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Irina: la mia storia di badante umiliata e privata dei diritti

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 Badante in casa d'altri, ha stentato a badare a se stessa, quando sono stati gli altri a entrare in casa sua. «Si sono chiusi la porta alle spalle e mi hanno fatto firmare la lettera di licenziamento datata il giorno prima. Io ero in pigiama, malata, incapace di difendermi». Irina racconta a bassa voce la sua verità: che non finirà solo dal giudice del lavoro, ma anche in procura, attraverso una denuncia alla Squadra mobile. Quattro pagine nelle quali s'intravvedono estremi che potrebbero andare dalla violenza privata alla violazione di domicilio, alle minacce e alle molestie, fino all'estorsione.

    Irina, trentenne moldava, non si chiama così (s'è preferito tutelare la sua identità), ma del resto così sembra non sia quasi mai stata chiamata dall'ultraottantenne affidato alle sue cure. Stando al racconto della donna, il pensionato, costretto su una sedia a rotelle, fin da subito le si è rivolto con epiteti non proprio riguardosi. L'età poteva aver di certo il  suo peso e non era il caso di soffermarsi più di tanto sulle offese. E poi Irina, madre di un bimbo di cinque anni e convivente con un parmigiano ex dipendente di una ditta fallita, aveva bisogno di quel lavoro.
Un posto anche comodo, essendo appena al di là  del pianerottolo, «quindi a zero spese benzina o di biglietti di mezzi pubblici». Anche se la retribuzione era quello che era. Ossia, stando alla busta paga del maggio 2012, di 3,87 euro all'ora, per 154 ore mensili: per un totale di 561,37 euro, al netto dei contributi. «Da un mese all'altro - ricorda lei - le ore mi venivano pagate in modo diverso: 4,05 euro nel febbraio dello stesso anno; 3,70 in marzo; di nuovo 4,05 in aprile. Mi veniva detto che era il minimo sindacale».
Le cose, racconta Irina, sono cambiate da quando a un figlio ne è subentrato un altro nella convivenza con l'anziano padre. Con lui, in quella casa si stabilì  anche un nipote. «Un po' di tempo dopo, la figlia di chi accudivo mi disse che  non era più necessario che facessi sette ore al giorno per cinque giorni alla settimana. Mentre in realtà accudivo più persone di prima: altro che impegno minore... Nonostante in teoria mi fossero state ridotte le ore di lavoro, lo stipendio non mi fu abbassato. Mi si diceva che ciò che m'era dato in più serviva a compensare le ore di straordinario e le festività lavorate». Una situazione piuttosto intricata. E tutt'altro che serena dal punto di vista psicologico, visto che la consegna di ogni stipendio era accompagnata da un «non so quanto potremo farla ancora lavorare con noi» proferito dalla figlia dell'ultraottantenne.
   «E non mi permettevano nemmeno di andare in vacanza. Dalla busta paga dell'agosto del 2012 risultava che avessi fatto 35 ore di ferie di cui invece non ho mai goduto». Sembrava che il momento fosse venuto alla vigilia di Natale. «Uno dei figli mi salutò con un “ci vediamo il 7 gennaio 2013”. Pensai che fosse la volta buona. Ma il 26 lo stesso figliò si ripresentò dicendomi: “Da domani torni a lavorare”. Sorpresa, risposi che avevo programmato una vacanza a Roma, ma il mattino del 27 mi presentai comunque al lavoro. Fu in quell'occasione che chiesi e ottenni le ferie. Tornai al lavoro il 9 gennaio, e alla sera la figlia del mio assistito mi consegnò 300 euro. “Sono per la seconda quindicina di dicembre. Per gennaio, devo fare altri due conti” spiegò».
  Sospettando che non le si volessero pagare le ferie, la badante si lamentò, prima di tornare nel proprio appartamento. Poco dopo, la figlia del pensionato suonò alla sua porta. «Per gettarmi cento euro, aggiungendo che le facevo pena e che m'avrebbe pagato anche i 15 giorni di preavviso, dato che ero licenziata. Infine, mi strappò dalle mani le chiavi dell'appartamento del padre». Irina finì dal proprio medico. «Soffro d'asma - racconta - e mi è stata riscontrata una sindrome ansioso-depressiva da stress. Mi sono stati prescritti 15 giorni di riposo». E di pace, magari. 
Ma il peggio, stando al racconto della donna, doveva venire. «Ieri (venerdì, ndr) la figlia del mio ex assistito con il marito si è fatta aprire mentre ero sola in casa, in malattia, per chiudersi la porta alle spalle. Volevano firmassi la lettera di licenziamento con la data del giorno prima. Insistettero fino a che, sentendomi di nuovo male, fui costretta a obbedire, firmando anche le copie delle buste paga sulle quali, a penna, era stato scritto un “800”». Gli altri se ne sono andati, e la donna, raggiunta dal suo convivente rientrato a casa, è finita al Pronto soccorso, dove le sono stati prescritti ansiolitici. Quindi, ieri mattina, la denuncia.
  Accanto alla donna, il Movimento nuovi consumatori. «La nostra associata non è mai stata assente e mai ha ricevuto lamentele o lettere di richiamo - sottolinea Filippo Greci, presidente del Mnc -. Solo quando ha chiesto il rispetto dei suoi diritti non è più andata bene. Non poteva essere licenziata in malattia e non certo in quel modo. Inoltre, ricordiamo che la Cassazione ha stabilito come sia estorsione sottopagare il lavoratore. Ci sono prove che saranno depositate al momento opportuno in Procura e al Tribunale del lavoro che attestano le ragioni di Irina, al fianco della quale ci costituiremo parte civile. Intanto, vorrei lanciare un appello: c'è una famiglia con un bimbo piccolo priva di redditi in questo momento, nonostante i suoi componenti abbiano molta voglia di darsi da fare. Ci contatti, chi ha possibilità di farli lavorare». 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  • massimiliano

    12 Febbraio @ 21.56

    Ha ragione Katia, di Irine purtroppo ce ne sono tante, sfruttate e umiliate da vili e loschi figuri che non si fanno scrupoli a lucrare sulle spalle dei più deboli. Se Giuly avesse letto tutto, sarebbe arrivata al punto in cui si dice che ci sono le prove di quanto afferma la povera Irina.....Mediti Giuly e ringrazi Dio di non essere nelle stesse condizioni della povera Irina.

    Rispondi

  • katiatorri

    15 Gennaio @ 14.34

    oppure ci sono tanti disonesti anche qua a parma e molti di loro con la disonestà si sono fatti i soldi e pretendono che gli altri rispettino i loro privilegi mentre loro non rispettano nulla e nessuno,le dice niente che almeno l'80% delle case affittate specie a studenti sia,almeno in parte,in nero?se scendesse dal pero della civiltà eletta forse si accorgerebbe che di irina ce ne sono tante,è vero,ma perchè sta diventando normale lo sfruttamento senza limite e remore morali.

    Rispondi

  • giuliano

    14 Gennaio @ 19.38

    mi posso permettere dei dubbi,di queste irine oramai se ne sentono talmente tante che crederci diventa quasi impossibile.

    Rispondi

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