la gita della settimana

Monte Isola, il cuore antico del lago d'Iseo

Sull'isola lacustre più grande d'Italia una passeggiata tra i panorami della Franciacorta e le antiche barche

Monte  Isola, il cuore antico del lago d'Iseo
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Le isole, si sa, hanno sempre qualcosa di speciale. Se l'isola si fa bella del blasone di essere anche la più grande il fascino cresce. E se ci aggiungiamo che intorno non c'è il mare, ma un lago, e che poco lontano nascono le bollicine più famose d'Italia l'isola si trasforma in calamita. E viene voglia di partire e godersi un giorno soleggiato d'autunno sulle sue rive.
La destinazione è Monte Isola (o Montisola se preferite) nel bel mezzo del lago d'Iseo, il luogo diventato (anche troppo) celebre qualche tempo fa per essere stato il terminale del pontile galleggiante costruito dall'artista Christo e che ha visto lo scalpiccio, nel bel mezzo di una specie di frenesia artistica collettiva, di un milione e mezzo di persone.
Poi, il «Floating pier» è stato smontato e Monte Isola è tornata ad essere quella che è sempre stata: la più grande isola lacustre d'Italia (a 23 km da Brescia e a 140 da Parma – passando per l'A21) e un luogo magicamente non stravolto dalla modernità. La prova? Non ci sono auto. I residenti possono usare dei motocicli, c'è un bus del Comune da trenta posti per gli spostamenti tra le frazioni e le sole macchine sono quelle del medico, del parroco, della municipale e l'ambulanza. Quindi voi che non siete dottore o vigile rassegnatevi a camminare. Ma non sentirete la mancanza delle ruote.
Per arrivare sull'isola si sfruttano dei collegamenti con battelli che vanno avanti e indietro dai paesi più vicini sulla terraferma, come Sulzano e bastano una manciata di minuti per raggiungere il porto di Peschiera Maraglio, un antico paese di pescatori e di artigiani, dove si producono ancora oggi reti per la pesca che un tempo dava da mangiare ai non molti abitanti.
Erano i tempi in cui il ritmo della vita e del lavoro era scandito dal «Vèt» e dall’ «Ora», i venti che si davano il cambio soffiando tra nord e sud, tra terre alte e terre basse. Ed era il tempo in cui su ogni tavola si trovava la tinca al forno accompagnata con la polenta. Quasi tutto ora è cambiato: ma per fortuna la tinca, vanto di Clusane d’Iseo, si mangia e si apprezza ancora pure se i «naèt», le classiche barche del luogo, restano ormeggiate a riva.
Voi sfioratele con lo sguardo e godetevi la passeggiata nel borgo, grazioso come un acquerello, con la chiesa di San Michele e gli stretti vicoli collegati da archi e scale che salgono ripidi verso la montagna tra le case fiorite di gerani e l’odore del pesce che sta essiccando.
Da questa posizione, dominata dalla mole del castello Oldofredi, partiamo per la nostra lenta passeggiata alla scoperta dell'isola. Si segue la strada verso Sensole  che serpenteggia lungo la costa, tra inattesi alberi di ulivo (si, siamo a nord ma qui da sempre si coltiva l'ulivo) e si arriva a trovarsi di fronte la gemellina di Monte Isola, ovvero l’isoletta di San Paolo dove un tempo sorgeva un monastero cluniacense. Il tempo di un selfie e si prosegue verso il borgo di Sinchignano, con la chiesetta seicentesca di San Carlo, e poi ecco Siviano, il paese che rappresenta il centro di Monte Isola con il suo Municipio sormontato dalla torre dei Martinengo. E' alta venti metri ed è antica ma qui tutto lo è: il borgo stesso è un castello medievale con l'aggiunta di robuste muraglie di alcune case dove si cammina tra voltoni, archi, loggette e chiazze inattese di fiori.
