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Lisbona, una città per tutti

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«Penso mas nao existo». Cartesio non sarà d'accordo, ma ti appare così, all’improvviso la scritta scolpita sopra un vecchio portone nei borghi nascosti di Lisbona. E rifletti, accecato dalla luce della capitale di confine. Che ruba il malumore e ti accompagna nella spensieratezza d'oltreoceano.
E' la luce che abbaglia, sopra il Tejo, nella città di Vasco de Gama, la cui impresa è ricordata in un ponte spettacolare, che congiunge l'una e l'altra sponda di questo grande fiume. Una città che corre ancora e pure veloce, nonostante l’età: vive, tra gioie e dolori, guardando all'orizzonte la straordinaria Santa Maria de Belém.
Siamo al Bairro Alto, verso quel Largo do Carmo che ti spezza il cuore, sulle colonne sonore di una jazz band con un bimbo alla batteria, che ogni tanto molla le bacchette per raggiungere i compagni a giocare a calcio. E' la piccola piazza che ti apre al mondo, perché da lì entri, passo dopo passo, nella navata centrale di una cattedrale con il cielo per soffitto: un'immagine che ti sorprende. E ti porta via, tra le nuvole che, come i ragazzi davanti alle chiese, vanno dove vogliono.
Lisbona è un viaggio, certo, ma prima di tutto nella memoria. Un cammino autentico, profondo e a volte persino violento, che poi però ti accompagna nei dolci tramonti. Come in un abbraccio, che senza dirlo ti lascia presto. La conosci piano piano, tra le note stonate di quel fado che rimane tra quei pochi giovani, che se ne fregano dell’house. Giovani lontano dalla movida, che cantano come i nonni e ci credono, gli stessi che portano avanti la tradizione e che trovi alla Tasca do Chico, sempre nel Bairro Alto. E una o due volte si può fare, ma la nostra cultura è altra. Musicale, si intende. E allora, si gira l’angolo, tempo e voglia prendendo un elevador, un tram o un tuk tuk (i famosi taxi apecar) per assaporare il profumo della cucina e dell’arte, che proprio qui, a Lisbona, hanno un percorso preferenziale. Baccalà o porco che sia in qualche buona e storica trattoria con l'oste che sorride e ti invita alla sua tavola: semplice ma da ricordare. Tuttavia, l'amore per le cose belle guida il cammino al Museu Calouste Gulbenkian, che ospita la collezione privata di questo magnate del petrolio di origine armena, sensibile all'arte greca, romana, egiziana, persiana, islamica, della Mesopotamia e ad alcuni memorabili dipinti di antichi e moderni maestri. Tant'è che questa collezione è considerata una delle migliori al mondo, con quelle seimila opere e con quel bellissimo «Ritratto di un vecchio» di Rembrandt. Ma anche Rubens, Latour con «La Lettura», Manet con le sue «Bolle di sapone», Guardi con «La regata sul Gran Canale» e ancora Degas e tanti altri artisti. Un vero «tesoro» protetto da un parco meraviglioso, che ti fa tornare alla mente un'altra perla di Lisbona: il giardino botanico. Qui, ci si arriva attraversando Praca do Principe con cedri e ficus dalle radici enormi. Un buon biglietto da visita per quel labirinto verde con piante che arrivano da tutto il mondo e che circonda il museo di storia naturale. Attenzione: alla domenica è gratis. E si continua verso l'Alfama, il quartiere più antico, con il suo Castello di San Giorgio, le sue viuzze e le sue terrazze sul Tejo. Dall'alto al basso, giù per le vecchie case portoghesi per affacciarci al museo nazionale delle Azulejo, nell'ex convento Madre de Deus: un gioiello di affreschi, piccole piastrelle in ceramica e legno intagliato con la cura della perfezione del maestro. Arte di culture diverse che si ritrovano sotto lo stesso tetto. Ovvero, in una Lisbona dai mille colori, dalle lingue più svariate che in questo senso è l'esempio di capitale dell'integrazione: è forse anche per questo motivo che i giovani adorano questa città, ideale per le vacanze all'estero e per chi vuol fare musica. E' così che spesso in piazza del Commercio mentre si sorseggia un aperitivo, seduti a tavolino, i ragazzi del Conservatorio portoghese in divise indossate per l'occasione s'inventano il concerto. E' la piazza monumentale per eccellenza, là dove non si prendono solo i tram per muoversi da quartiere a quartiere, ma anche i battelli per le romantiche crociere sul fiume. E per una semplice attraversata per gustare dall'altra parte del Tejo al ristorante «Faro» il grande piatto di crostacei, con il granchio da spezzare con il martello, e la «Bitoque», la bistecca con l'uovo. Se invece si rimane a terra si attraversa l'arco della piazza del Commercio e si percorre la via principale della Baixa: rua Augusta con la sua «Casa Macario» e la «Casa Brasileira»: qui, le antiche vetrine con il Porto in bellavista e le «Pastéis de Nata» rappresentano delle attrazioni per il gusto. Ma anche vetrine di cappelli, di scialli e di ginjinha, la tipica bevanda della capitale. E' anche questa la Lisbona che rimane, con sapori e immagini che invitano a proseguire il viaggio, magari noleggiando un'automobile, verso l'imperdibile e nota al mondo Sintra, per scoprire il magico Cabo Espichel e Cabo do Roca, la punta più occidentale dell'Europa, dove le nuvole basse avvolgono le rocce a picco sull'oceano e il paesaggio pare incantato. Là dove la terra finisce e il mare comincia, il consiglio è fermarsi al ristorante «O Farol» per il carapau e per l'ottimo formaggio con le olive. Proseguendo in direzione Cascais, di rientro alla capitale, tappa obbligatoria diventa la interminabile Praia do Guincho, una delle spiagge più belle al mondo con lunghe e morbide dune di sabbia: non a caso, questa spiaggia sulla costa atlantica è molto amata dai surfisti e dagli appassionati della tavola. Il vento, qui, non manca e nemmeno la voglia di lasciarsi trasportare da queste onde straordinarie. E' l'altra faccia del Portogallo, di un Paese sempre in movimento, pur non oscurando le proprie radici. Come un unico caravanserraglio, sempre pronto ad accogliere un nuovo ospite, sotto il segno della parola «libertà». Perché Lisbona è un porto per piccoli pescherecci e per transatlantici: una città per tutti.

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