Laura Ugolotti
«Quando si viaggia, non si dovrebbe mai prendere appunti. Una volta tornati a casa, le impressioni secondarie si dimenticano e quello che resta è l’essenza del viaggio, il cuore delle emozioni da trasmettere agli altri».
Con questo spirito Luigi Alfieri - caporedattore della «Gazzetta» - ha raccontato i viaggi fatti negli ultimi sette anni; ogni mercoledì, nella pagina dedicata della Gazzetta di Parma e ora nel suo libro «Dune, balene e microchip», edito da Mup e presentato ieri a Palazzo Sanvitale. Racconti già conosciuti, per i lettori della pagina settimanale, e racconti inediti, tutti accompagnati dalle fotografie di un giovane fotoreporter parmigiano, Alessandro Gandolfi.
Il libro è stato presentato da Viviano Domenici, giornalista del «Corriere della Sera», insieme all’amministratore delegato della «Gazzetta di Parma», Federico Costa, al direttore Giuliano Molossi, al presidente della Fondazione Monte di Parma Gilberto Greci e al presidente di Mup Maurizio Dodi.
«Ho conosciuto Luigi Alfieri - racconta Domenici - durante un viaggio stampa, ci trovammo a montare insieme una tenda nel deserto. Questo fece nascere un’immediata simpatia. Mi colpì la sua curiosità incontenibile: non gli sfuggiva nulla».
La stessa curiosità che caratterizza Alessandro Gandolfi, «e che deve animare chi fa il mestiere di giornalista», ha ricordato Molossi, che aggiunge: «Alessandro è uno di quei fotoreporter che stanno in prima linea». Una carriera, la sua, iniziata come collaboratore da Fontevivo per la «Gazzetta» e poi sfociata nella fotografia: «Mi piace raccontare storie - confessa il fotografo - scavare nel profondo di quello che accade».
Un connubio perfetto, quello tra Alfieri e Gandolfi, che con testi e immagini raccontano volti, suoni, profumi e colori del mondo. «Quando viaggiamo - spiega ancora Domenici - portiamo con noi un bagaglio di pregiudizi e luoghi comuni; Luigi Alfieri ci aiuta ad esserne consapevoli e a liberarcene, se possibile». «Se c'è un’idea che vorrei arrivasse al lettore - sottolinea Alfieri - è che la civiltà non è il progresso. In Sierra Leone, uno dei paesi più poveri del mondo, ho imparato che gli africani sono padroni del loro tempo, mentre gli europei ne sono schiavi».
Un concetto, quello del tempo, che Alfieri già anticipa nel titolo del libro: «Le dune - chiarisce - sono quelle del deserto, o quelle verdi della Patagonia; i microchip sono le tre città Shangai, Pechino e Tokio. Il tempo lento e il tempo veloce. Le balene stanno nel mezzo: quelle vive, della Baia di Samanà, e quelle fossili del grande deserto occidentale dell’Egitto».
«Il tempo che ci è concesso è poco - aggiunge - e dobbiamo sfruttarlo al meglio, viverlo bene e imparare a rallentare. La pagina dei viaggi della "Gazzetta" vuole essere questo: un angolo per rilassarsi e sognare».
«Un viaggio - aggiunge - è un investimento a lungo termine: è un momento che dura tutta la vita».
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