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Carnac in Bretagna. Quelle pietre magiche

Alla scoperta dei complessi megalitici più estesi al mondoUn luogo dove si intrecciano storia, leggenda e una natura selvaggia

 Carnac in Bretagna. Quelle  pietre magiche
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Arrivati a Carnac, a dieci minuti a piedi dal centro di questa incantevole e misteriosa località della Bretagna, c'è Menec. E lì si resta veramente senza fiato. Tra nuvole scure e la brezza che arriva dall'Atlantico, mancano solo i druidi in carne e ossa e ci deve accontentare di quelli narrati da Cesare nel De Bello Gallico. Ma il loro spirito e le suggestioni legate al loro periodo ci sono tutte. Il luogo, a metà tra storia e leggenda, è quello degli allineamenti di menhir, dolmen e tumuli in pietra che risalgono a un periodo tra il 5000 e il 2000 a. C. Il più esteso è sicuramente l'allineamento di Menec, con 1099 menhir disposti su undici file che, attorno all'omonimo villaggio - un luogo di quelli che una volta si definivano «da cartolina» - formano un cromlech, semicerchio composto da settanta menhir. Menec è infatti una valle di megaliti, tanti da far addirittura impallidire il più famoso cromlech del mondo: quello di Stonehenge.

Ma l'allineamento di Menec non è l'unico spettacolo di pietra e magia di questa parte di Bretagna, una terra in cui il tempo non va troppo veloce e dà ancora all'uomo il piacere di stupirsi. Che non è una regione, bensì una nazione, come ricordano spesso ai visitatori i discendenti dei celti che vivono qui. Dove Bretagna - che nell'antichità era Armorica, da «armoar», in gallico terre sul mare, rifugio per i celti dalle scorrerie degli invasori angolo-sassoni - è Breizh, pronunciato con orgoglio in una lingua affascinante. Proseguendo a piedi, con il cielo sempre minaccioso, si incontrano altri due allineamenti: Kermario e Kerlescan. Il primo è formato da 1029 menhir su dieci file, il secondo è invece un colonnato di 555 pietre che termina con un semicerchio di 39 menhir.
Poco lontano, inoltre, troneggia Manio, il Gigante. E' un menhir alto quasi sei metri attorniato da lastre di pietra più piccole. E chi vuole immergersi ancora di più in una natura selvaggia, può arrivare fino al tumulo di Kercado che ricopre un dolmen risalente al 3800 a. C. in un bosco degno del ciclo di Re Artù. Del resto, proprio in Bretagna, a una cinquantina di chilometri da Rennes, si trova Brocéliande, che deve la sua fama alle vicende del mitico sovrano, del mago Merlino e dei cavalieri della Tavola Rotonda. Nella zona, seppur più distanti, si stagliano altri tre dolmen, quelli di Mané-Kerioned, uno dei quali ha incisi asce e scudi. Tutto questo, e molto altro, si può trovare a Carnac che in bretone è Karnag e deriva da «cairn», pietra.

Perché qui le pietre «parlano». Come il Lapis Niger, all'inizio della Via Sacra nel Foro Romano, purtroppo ancora negato da lunghi restauri agli occhi dei turisti che arrivano nella Città Eterna da tutto il mondo. O la Pietra del Destino a Tara, dove venivano incoronati i re d'Irlanda. Oppure la Pietra Nera trasmessa, come racconta Renè Guenon, dal Re del Mondo al Dalai Lama. O, infine, i Palantiri di Tolkien. Sulla funzione di cromlech, dolmen e menhir il dibattito è aperto da tempo. Calendari preistorici? Posti legati al culto della fertilità? Templi? Luoghi di sepoltura? Domande che alimentano un'altra leggenda che vorrebbe che i megaliti di Menec altro non siano che legionari romani trasformati in pietra da San Cornelio, protettore dei bovini, o, secondo una variante più spesso raccontata dalle guide ai turisti, da mago Merlino. Insomma, magia, misteri e leggende, tra le brezze che sferzano le spiagge dell'Atlantico e i fiori dei giardini di case che nulla hanno da invidiare a certi cottage inglesi. Del resto quella che per tutti è la Cornovaglia francese da Carnac dista poco. Per le visite guidate c'è la Maison des mègalithes di Carnac (www.carnac.monuments-nationaux.fr).
Anche se le sue pietre sono la principale attrazione, Carnac può piacere molto anche per altri particolari. A partire dalla chiesa del già citato San Cornelio, eretta nel XVII su un edificio romanico, fino al Museo della preistoria.
Dalla spiaggia è inoltre magnifico il colpo d'occhio di questa parte di oceano. Poco lontano, inoltre, si trova la penisola di Quiberon che si allunga per quattordici chilometri nel mare ed è unita alla terra ferma solo da un lembo di sabbia. Come in tutta la zona anche qui, per la precisione a San Pierre-Quiberon, c'è un allineamento megalitico. Altre pietre misteriose. Ma, soprattutto, vive. Come questa terra e questo mare che per un attimo fanno dimenticare le miserie del mondo moderno.



COME ARRIVARE - AEREO, TRENO E PULLMAN
Per arrivare a Carnac si può prendere un volo Air France per Rennes, da Bologna a Lione e poi coincidenza per la capitale della Bretagna, che merita di essere visitata. Da Rennes per Carnac, in treno fino ad Auray e, infine, in pullman, dal parcheggio di fianco alla ferrovia, alla città dei megaliti. Per info consultare il sito delle ferrovie francesi www.sncf.com.

COSA MANGIARE - CREPES, GALETTES E FAR
In Bretagna per un pranzo economico ma allo stesso tempo gustoso e tipico il consiglio è di assaggiare le famose crêpes o le galettes. Le crêpes sono fatte con farina di frumento e hanno di solito un ripieno dolce; sono spalmate di marmellata, farcite di frutta o accompagnate da gelato e cioccolato. Le galettes invece sono fatte con grano saraceno e ripiene con ingredienti salati. La più classica è la «complèt»: prosciutto cotto, uova e gruviera. Per gustarle vicino ai megaliti di Menec c'è la Créperie au pressoir, prodotti artigianali in mezzo alla campagna (foto sopra). Come dolce si può ordinare il Far Breton, una torta di crema composta da latte, panna, farina e zucchero che viene arricchita con gustose prugne secche denocciolate e poi cotta al forno. Tra i piatti tipici bretoni il Kig Ha Farz, composto da molte carni bollite per tre ore con verdure e servito con una salsa detta lipic. Infine, ci sono le rinomatissime ostriche.

COSA BERE - BIRRA, SIDRO E IDROMELE
In Bretagna come in tutta la Francia si beve e anche piuttosto bene. Il bar poi, più che un modo di passare il tempo, è un vero e proprio rito. Il vino, però, in Bretagna non la fa da padrone. C'è comunque il Muscadet, un bianco secco e gradevolmente fruttato. Ma i pezzi forti sono il sidro, l'idromele (come il choucenn, detto anche bevanda dei druidi), le birre bretoni, con marche i cui nomi richiamano il ciclo arturiano come Lancelot, Morgane e così via. Da assaggiare, magari dopo cena, il poivre sauvage, un liquore aromatizzato appunto con il pepe. Ma anche qui, come in tutta la Francia, è l'anice, declinata come pernod, ricard o pastis, che va per la maggiore. Resta sempre l'aperitivo francese per eccellenza.

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