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Favignana, la farfalla che vola sul Mediterraneo

Deve le sue ricchezze e il suo fascino al mare: qui si pescava il tonno

 Favignana, la farfalla che vola sul Mediterraneo
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Esistono animali che hanno determinato la prosperità e la notorietà di interi territori. Basti pensare all’importanza del maiale per Parma. A far crescere la fama dell’isola di Favignana è, o meglio, è stato, il tonno rosso, che qualche isolano definisce scherzosamente «il maiale del mare» in quanto è un pesce dalle carni pregiate, delicate e allo stesso tempo saporite, di cui non si butta via nulla: dai suoi scarti si ricavavano mangime per animali e un olio usato per impermeabilizzare i muri esterni delle case.
Certo, Favignana è un’isola attraente per le sue acque di cristallo e per l’aspra bellezza della sua macchia mediterranea, punteggiata da agavi che svettano verso l’azzurro intenso del cielo e di fichi d’India che resistono, verdi e carnosi, sotto un sole implacabile. Ma forse, l’aspetto più affascinante della sua storia è rappresentato dal legame che per oltre un secolo ha unito gli abitanti dell’arcipelago delle Egadi (che comprende anche le isole più piccole di Levanzo e Marettimo) ai banchi di tonni rossi in arrivo dall’Atlantico, diretti verso le coste tunisine per riprodursi.
IL RITO DELLA MATTANZA
E’ nelle acque blu cobalto che separano Favignana e Levanzo che fino a pochi anni fa si celebrava la mattanza, non una semplice pesca dei tonni, ma un rituale al tempo stesso cruento e ingegnoso, da cui dipendeva la sussistenza di centinaia di famiglie e che dimostrava l’abilità dell’uomo nel saper sfruttare le ricchezze, apparentemente inesauribili, del Mediterraneo.
Ogni singolo tonno pescato finiva nell’ex stabilimento Florio, dal nome della famiglia siciliana che lo rese famoso e che lo gestì prima di venderlo nel ‘37 al genovese Angelo Parodi. Nel 1982, il calo della pescosità e il cambio delle dinamiche di mercato portarono alla chiusura della tonnara.
Grazie ad un sapiente restauro – iniziato nel 2003 e terminato nel 2009 per una spesa di circa 14,4 milioni di euro - l’ex stabilimento è ora un interessante museo che attrae turisti come una calamita oltre ad essere un bellissimo esempio di archeologia industriale.
Le sue tre ciminiere in mattoni, due delle quali pendenti, salutano i visitatori che sbarcano sull’isola, mentre l’ingresso principale è difeso da un imponente portone in ferro, che pur se aggredito dalla salsedine resta imponente grazie allo stemma dei Florio: il leone.
Il resto della tonnara può essere paragonato ad una chiesa, ad una cattedrale in cui si lavorava duramente: le colonne, i soffitti a volta e gli archi acuti delle enormi stanze realizzate in calcarenite conchiglifera, la pietra grigia che si estraeva nella parte orientale dell’isola, hanno la solennità di un luogo sacro.
L'ULTIMO RAIS
Fra le guide che conducono i visitatori alla scoperta dell’ex stabilimento ci sono figli di ex operai della tonnara e c’è anche Gioacchino Cataldo, l’ultimo rais, colui che dirigeva la pesca dei tonni. Il mare di Favignana non è più pescoso come un tempo – il tonno rosso era quasi scomparso dal Mediterraneo, tanto che ora le «tonnare volanti» lo pescano direttamente nell’oceano Atlantico – ma mantiene un fascino indescrivibile dato dai suoi colori abbaglianti. L’acqua, in alcuni punti lungo la costa, pare vetro in virtù di ampie distese di sabbia bianca che rischiarano il fondale roccioso e le praterie di posidonia.
La costa orientale dell’isola è forse la parte in cui il contrasto fra il blu intenso e la trasparenza cristallina è più evidente. Per rendersene conto basta pedalare in direzione di Cala Rossa, considerata una delle cale più belle d’Italia, o del Bue Marino, dove c’era una cava: una volta raggiunta la meta si resterà abbagliati dallo splendore di un mare che sembra dipinto. Attenzione però, perché questi due paradisi non hanno una soffice spiaggia di sabbia, ma roccia, a volte anche appuntita.
Gli amanti di un bagno più comodo potranno puntare su Lido Burrone, l’unica vera spiaggia dell’isola, o su Cala Azzurra, molto più piccola della prima, ma con un’acqua bassa e trasparente da sembrare un’enorme piscina. Essendo Favignana un’isola che si scopre al meglio in bicicletta, sarebbe un peccato non compiere un piccolo sforzo per superare monte Santa Caterina, alla volta delle cale occidentali, come Pirreca, Cala Tornello, Cala Rotonda o Cala Grande. La trasparenza delle acque, e i colori del fondale, valgono la pedalata.

LA STORIA - LA BATTAGLIA DELLE EGADI
Nell’ex stabilimento Florio c’è una sala in cui sono esposti alcuni rostri montati sulle navi romane, le stesse navi che sconfissero la flotta cartaginese comandata da Annone al largo di Favignana, durante quella che passò alla storia come la battaglia delle Egadi. Era il 241 a.C., e la sconfitta dei cartaginesi determinò la fine della prima guerra punica. In un’altra sala della ex tonnara, su tre ampie pareti bianche, si può vedere la ricostruzione di quell’epico scontro. Nei mesi di luglio, agosto e settembre, l’ex tonnara è aperta dalle 10 alle 13.30 e dalle 17 alle 23, mentre nei mesi di giugno e ottobre l’apertura al pubblico va dalle 10 alle 17. Per informazioni sul museo e sulle visite guidate è possibile telefonare al numero 324 5631991


DA SAPERE
LA NATURAL’AREA MARINA PROTETTA
L’area marina protetta delle isole Egadi, istituita nel 1991, è nata con il duplice scopo di salvaguardare e promuovere l’habitat della fascia costiera. Grazie ai suoi 53.992 ettari di superficie, è la riserva più grande d’Europa, e comprende le isole di Favignana, Levanzo, Marettimo e gli isolotti di Formica e Maraone. Al suo interno si possono ammirare la prateria di posidonia oceanica più estesa del Mediterraneo, le tartarughe caretta caretta e la rarissima foca monaca, già data per estinta in Italia.

LA GASTRONOMIA NEL REGNO DEL CANNOLO
Gli amanti dei dolci dovranno tenere a bada la propria golosità, perché le pasticcerie sparse lungo le strade di Favignana rischiano di trasformarsi in una tentazione irresistibile. Al mattino a colazione, o anche dopo una cena a base di pesce, ci si può concedere una coccola gustando il vero cannolo siciliano con il suo cremoso ripieno a base di ricotta e gocce di cioccolato, un dolce in pasta di mandorle reso ancora più gustoso da canditi coloratissimi, una fetta di cassata o un dolce di marzapane.

LA GITA LE SALINE DI TRAPANI
L’aeroporto di Trapani è di sicuro il primo approdo per chi decide di visitare le Egadi. Il volo Parma-Trapani dura infatti circa un’ora e mezzo e permette di raggiungere la Sicilia molto rapidamente. Prima di salpare per Favignana, si potrebbe quindi dedicare qualche ora di tempo per scoprire lo scenario abbacinante delle saline della laguna, che si estendono lungo il litorale compreso fra la città e Marsala. Elette «Luogo del Cuore Fai» le saline offrono la possibilità di effettuare una visita al mulino di Infersa e al suo museo, di vestire i panni del «salinaio» o di dormire all’interno della «Finestra sul Sale».

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