Ci si potrebbe fermare ma bastano ancora alcune centinaia di metri per arrivare a Senzano e quindi a Cure: siamo ormai a 500 metri d'altezza e da qui parte il percorso di una Via Crucis che conduce al Santuario della Madonna della Ceriola, una nuvola di silenzio sul punto più alto dell’isola. Qui, di fronte alla chiazza bianca del Santuario si gode la più bella vista del lago d’Iseo e mentre dentro, sulle pareti, sono allineati a bizzeffe gli ingenui ringraziamenti degli ex voto, fuori, visto dall’alto, anche il lago pare molto più piccolo, quasi timido. Giusto una chiazza azzurra nella tavolozza verde dei campi e dei vigneti. Un abbozzo d’acqua in un territorio che è una  promessa di terra e vino.
Quindi, sempre lentamente riempiendosi gli occhi, è il tempo di scendere per andare a scoprire le tradizioni e i sapori di questa montagna che sorge dall'acqua dolce. Una sosta a Peschiera Maraglio permetterà di visitare le botteghe dove ancora di producono le reti: a partire dal 1800 servivano per il lavoro dei pescatori e col tempo sembravano destinate a svanire. Invece, miracolo dell'artigianato di alta classe, ora sono risorte con un nuovo destino: quelle prodotte a Monte Isola ora sono le più ricercate per lo sport. E da qui sono partite le reti degli ultimi Mondiali di calcio.
Una curiosità che dimostra che, in luoghi fortunati come questi, il passato non è solo ricordo. Ma può essere ancora promessa di futuro. Lo conferma una delle altre tradizioni del lago: i naèt, le barche tipiche dei pescatori. Vuole la leggenda che si tratti dell'evoluzione lombarda delle gondole veneziane importate fino qui da un mastro d'ascia fuggito alle Serenissima e rifugiato tra queste rive.
Se sia vero non si sa e, forse, non conta neppure. Quello che è certo è che per secoli questa barca è stata lo strumento dei pescatori che ancora oggi, nell'epoca dei sapori globali, riforniscono le pescherie che essiccano al sole, affacciati sulle strade di Peschiera e a Carzano la sardina, il cavedano e il pesce persico che poi vengono avvolti nell'olio locale. Dopo qualche mese di maturazione, le sardine virano al color oro e i cavedani sono rosati. Il sapore è intenso e da il meglio dopo un rapido passaggio sulla griglia bollente, con un filo d'olio buono e la polenta a fianco.
Si mangiano così da almeno mille anni, quando questo era l'obolo obbligato della gente d'Iseo a signori e vassalli, ed erano un piatto da poveri, companatico robusto per stomaci che ben sapevano la fame.
Ma oggi, mentre i colori d'autunno si pavoneggiano sulle rive del lago, è invece un assaggio ricchissimo e generoso. Come tutto in questa zolla appuntita scagliata nel mezzo di un lago bizzarro, blu in una terra verde di viti e olivi. E gialla dell'oro delle bollicine che hanno conquistato il mondo. E tra tutti questi colori, con un calice di Franciacorta in mano, non resta che brindare.

MANGIARE&BERE
LOCANDA AL LAGO
Località Carzano, 38
tel 030 9886472
Gestito da sempre dalla stessa famiglia di pescatori offre una classica cucina del territorio con ovviamente in primo piano il pesce del lago senza dimenticare però il salame montisolano. Tra i piatti da non perdere la millefoglie di sardina dove al classico pesce essiccato si accompagnano delle sfoglie croccanti di polenta e tra i primi le trenette alla pescatora (con olio extra vergine di Monte Isola e filetti di sardina essiccata),

TRATTORIA DEL SOLE
Via Sensole 17, Monte Isola,
tel 030 988 6101
Vicino all'imbarcadero e quasi di fronte all'isola di San Paolo un ristorante che propone cucina tradizionale e che ha il proprio punto di forza nel bel panorama che si gode dal tranquillo giardino (certo più adatto al periodo estivo che all'autunno). Il menu propone le locali sardine, il coregone, il salmerino, il pesce persico.

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