presidente Obama, però, essendo in campagna elettorale, non ritiene opportuno inviare truppe, quindi si limita ad un appoggio politico, anche se qualche arma, di nascosto, arriva. Il regime, invece, ha un intero arsenale fornito dalla Russia: Aleppo, in questo momento, è circondata da trecento carri armati. Cento di questi sono dei T-82 sovietici, che resistono alle armi anticarro. Forse è il sostegno della Russia ad Assad che porta la sinistra europea a non dire una parola di solidarietà nei confronti del popolo siriano. Stupisce, in particolare, l’atteggiamento della sinistra italiana, perché è la loro cultura ad aver combattuto la dittatura, quella fascista di Mussolini». Khawatmi vorrebbe stare vicino al suo popolo, anche fisicamente, ma non può: «E’ 41 anni che non torno: mi fucilerebbero immediatamente al mio ingresso nel Paese - spiega, prima di tornare indietro con la memoria -. A 16 anni, scrissi su un foglio di quaderno un manifesto per la libertà della Siria: sono stato prigioniero dei servizi segreti, per un mese, in una cantina. Mi torturarono brutalmente con un cacciavite incandescente, di cui porto ancora i segni sulla mano destro, quella con cui scrissi il manifesto». Nel futuro della Siria, però, vede libertà: «Perché la rivolta abbia successo e la Siria torni ad essere un Paese libero e democratico bisogna detronizzare Assad. Ci vorrà tempo, perché questo regime gode dell’appoggio di uomini, mezzi e tecnologia da parte della Russia».
 

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  • Giorgio66

    13 Agosto @ 18.25

    Ma mi faccia il piacere direbbe Totò ...gli USA hanno già appoggiato in libia 4 gatti violenti appoggiati da salafiti e istruttori occidentali, ingrossati poi da mercenari Qatarioti e opportunisti dell'ultimo momento che han fiutato l'affare a spese del proprio popolo. In Siria fin dal primo momento in mezzo ai dimostranti c'erano agitatori armati infiltrati tra la gente per bene, che forti della confusione sparavano vigliaccamente contro dimostranti e forze di sicurezza... Assad avrà la colpa di aver troppo tergiversato ma forse certe cose van fatte anche con prudenza. Chi ci guadagna con la violenza? i Siriani all'estero che ormai privi di cognizione dei problemi del paese e di un vero seguito possono così rimettersi in gioco legati ai fili dei burattinai, i veri nuovi barbari, di Nato, UE, USA e monarchie del golfo che tra l'altro vessano i propri cittadini lontano dai riflettori dei nostri vergognosi media. Il futuro è sempre + nero ...la siria solo una pedina, la prossima tappa è l'Iran ...poi l'accerchiamento dei grandi "cattivi" del mondo sarà completo ...e forse non sarà un bene per nessuno.

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